venerdì 15 agosto 2008

GANDHI: "FATE BATTERE I VOSTRI CUORI ALL'UNISONO"

Estratto del discorso tenuto da Gandhi alla Conferenza delle relazioni interasiatiche, New Delhi, 2 aprile 1947. Il testo, recuperato su iniziativa di Telecom Italia, è un omaggio alla riflessione di tutti. Traduzione e commento a cura di Tara Gandhi.

Signora Presidente e amici, [...] lo splendore che vedete e tutto quello che vi mostrano le città indiane non è la vera India. Certamente, il massacro che avviene sotto i vostri occhi, mi dispiace, vergognoso come dicevo ieri, dovete seppellirlo qui. Il ricordo di questo massacro non deve oltrepassare i confini dell’India, ma quello che voglio voi capiate, se potete, è che il messaggio dell’Oriente, dell’Asia, non deve essere appreso attraverso la lente occidentale, o imitando gli orpelli, la polvere da sparo, la bomba atomica dell’Occidente. Se volete dare di nuovo un messaggio all’Occidente, deve essere un messaggio di “Amore”, un messaggio di “Verità”. Ci deve essere una conquista (applausi) per favore, per favore, per favore. Questo interferisce con il mio discorso, e interferisce anche con la vostra comprensione. Voglio catturare i vostri cuori, e non voglio ricevere i vostri applausi. Fate battere i vostri cuori all’unisono con le mie parole, e io credo che il mio lavoro sarà compiuto. Voglio lasciarvi con il pensiero che l’Asia debba conquistare l’Occidente. Poi, la domanda che mi ha fatto un mio amico ieri: “Se credevo in un mondo unico?”. Certo, credo in un mondo unico. Come posso fare diversamente, quando divento erede di un messaggio di amore che questi grandi, inconquistabili maestri ci hanno lasciato? Potete esprimere questo messaggio di nuovo ora, in questa era di democrazia, nell’era del risveglio dei più poveri dei poveri, potete esprimere questo messaggio con maggiore enfasi. Poi completerete la conquista di tutto l’Occidente, non attraverso la vendetta perché siete stati sfruttati, e nello sfruttamento voglio ovviamente includere l’Africa, e spero che quando vi reincontrerete in India la prossima volta ci sarete tutti: spero che voi, nazioni sfruttate della terra, vi incontrerete, se a quell’epoca ci saranno ancora nazioni sfruttate. Ho forte fiducia che se unite i vostri cuori, non solo le vostre menti, e capite il segreto dei messaggi che i saggi uomini d’Oriente ci hanno lasciato, e che se veramente diventiamo, meritiamo e siamo degni di questo grande messaggio, allora capirete facilmente che la conquista dell’Occidente sarà stata completata e che questa conquista sarà amata anche dall’Occidente stesso. L’Occidente di oggi desidera la saggezza. L’Occidente di oggi è disperato per la proliferazione della bomba atomica, perché significa una completa distruzione, non solo dell’Occidente, ma la distruzione del mondo, come se la profezia della Bibbia si avverasse e ci fosse un vero e proprio diluvio universale. Voglia il cielo che non ci sia quel diluvio, e non a causa degli errori degli umani contro se stessi. Sta a voi consegnare il messaggio al mondo, non solo all’Asia, e liberare il mondo dalla malvagità, da quel peccato. Questa è la preziosa eredità che i vostri maestri, i miei maestri, ci hanno lasciato.
M. K. Gandhi
Come voi tutti sapete, L’ONU ha dichiarato il 2 ottobre, data di nascita di Mahatma Gandhi, la Giornata Internazionale della Non-violenza. Oggi Mahatma Gandhi appartiene a tutto il mondo. Siamo nel contesto della celebrazione mondiale di Satyagraha – la verità e la non-violenza – come praticata, sperimentata e vissuta da Mohandas Karamchand Gandhi. Mi chiedo se durante la storia, i concetti filosofici e morali della verità siano stati oggetto di una celebrazione così collettiva e cosciente nel mondo. Satyagraha – non-violenza e verità – sono inseparabili dal coraggio di Mahatma Gandhi. Il coraggio di Gandhi ha ispirato l’amore e la fiducia negli altri. La verità, l’audacia e la compassione saranno sempre rilevanti, e oggi ne abbiamo disperatamente bisogno. È molto significativo ed importante che Telecom Italia non limiti la celebrazione della filosofia di Gandhi al 2 ottobre e che stia pensando di diffondere il suo messaggio a tutto il mondo attraverso il vostro grande e bellissimo Paese: l’Italia, amata da tutti. Personalmente ho compreso la filosofia di Gandhi non come studiosa o storica, ma dalle impressioni dei primi 14 anni della mia vita, quando ero molto vicina a lui e a sua moglie Kasturba. E adesso capisco sempre di più che il messaggio di Gandhi è una sfida diretta per la propria coscienza. Insieme a tutti voi rendo omaggio ai più grandi flussi spirituali e creativi dell’uomo e della natura, del passato e del presente, che hanno mantenuto in vita in ognuno di noi la scintilla dell’amore eterno. Insieme a voi, con l’impegno di onorare tutta la vita questa consapevolezza.
Tara Gandhi Bhattacharjee


DON SCIORTINO, LA SANTE SEDE NON CI SCONFESSA

"Mai ci siamo sognati di rappresentare ufficialmente il Vaticano o la Cei, che hanno loro organi ufficiali di stampa: l'Osservatore Romano e l'Avvenire". Lo afferma il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, rispondendo all'Agi. Per questo, spiega, "la dichiarazione di padre Lombardi è formalmente corretta. Mi pare invece scorretto - aggiunge il sacerdote paolino - se qualcuno volesse interpretare questa dichiarazione come una sconfessione: Famiglia Cristiana, come tutti gli altri organi di stampa cattolici, si ispira al Vangelo e sono in sintonia con la Dottrina Sociale della Chiesa. Noi in particolare - conclude - sui temi di cui si discute abbiamo ospitato con grande risalto gli interventi del presidente dei dicasteri vaticani competenti (Giustizia e Pace e Pastorale delle Migrazioni), il card. Renato Raffaele Martino". (AGI)

martedì 12 agosto 2008

FAMIGLIA CRISTIANA LA VERA OPPOSIZIONE

MILITARI IN STRADA E SINDACI SCERIFFI: IL RISCHIO È UNA GUERRA TRA POVERI
IL PRESIDENTE SPAZZINO NEL "PAESE DA MARCIAPIEDE"

Bene fa il Governo a prendere provvedimenti su annosi problemi (nella foto: Berlusconi a Napoli). Ma riuscirà a fugare il sospetto che quando è al potere la destra i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?
È un "Paese da marciapiede" quello che sta consumando gli ultimi giorni di un’estate all’insegna della vacanza povera, caratterizzata da un crollo quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi di vacanza. Dopo vari contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle città arrivano i soldati, stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno svolgere (neanche fossimo in Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell’accattonaggio da quelli veri.

A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto più avanzate di quelle che il pregiudizio antifascista gli attribuisce, caccia i poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e dagli avanzi dei supermercati. Li chiamano scarti, ma lì si trovano frutta e verdura che non sono belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare l’estetica, perché non facciamo il "banco delle occasioni", coprendo con un gesto di pietà (anche qui "estetico"), un rito che fa male alle coscienze? Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi.
Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sarà la volta buona?) e sarebbe ingeneroso non dare merito al Governo di aver dato ai sindaci i poteri per il decoro e la sicurezza dei propri cittadini. A patto, però, che la "creatività" dei sindaci non crei problemi istituzionali con questori e prefetti e non brilli per provvedimenti tanto ridicoli quanto inutili; e che il Governo non ci prenda gusto a scaricare su altri le sue responsabilità, come con l’uscita tardiva e improvvida (colpo di sole agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai nostri olimpionici di non sfilare per protesta contro la Cina (il gesto forte, se ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che vogliono occupare sempre la scena senza pagare pegno!).
Tornando al "Paese da marciapiede", ha fatto bene il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio per i migranti, ad approvare la lotta al racket dell’accattonaggio senza ledere il diritto di chiedere l’elemosina da parte di chi è veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla "politica del rattoppo", o a quella dei lustrini?
La verità è che "il Paese da marciapiede" i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del "Presidente spazzino", l’inutile "gioco dei soldatini" nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le "buffonate", che servono solo a riempire pagine di giornali.
Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo (Pil) e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni. L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso.
È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

(Fonte: "Famiglia Cristiana", n°32)

lunedì 4 agosto 2008

Forti con i deboli, deboli con i forti

Notti piene e aule vuote: la maggioranza si fa beffe del Parlamento per fare, forse nemmeno del tutto consapevolmente (ma se è così è ancora più grave), la faccia feroce con i deboli e scodinzolare con i forti

Questa mattina Bruno Tabacci è intervenuto nell'Aula di Montecitorio in occasione del dibattito sulla terza lettura della manovra economica del governo Berlusconi. Il video dell' intervento è visibile all'indirizzo internet:
http://video.camera.it/default.aspx?VideoType=wm&banda=1

A seguire il testo dell' intervento dell'On.Tabacci:

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli relatori, colleghi, la maggioranza si ritiene così forte da poter ironizzare con l'opposizione sul fatto che essa non sa fare il suo mestiere; oppure, come ha fatto il collega Jannone, si ironizza sul fatto che questi provvedimenti sarebbero stati fortemente condizionati da lavoro costruttivo dell'opposizione. L'ironia è una cosa che mi attrae sempre molto; però, quando è in palese contrasto con la verità delle cose, rischia di concretizzarsi in richiami molto banali.
Noi non abbiamo messo in discussione l'urgenza della manovra, né abbiamo negato la necessità che si determinasse un miglioramento del saldo di finanza pubblica. Anzi, su questo punto faccio l'augurio al Governo di raggiungere gli obiettivi che ancora ieri sera il relatore ha richiamato: 10 miliardi di euro nel 2009, 17 nel 2010, 30 nel 2011. Questi obiettivi sulla carta sono sicuramente importanti, ma di fronte ad una prospettiva così negativa - in presenza di crescita zero - è lecito avere molti dubbi.
Noi abbiamo svolto in queste settimane obiezioni politiche ed istituzionali di metodo e di merito; anche personalmente ne ho lasciato traccia diffusa nei verbali delle discussioni, sia in Commissione sia in Aula. La terza lettura del provvedimento alla Camera ci conferma però che avevamo ragione nelle nostre preoccupazioni, né può essere ridotta, questa terza lettura, a qualche elemento formale: “abbiamo sbagliato qualcosa”. Ho apprezzato peraltro il ragionamento del collega Cazzola sulla sapienza dei costituenti, anche se questo riferimento al bicameralismo andrebbe poi verificato alla luce degli atteggiamenti che le maggioranze hanno: forse basterebbe che le maggioranze, che di volta in volta si alternano, non si sentissero unte dal Signore (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).
Ecco, se fosse così, sarebbe un grande passo in avanti, poiché vorrebbe dire che si potrebbe correggere tranquillamente il bicameralismo, introducendo una sola Camera di riferimento politico, senza per questo compiere errori madornali: basterebbe che il dialogo fra maggioranza ed opposizione - un'espressione così abusata - fosse davvero efficace! In queste settimane, invece, del dialogo non vi è stata neppure l'ombra: casomai, mi è parso che, più che del dialogo, l'ombra fosse del diavolo! Ma, com'è noto, il diavolo fa le pentole e non i coperchi! E i risultati si vedono: siamo qui in terza lettura avendo scoperto che i coperchi non coprono esattamente le pentole.
Insomma, non è vero che avete accolto i punti di vista dell'opposizione: avete fatto come avete voluto e addirittura avete poi tentato - sotto questo profilo, confesso che mi ha un po' sorpreso l'atteggiamento del presidente Giancarlo Giorgetti, che è peraltro un collega che stimo molto - di trasferire la responsabilità sull'opposizione, come avete fatto ad esempio sul tema dei contratti precari. Ma se voi stabilite le procedure, le modalità, il percorso, la marcia, non potete poi dire che alle cinque del mattino - io quella mattina non c'ero ma non è che per questo debba essere richiamato - su un percorso che era già stato indicato come sbagliato vi era qualcuno che non aveva l'occhio troppo sveglio: non si procede così, se si vuole costruire un percorso legislativo consapevole! Né si può dire che le notti si sono sempre fatte: le notti, costruite su questo meccanismo legislativo, non portano in alcuna direzione, ma conducono solo a fare confusione. Tant'è che vi sono gli eccessi: le aule vuote e le notti piene. Ma allora, forse, un punto di equilibrio si potrà pur trovare! E il punto di equilibrio si trova quando nel percorso legislativo ognuno viene messo nella condizione di contribuire in qualcosa: perché se si sa che la presenza è inutile, non si fa una scelta di convenienza, ma una scelta di necessità.
Sul piano del metodo istituzionale, avete voluto modificare la legge n. 468 del 1978 con una procedura di un decreto-legge. Avrò detto almeno cinque o sei volte, intervenendo sia in Commissione sia in Aula che quella era una forzatura che portava all'umiliazione del Parlamento e che non avrebbe dato i risultati sperati. È stato necessario il richiamo del Presidente della Repubblica: sono consapevole della diversità di peso e di prestigio, ma sono cose sulle quali vi avevamo richiamato! L'idea che bastasse un decreto ministeriale, un atto amministrativo, per modificare il percorso della legge di bilancio era davvero un fuor d'opera!
Sul piano dei contenuti, poi, si tratta di una manovra di contenimento in cui prevale più la paura che non il coraggio, per citare il titolo del libro di Tremonti. E poi vi sono i roboanti proclami - la Robin tax, la perequazione fiscale, la carta sociale, la tessera dei poveri - che fanno dire a Berlusconi «Noi facciamo una politica di sinistra»: a me quello sembra un annuncio obliquo e un po' irridente! Non perché un Governo di destra non possa fare una politica di sinistra (è avvenuto nelle migliori democrazie): ma stupisce che questo venga accentuato ed enfatizzato come se fosse una linea! Il che, peraltro, ha fatto storcere il naso ai colleghi di AN, che si sono cominciati a chiedere: «Beh, se il Governo fa una politica di sinistra, noi che ci stiamo a fare?». Vedete quali effetti contraddittori vengono dalle parole!
E poi, la riserva dei manifesti ideologici della Lega! Mi fa piacere che siano entrambi in aula il collega Fugatti e il presidente Giancarlo Giorgetti. Fugatti è un parlamentare molto attivo, che si è concentrato molto sulla manovra; diversamente - ho letto in una sua intervista - egli dice che avrebbe potuto lanciare molti altri provvedimenti di legge e fare molto di più. Beh, collega, io ho apprezzato quel che lei ha fatto: è già molto! Immagino che lei interpreti perfettamente talune intuizioni del presidente Giorgetti, ma vorrei che queste cose fossero esplicite.
L'intervento sulle autorità indipendenti non è stato uno scivolone: lo avete costruito a tavolino. Voi volete cambiare il ruolo delle autorità indipendenti in agenzie di Governo: è un errore clamoroso! Anche quello sui servizi pubblici locali, non è stato uno scivolone: è stata una scelta fatta a tavolino. Voi avete l'idea che per difendere il ruolo che la Lega ha in alcune amministrazioni periferiche ci possa essere una doppia realtà: a Roma si privatizza, mentre in periferia si ripubblicizza. È un errore grave! Quanto agli immigrati poi, le fobie sugli immigrati travolgono anche i diritti degli italiani perché determinano una confusione legislativa, politica ed istituzionale. E così le correzioni talvolta sono peggiori del buco creato e non tutte le cose risultano come dovrebbero essere!
L'onorevole Cazzola ci ha dato la dimostrazione pratica che sono intervenuti contrasti neppure irrilevanti all'interno del Governo; di qualcosa avevamo avuta contezza leggendo qualche intervista del Ministro del lavoro, ma lei ha esplicitamente spiegato come avete concorso a correggere alcuni errori. Queste cose si possono fare senza metter fuori i manifesti! Si può discutere su queste cose e si può anche avere un'idea sul tipo di immigrazione da rendere esplicita nel nostro Paese, però lo si deve fare con la necessaria intelligenza.
Il fatto che oggi voi nascondiate in misura evidente contrasti che sono, invece, di tutta evidenza vi porterà incontro nel prossimo autunno, a mio giudizio, a qualche ulteriore sorpresa. Stesso discorso vale per i tagli lineari della spesa: si trattano in modo analogo cose profondamente diverse. Quando non c'è selezione e la ricerca puntuale della qualità della spesa si determinano inevitabilmente nel Governo contrasti, che per ora sono sopiti dal timore del peggio. Ho sentito anche ieri il Ministro per i beni e le attività culturali dire: ma perché dovete tagliare proprio a me, che esprimo un'identità importante del mio Paese, il patrimonio culturale? Ognuno di questi colleghi del Governo ha buone motivazioni, solo che un'azione lungimirante non può essere la sommatoria delle legittime aspettative dei singoli responsabili! Bisogna svolgere un'azione molto delicata e difficile, e cioè un'azione selettiva che emerge da una cultura di Governo e dalla capacità di indicare una strada: un taglio lineare non origina una cultura di Governo, ma è un taglio lineare brutale! Si tratta, peraltro, del preannuncio di un taglio che, di per sé, non determina, come effetto, quello del contenimento della spesa. L'economia va male, ma non si cambiano le attese evocando la crisi del 1929; non è sufficiente fare ciò e mi pare anche che sia del tutto sbagliato.
Quanto alla modifica dell'articolo 20 in materia di requisiti per percepire l'assegno sociale, ricordo che l'assegno sociale è una prestazione assistenziale per i residenti in Italia con oltre 65 anni. Già la Camera aveva sbagliato, con una forzatura evidentissima, raddoppiando da cinque a dieci anni il periodo di soggiorno legale nel territorio nazionale, e le modifiche introdotte dal Senato con riferimento al requisito di aver prestato legalmente attività lavorativa con un reddito almeno pari all'assegno sociale per almeno dieci anni hanno inciso anche sui diritti dei cittadini italiani (da cui la necessità di tentare un'interpretazione che fosse più aderente alle esigenze di coloro che si trovano in tali condizioni). Ma io vi domando: i cittadini extracomunitari che lavorano in nero a tre o quattro euro all'ora che cosa sono, i moderni schiavi? Onorevole Fugatti, sono forse questi gli schiavi dell'area più ricca del Paese? Quei 2,5 - forse 3 - milioni di lavoratori che fanno i mestieri che né noi né i nostri figli intendiamo più fare che cosa sono, gli schiavi moderni? Per questi non è previsto l'assegno sociale? Vi vantate che questi il giorno devono lavorare e la sera, quando andate al bar, vi vantate di essere rigorosamente xenofobi, poiché questa fobia porta nella direzione sbagliata? Ma cosa faremmo, anche nella ricca Padania, se non avessimo il supporto di centinaia di migliaia di lavoratori che svolgono attività nel comparto dell'edilizia, ma non solo (bisognerebbe infatti andare a vedere nelle valli bresciane e in quelle bergamasche, dove si trovano anche delle fabbriche importanti, per capire di che cosa si tratta)?
Non mi riferisco solo ai caseifici padani, quelli che producono il reggiano o il padano ma anche a quelli che svolgono lavori in settori importanti, compresi i metallurgici. Di questi cosa ne facciamo? Voi fate la faccia feroce con i deboli, ma siete deboli con i poteri forti. Con le banche, con i banchieri, con i concessionari, con i petrolieri, voi non contate niente perché proprio negli ultimi giorni, sotto il vostro naso, con la vostra compiacenza, ma del tutto inutile, si è compiuta la definizione di una nuova governance in Mediobanca che cambia gli assetti politico-economici del Paese in maniera radicale. Ma forse neanche ve ne accorgete o fate finta di non avvedervene. Comunque, è irrilevante che in quei giorni non vi sia stata una presa di posizione da parte di un solo politico della maggioranza su argomenti di tale natura, nel momento stesso in cui veniva fuori la vicenda dell'Alitalia che è la cartina di tornasole.
In ordine alla vicenda dell'Alitalia, in realtà, avete preparato un piatto molto divertente a questi «grandi imprenditori coraggiosi» che fanno la replica degli imprenditori padani (anche quelli dovevano essere coraggiosi). Voi non mettete le mani nelle tasche dei cittadini, ma davvero? Allora come coprirete i 5 mila esuberi? Mettendo le mani nelle tasche dei cittadini con la fiscalità generale attraverso la cassa integrazione guadagni straordinaria! E poi i debiti di Alitalia dove li collocherete? Metterete le mani nelle tasche dei cittadini italiani intervenendo con la fiscalità generale! Però, vi sono gli imprenditori coraggiosi, quelli che mettono una fiche e che magari la possono tenere per 18 o 20 mesi. Cosa faranno tra 20 mesi? La venderanno ai francesi? Mi auguro che svolgerete una gara perché non potete pensare di trasferire l'Alitalia così. Ci potrebbero essere dei nuovi gruppi che, nelle condizioni mutate, sono interessati. È un affare che si veda ad occhio nudo. Potrebbero puntarci anche i figli di Berlusconi. Lo aveva già detto. Ma è chiaro che una società costruita in tali termini diventa molto appetibile e interessante. Pertanto, lo ripeto, fate la faccia feroce con i deboli, ma scodinzolate nei confronti dei poteri forti rispetto ai quali avete indubbiamente inventato la Robin Hood tax (si tratta di una bella invenzione comunicazionale); ma tali poteri, in realtà, non li ho visti tremebondi anche quando li abbiamo auditi: non ho visto impallidire i banchieri dinanzi alle minacce di Tremonti, ma sono rimasti assolutamente sicuri.
Lo stesso vale in ordine all'articolo 21, vale a dire le modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato. Il datore di lavoro è tenuto unicamente a indennizzare il lavoratore. Inoltre, prevedete che tale norma si applichi unicamente ai giudizi in corso. Penso che sarebbe meglio sopprimere tale disposizione ma poiché si deva andare in vacanza non vi è il tempo per farlo. Tuttavia, vi consiglio di compiere un ulteriore approfondimento e un'ulteriore valutazione, perché la norma introdotta determina un contrasto con il principio di ragionevolezza di cui all'articolo 3 della Costituzione.
Concludo il mio intervento svolgendo ancora una riflessione sui profili preoccupanti dell'articolo 60 da noi sollevati più volte. La Camera aveva previsto la possibilità di effettuare rimodulazioni con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, in contrasto con l'articolo 81 della Costituzione. Non so se gli altri componenti del Governo si siano pienamente accorti di tali questioni. Presumo che vi sia un patto, più o meno tacito, e forse se ne accorgeranno o forse sono molto disattenti. Ora, con l'ulteriore modifica introdotta nel corso dell'esame al Senato i suddetti decreti perderanno efficacia fin dall'inizio se il Parlamento non approverà la corrispondente variazione in sede di esame del disegno di legge di assestamento. In altri termini, si tratta di un recupero del potere parlamentare. I Parlamenti nascono e originano non solo dal problema delle tasse ma anche dalla decisione in ordine alle spese, perché altrimenti non vi sarebbe ragione di tenere in piedi un'Assemblea come la nostra. Si trattava di un aspetto di tutta evidenza. Altro che sperimentazione! Tremonti ha fretta e pertanto vuole sperimentare in questo esercizio e nel prossimo. In realtà, voleva mettere il bavaglio ai suoi Ministri. Ma il bavaglio si mette sul terreno della politica! Credo che quando si è convincenti si riesce a spiegare un Governo che ha una linea, una direttrice, una capacità di convincere i propri concittadini che è bene in questo momento tagliare le spese in maniera intelligente, dare ad esse profondità e qualificazione dal momento che è nell'interesse generale che si deve fare ciò.
Se voi non avete fatto questo lavoro politico, potete davvero pensare che basta introdurre una norma in via sperimentale per risolvere il problema? È chiaro che ci sarà un inghippo, un inceppo, di fronte al primo assestamento il problema si porrà. Allora, non siete stati neppure saggi, né preveggenti su questa posizione. Tutte queste ragioni ci portano a dire - ho concluso - che non siamo stati disattenti sulla manovra del Governo, siamo stati presenti e molto impegnati. Quindi, non permettetevi più di dare questi giudizi sommari nei confronti dell'opposizione. Infatti, anche quando quest'ultima viene fatta con una soavità di tratto o senza mai assumere atteggiamenti provocatori o senza abbandonare l'aula o senza fare ostruzionismo, ciò non significa nulla: solo gli smemorati non hanno ben presente che le parole hanno un loro peso e una loro forza. Ma quelli che non lo sono dovrebbero ricordarsi che poi le parole valgono perché ritornano. C'è un ritorno della parola.
Le cose dette, infatti, hanno un loro valore a futura memoria, anche per le istituzioni, che hanno una loro vita e una loro continuità. Considero che questa terza lettura smascheri un po' degli infingimenti che avete introdotto in questo luglio così operoso. Vedremo adesso quali saranno gli effetti di questa vostra operosità. Ovviamente l'augurio ve lo faccio sincero perché guardo all'interesse generale del mio Paese. Se debbo giudicare i vostri comportamenti politici, la mia critica è molto radicale e severa. Ma di questo ci sarà sicuramente tempo per parlare nuovamente (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori).

Accadde ieri

Nel 1974 a San Benedetto Val di Sambro sulla linea ferroviaria Firenze - Bologna, in prossimità dell'uscita dalla lunga galleria appenninica un ordigno ad alto potenziale esplose all'1:23 nella toilette della vettura numero 5 del treno Italicus, affollato di gente che si stava spostando per le vacanze estive. I soccorsi, difficilissimi nel buio del tunnel, estrassero dalle lamiere del treno 12 morti e 44 feriti. L’attentato è noto come tragedia dell'Italicus e riconducibile alla strategia della tensione che tentò di destabilizzare la democrazia in Italia. Sul treno era salito anche Aldo Moro in procinto raggiungere la famiglia in vacanza in Trentino, ma era poi sceso prelevato da alcuni funzionari per condurlo a firmare alcune carte al Ministero. Ordine Nero rivendicò l’attentato attraverso un volantino che minacciava altro sangue: “Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti.”
(Fonte: 55news)

sabato 2 agosto 2008

AESSE: CLANDESTINO A CHI?

Storie di "pericolosi irregolari" nel nuovo numero della rivista delle Acli
Il presidente Olivero sulla politica di piazza «prolungamento della televisione»

Negli ultimi mesi la presenza di immigrati senza documenti nel nostro Paese sembra essere diventato il vero problema del Paese. L'esercito nelle strade. Lo stato di emergenza nazionale proclamato in tutto il territorio. Ma a chi ci riferiamo quando parliamo di irregolari? Provano a spiegarlo nelle Acli nell'ultimo numero di Aesse (Azione sociale), il mensile associativo da oggi consultabile anche online, che dedica a questo tema la copertina e il primo piano: "Clandestino a chi?", storie di "pericolosi irregolari" in Italia.
Le altre storie raccontate in questo numero: i ragazzi minorenni del carcere di Nitida: "All'inferno ci sono già stato"; la vita delle famiglie "extralarge"; i giovani italiani in Australia. Le esperienze positive di Scommessa Italia: l'orto dei non vedenti a Torino. Dalle Acli di Venezia, i "Gas che fanno bene", i gruppi di acquisto solidale che permettono alle famiglie di risparmiare, tutelare l'ambiente e sostenere le piccole imprese locali. Dalle Acli di Milano, la rivista bilingue Albanoi, per favorire l'integrazione tra italiani e albanesi.
Gli editoriali. Il presidente delle Acli Andrea Olivero sui rischi della politica in piazza, «che può essere strumentalizzata da parte di chi non ha interesse che siano i cittadini a far sentire la propria voce, ma al contrario che tutti ascoltino la loro. In una situazione di democrazia mediatica (...) la piazza diviene un prolungamento della televisione, un fondale per lo spettacolo di una minoranza». L'economista Luigi Campiglio sull'impennata inflazionistica, che riguardando soprattutto i beni alimentari, gli affitti e i trasporti, «riduce in misura maggiore il tenore di vita delle famiglie con i redditi più bassi». Quindi Roberto Della Rocca, dell'Associazione italiana vittime del terrorismo, che racconta l'altra faccia degli "anni di piombo", quella poco illuminata dai riflettori dei media, il silenzio, il dolore e la dignità dei familiari delle vittime che chiedono giustizia contro chi tenta di indurre all'oblio la memoria collettiva.
(Comunicato Stampa: www.acli.it)

lunedì 28 luglio 2008

Governo contro casalinghe e religiosi

Dal 1° gennaio 2009, salvo interventi correttivi del Senato, casalinghe, frati, suore e molti altri cittadini italiani non riceveranno più l'assegno sociale che fino ad oggi gli veniva riconosciuto dall'Inps come assistenza in caso di redditi particolarmente bassi. L'allarme è delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani che chiedono al Parlamento di ritornare sui propri passi. Al centro del contendere, il comma 10 dell'art. 20, riguardante appunto i requisiti per l'accesso all'assegno sociale. Una prestazione di tipo assistenziale riservata fino ad oggi per motivi di reddito agli ultrasessantacinquenni residenti in Italia: che siano cittadini italiani, europei o anche extracomunitari, purchè in possesso di carta di soggiorno. E così, dal 1 gennaio 2009, se la norma verrà confermata dal Senato, l'assegno sociale non spetterà più a chi non abbia lavorato, continuativamente, per dieci anni in Italia. Si pensi alle casalinghe che hanno dedicato tutto il loro tempo alla famiglia, ai religiosi (suore e frati ad esempio) impegnati nelle realtà più difficili, agli emigranti italiani che tornano nel nostro Paese dopo una vita passata a lavorare all'estero. "È la dimostrazione concreta - osservano le Acli - di come escludere qualcuno dal bene comune, in questo caso gli immigrati, porti inevitabilmente dei danni a tutti. Appunto perchè, come insegna la dottrina sociale della Chiesa, il bene comune è tale in quanto bene di tutti e di ciascuno. Nessuno escluso".

Governo e maggioranza contro i lavoratori

Precari/ Udc: governo ha vagliato norma, no a prese in giro
Nedo Poli: Va corretto tiro maldestro Pdl-esecutivo a Parlamento
Roma, 28 lug. (Apcom) - L'Udc rinnova l'invito a maggioranza e governo a ritirare la norma che vieta il reintegro giudiziario dei precari.
"Giustificare la norma anti-assunzione in nome della flessibilità afferma Nedo Poli, componente della Commissione Lavoro della Camera- equivale a prendere per i fondelli i lavoratori più deboli. E meno male che la politica del Governo, come ha sbandierato venerdì scorso il Presidente del Consiglio, è di sinistra. Invece di impegnarsi a garantire ai precari maggiore stabilità, i ministri sono più indaffarati a scaricare le colpe sui relatori del provvedimento, ben sapendo che quest'ultimo non sarebbe mai stato approvato nelle commissioni competenti senza il parere favorevole dell'Esecutivo".
"Capisco - conclude- che l'emendamento sia stato accolto nella seduta notturna e che quindi le idee della maggioranza forse non erano delle più lucide, ma con i diritti dei lavoratori non si può dormire. Ora occorre solo senso di responsabilità per correggere in Parlamento un tiro maldestro della maggioranza e del Governo che sostiene".



Clip dal film: I Vitelloni (1953)

venerdì 25 luglio 2008

Galan: "La Regione si costituirà parte civile"

(ASCA) - Venezia, 25 lug - ''Una buona notizia che, però, riapre ferite dolorosissime nella memoria dei veneti. La buona notizia è che è stato finalmente rintracciato, per merito del giornalista Paolo Tessadri, Karl Franz Tausch, che il settimanale l'Espresso presenta come il boia di Bassano del Grappa''. Così il governatore Veneto Giancarlo Galan, auspicando che la giustizia faccia il suo corso. ''Se per davvero Tausch è il boia di Bassano del Grappa, questo assassino nazista il 26 settembre 1944 fece uccidere senza pietà 31 giovani partigiani. Nessun responsabile di quella orribile strage è stato mai processato, ne' tantomeno condannato - sottolinea il governatore veneto -. Il viale, dove furono impiccati i giovani partigiani, ora si chiama Viale dei Martiri, ma sia ben chiaro che, per quanto dipende da noi, quella strage non resterà impunita. Così, non appena le indagini avviate dalla Procura militare di Padova o di Verona, giungeranno a definire i capi di imputazione e il relativo rinvio a giudizio, al fine di accertare in via definitiva le responsabilità di un crimine tanto efferato, la Regione del Veneto si costituirà parte civile''. ''Mi auguro, infine - conclude Galan - che inaccettabili cavilli giuridici o insopportabili lentezze amministrative non diventino il pretesto per impedire che la giustizia faccia il suo corso. Chiedo, pertanto, ai competenti Ministeri di compiere tutti i necessari passi affinché il signor Karl Franz Tausch sia sottoposto a quel giudizio che la coscienza civile e democratica dell'Italia repubblicana attende dal 1944''.

mercoledì 23 luglio 2008

Repubblica presidenziale a reti unificate

Una conferenza stampa insolita rispetto ai normali cliché cui siamo abituati, quella che si è svolta presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati. A convocarla "Articolo 21", per l'occasione a raccogliere l'opposizione tutta, a una maggioranza di governo che, in fatto di informazione e comunicazione, sta forse esprimendo il meglio, ovverosia il peggio di se stessa, forse ancor'più che in tema di giustizia. Il che è tutto dire.
Fa infatti un certo effetto sentir parlare di "emergenza informativa" dopo l'ennesimo nulla di fatto in merito all'elezione del presidente della Commissione di vigilanza Rai, che consuetudine democratica vuole essere indicato dall'opposizione (nell'ultimo governo Prodi fu Landolfi di An); così come non ci si attendeva certo la partecipazione di Bruno Tabacci, che invitato a prendere la parola dal presidente di Articolo 21, Beppe Giulietti, non esita a far sapere di "aver aderito volentieri all'iniziativa". Il motivo è presto spiegato: "Da qualche anno sostengo la tesi dell'apertura del mercato televisivo, privatizzando una rete Rai, in maniera da far saltare il tetto pubblicitario. Vale a dire l'unico modo per aprire veramente il mercato televisivo nel nostro paese, palesemente vittima di un duopolio ossificato".
Tabacci si sofferma poi sul caso Saccà, argomento scottante di cui Beppe Giulietti spiega bene l'incongruità di fondo: "Invece di soffermarsi sulle intercettazioni da gossip, come in molti hanno fatto, in pochi si sono invece chiesti come mai non siano stati presi provvedimenti nei confronti di un dipendente pubblico che apertamente discute delle strategie editoriali dell'azienda Rai con il proprietario delle reti Mediaset, il polo privato che tra l'altro controlla oltre il 60% del flusso pubblicitario nazionale". E ai cronisti presenti, Giulietti tiene a precisare che "per la prima volta è tutta l'opposizione che compatta si esprime riguardo un intesa istituzionale da rispettare". Il riferimento è naturalmente alla mancata elezione di Orlando, del quale Giulietti tende a precisare: "Dopo i gesti di Bossi e le parole di Gasparri, che sia proprio quest'ultimo a discutere dell'affidabilità di una personalità come quella di Leoluca Orlando, vuol dire essere veramente giunti ai confini della realtà". Una teoria, questa, precedentemente espressa dallo stesso Tabacci.
Qualche minuto prima, era stato Vincenzo Vita a rendere note le sue preoccupazioni: "Non voglio stare qui a discettare di regime o non regime; ma se mettiamo in fila alcune cose, dal lodo Alfano ai tagli a scuola e università, per finire con questo ingiustificato e democraticamente pericoloso ostruzionismo sulla commissione di vigilanza Rai, cui assistiamo come fosse una cerimonia imbarazzante, ci troviamo di fronte a uno scenario politico-istituzionale a dir poco inquietante. Senza l'istituzione della Commissione -conclude Vita-, si mina dalle fondamenta il nostro sistema democratico".
Ricostruito il quadro della situazione, le iniziative proposte sono innanzi tutto due esposti l'uno rivolto al ministero delle Attività produttive e all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sollecitate ad avviare le necessarie attività istruttorie e adottare i conseguenti provvedimenti di legge in merito al caso Saccà. L'altro rivolto alla Corte dei Conti, che come spiegato dall'avvocato Giovanni D'Amati, chiederà conto del mancato licenziamento del presidente di Rai Fiction, oltre che dei "due pesi e due misure", avallati in altri casi che hanno visto coinvolti dipendenti Rai: tra i più eclatanti il caso di Oliviero Beha, vincitore di quattro cause nei confronti dell'azienda, ancora in attesa di reintegro; tra i più recenti l'allontanamento ingiustificato di Loris Mazzetti, storico collaboratore di Enzo Biagi.
Nel frattempo la Commissione di vigilanza veniva nuovamente convocata alle ore 14, su decisione dei due presidenti di Camera e Senato, chiamati in causa proprio all'inizio della conferenza-stampa. Se le votazioni dovessero andare nuovamente a vuoto, si riproverà martedì e giovedì prossimi.
Inoltre è stata anche individuata la data (da confermare) di una manifestazione molto particolare. Il prossimo 22 ottobre infatti dovrebbe svolgersi una Perugia-Assisi del tutto atipica, trasferita di sana pianta, vista l'emergenza, sotto le finestre di Viale Mazzini. Ad organizzarla la Tavola della pace di Flavio Lotti, insieme naturalmente ad Articolo 21.
E le adesioni, c'è da scommetterci, non mancheranno davvero.
(Fonte: Aprile on-line)

lunedì 21 luglio 2008

Due Destre, due Italie

[Scelti per voi]
di ILVO DIAMANTI
Le tensioni che scuotono il centrodestra tendono ad essere svalutate. In particolare le schermaglie fra Bossi e Berlusconi, a cui ci siamo abituati da decenni. Frequenti, talora aspre, ma non producono mai veri strappi. Se si eccettua la frattura avvenuta nel lontano 1994, pochi mesi dopo la formazione del primo governo Berlusconi. Ma quella era un'altra epoca. Meglio, quindi, non equivocare. L'alleanza durerà a lungo. Tuttavia, la convivenza non sarà facile e neppure quieta, perché oggi sotto lo stesso tetto abitano due destre. Divise dalla geografia, dai valori, dagli interessi rappresentati. Che è assai più difficile del passato comporre. "Colpa" della semplificazione prodotta da Berlusconi, il quale, per rispondere al Pd e a Veltroni, ha allargato il suo "partito personale". Ha "inventato" e imposto il Pdl, associando Fi e An. Ma non l'Udc, che, anzi, è stata spinta fuori dall'alleanza. Il successo della Lega, in fondo, risponde alla nascita di una nuova destra. Che, soprattutto nel Nord, appare fin troppo "romana", nazionalista, protezionista, per non produrre una reazione popolare. Come nel 1996. Quando la Lega ottenne un consenso molto ampio anche perché sfidò Fi e An, alleati nel Polo. Figurarsi oggi che sono dentro a un unico partito.
Il centrodestra, si è, dunque, "bipartitizzato". Diviso fra due soggetti politici distanti, per alcuni importanti aspetti. Anzitutto, dal punto di vista geopolitico. La Lega ha sfondato nel Nord, in prevalenza a spese del Pdl. Il quale ha conseguito il maggior grado di crescita elettorale nel Mezzogiorno e nelle Isole. Soprattutto in Sicilia. Tra le province dove ha ottenuto i migliori risultati, solo una è del Nord. Imperia, feudo di Scajola. Nel Lombardo-Veneto, invece, è cresciuto il peso della Lega. L'Italia del Pdl è, quindi, uno stivale rovesciato, la cui principale zona di forza è divenuta la Sicilia. Tanto più dopo le performance straordinarie ottenute alle amministrative di giugno. Ne emerge un partito dallo sguardo strabico sui problemi e sulle domande degli elettori. Che hanno, in effetti, orientamenti diversi, messi in evidenza dai sondaggi.
Gli elettori della Lega appaiono, infatti, maggiormente ostili agli immigrati e all'euro; più lontani dallo Stato e più disponibili ad aumentare l'intervento privato nei servizi pubblici. Ma soprattutto: rivendicano federalismo. Come progetto, ma anche come parola magica, che evoca "indipendenza". Simmetricamente, gli elettori del Pdl dimostrano maggiore domanda di intervento dello Stato, soprattutto (ma non solo) con funzioni di "ordine pubblico" (attraverso l'impiego dell'esercito nelle zone più insicure), sono prudenti nel richiedere la privatizzazione dei servizi, hanno maggiore fiducia nei confronti delle organizzazioni di grande impresa. Il Pdl, quindi, presenta un mix di orientamenti socioculturali che ne riflette l'impianto elettorale, prevalentemente centromedionale. E ciò lo distanzia dalla Lega. Il che rende difficile, al governo, delineare una politica comune e coerente. Perché federalismo fiscale e protezione pubblica sono rivendicazioni difficili da conciliare, nonostante la capacità creativa del "tremontismo". Tanto più in questa fase contrassegnata da ristrettezze di bilancio, vincoli internazionali, stagnazione globale. In questa destra bipartitica tende a indebolirsi anche il ruolo di Silvio Berlusconi. Perché non è solo il premier: è il leader del Pdl. Il partito più forte della coalizione, dal punto vista elettorale. Ma non dal punto di visto politico. In quanto, senza la Lega, neppure il Pdl dispone della maggioranza in Parlamento. Non può vincere alle elezioni. Perché, inoltre, senza l'Udc, mancano ammortizzatori che assorbano gli strappi, dal punto di vista politico, ma anche del linguaggio e della comunicazione. Ben diversa era la situazione nel precedente governo, quando il premier Berlusconi guidava Forza Italia. Il partito principale di una coalizione frastagliata, di cui Fi era colla e, al tempo stesso, cornice. La Casa comune di persone e posizioni difficilmente compatibili. Forza Italia teneva insieme il Nord leghista e il Sud di An e dell'Udc. Il Pdl è un'altra cosa. Molto diverso dalla Lega, per orientamenti e valori. Geografia. Così Berlusconi per la Lega è anzitutto il leader del Pdl, l'Altro Partito del centrodestra. Con cui è necessario convivere. Ma da cui occorre guardarsi e smarcarsi. A questo serve la costante pressione esercitata da Bossi nei confronti del Cavaliere. Trattato come un amico sempre più inaffidabile, perché ossessionato dai magistrati (e dalle donne), stressato da una sindrome da assedio, preoccupato, in modo quasi isterico, dai "fatti propri". Un alleato necessario, da richiamare di continuo al rispetto dei patti. Perché antepone le proprie emergenze personali a quelle geo-politiche, che interessano maggiormente la Lega. Nello stesso tempo, Bossi, come nella migliore tradizione del passato, si abbandona sempre più spesso a invettive contro il Sud e i professori. Meglio: i professori del Sud. Un distillato dei "nemici della Lega". Ma, soprattutto, un modo di segnare i confini del suo territorio di caccia, contro i nemici e gli amici. Peraltro, le due destre sono inevitabilmente attraversate da tensioni, che le scuotono anche dall'interno. È, infatti, lecito chiedersi se An abbia scelto di sciogliersi definitivamente così, senza neppure segnare dei confini. Perdendo memoria e identità, senza rimpianti. Se il suo leader Gianfranco Fini abbia, a sua volta, accettato di interpretare un profilo politico talmente basso da risultare quasi invisibile. In cambio di una successione alla guida del Pdl ancora molto incerta. Può darsi, però, che i leader di An, a livello locale e centrale, cerchino, abbastanza presto, di far valere il loro "mestiere", il loro peso organizzativo. Per contare di più. Che lo stesso Fini cambi stile. Magari solo per orgoglio personale. Per non apparire il n. 3 della coalizione. Magari il n. 4, contando Tremonti. Si accenderebbe, allora, qualche tensione in più. La nascita del Pdl, però, sta generando conflitti soprattutto nel Nord. Dove i governatori della Lombardia e del Veneto, Roberto Formigoni e Giancarlo Galan, si trovano ad affrontare una duplice sfida. 1) Con la Lega, che li considera concorrenti e occupanti "abusivi" di regioni a cui vorrebbe imporre la propria bandiera e i propri uomini. 2) Con il loro stesso partito. Divenuto assai più centralista, romano e meridionale di Forza Italia. Per questo Galan vagheggia Forza Veneto. Un soggetto politico regionalista. E sostiene l'ipotesi di una Euregio Alpeadria, che appare palesemente alternativa al Nord della Lega e al baricentro centromeridionale assunto dal Pdl. Mentre Formigoni tende a marcare le distanze dalle politiche del governo, in nome degli interessi della sua regione e del "modello lombardo". Da ciò i conflitti, anche violenti, fra i due governatori e i leader della Lega, ma anche del Pdl e del governo. A livello nazionale e locale. Ne è prova la discussione accesa, esplosa di recente fra Formigoni e Tremonti sulla ripartizione dei fondi per la spesa sanitaria. Chi, nel centrosinistra, "investe" su queste divisioni e profetizza l'implosione del centrodestra, però, non deve farsi troppe illusioni. Troppo larga la maggioranza. Troppo stretta - e divisa - l'opposizione. E troppo deludenti e frustranti le esperienze dei precedenti governi di centrosinistra. Gli italiani, anche se ve ne fosse l'occasione, si troverebbero, comunque, di fronte a una alternativa strana. A un bipolarismo singolare, che oppone due destre a tre-quattro sinistre. Sarebbe un bel dilemma. (La Repubblica, 21 luglio 2008)

SYDNEY, IL PAPA SALUTA I GIOVANI

domenica 20 luglio 2008

Pdl, il grande calderone*

L'intervista Denis Verdini, coordinatore nazionale di FI: «Indietro non si torna, questo è il partito del futuro»
«Nel Pdl verranno anche Storace e Santanché»
di Paolo Zappitelli (Articolo tratto da "Il Tempo")
«Ma sì che alla fine Storace verrà con noi nel Pdl. È inevitabile, lui e la Santanché fanno parte della nostra stessa area politica. Francesco è stato Governatore del Lazio e ministro, non è mica uno che non conosce la politica».
Denis Verdini, coordinatore nazionale di Forza Italia, è l'uomo al quale Berlusconi ha dato l'incarico di condurre il partito alla «fusione» con An e con gli altri alleati della coalizione per arrivare a far nascere ufficialmente il partito del Popolo della Libertà. E lui, battuta facile e lingua tagliente che, se non bastasse l'accento, rivelano la sua origine fiorentina, lascia aperte le porte a tutti. Anche agli ex popolari che hanno trovato ospitalità a sinistra. E ovviamente anche all'Udc. «È un peccato che ora che stiamo finalmente costruendo quello che sarà il Ppe italiano Casini rimanga fuori. È una cosa che comunque la gente non capisce, gli elettori vogliono modernizzazione e semplificazione, non i particolarismi. Indietro non si può tornare non ci possono essere mille partitini». Ricucire con Casini sarà comunque difficile. Con Berlusconi non si sono lasciati proprio in modo amichevole... «Non c'è dubbio che le classi dirigenti hanno commesso un pasticcio. Ma alla fine bisognerà arrivare a un contenitore unico, non c'è alternativa». Però anche dentro Forza Italia c'è chi vorrebbe più autonomia. Il Governatore del Veneto Galan ha detto, ad esempio, di volere un Pdl del nord. «È un progetto che non ha senso. Perché non lo capirebbero gli elettori. Se Galan pensa di valorizzare il Veneto trattandolo come entità a se stante non ci siamo proprio. Sbaglia, oggi le decisioni si prendono in Europa, basta vedere cosa accade in Francia e Spagna. E poi il Veneto non è una regione a sé stante come la Catalogna, non è paragonabile». Berlusconi ha già stabilito i tempi per arrivare al Pdl, dovrà nascere entro gennaio, al massimo febbraio. Ce la farete? «Per i primi dell'anno saremo pronti. Faremo un'assemblea costituente che consacri definitivamente quello che hanno già deciso gli elettori. È la gente che ha scelto, quando abbiamo fatto i gazebo a novembre, di fare il nuovo partito. È stato un risultato straordinario, che ha fatto perdere la testa anche a Berlusconi. E da lì è nato il famoso discorso del "predellino" in piazza San Babila». Fu una vera sorpresa o voi sapevate già che avrebbe fatto quell'annuncio? «Quella domenica, man mano che arrivavano i risultati dai gazebo, saliva l'euforia. Lui ci telefonò e ci disse "vi farò una sorpresa". Sapevamo che Berlusconi aveva in testa questo nuovo partito ma non avevamo idea ancora di come volesse realizzarlo. E probabilmente non lo sapeva ancora neppure lui. Lo ha deciso quel giorno. E gli elettori gli hanno dato ragione». Più difficile forse è mettere d'accordo tutti i partiti, An e FI prima di tutto. «No, con La Russa ci vediamo costantemente, An vuole arrivare al Pdl quanto noi. In questi mesi ognuno elaborerà la sua strategia di partito per arrivare alla Costituente. Io, ad esempio, in queste settimane ho girato tutte le Regioni per spiegare agli elettori cosa faremo. Sabato concludo con la Sardegna». Però quando si è formato il governo qualche discussione c'è stata, non tutti hanno accettato le decisioni senza protestare. «È vero. Ma è un fatto fisiologico. Poi si è risolto tutto». Con la Lega invece i rapporti sono tornati un po' tesi dopo la decisione di Berlusconi di mettere come priorità il tema della giustizia e non il federalismo. «Siamo alleati con Bossi, quindi si discute insieme. E poi la riforma della giustizia fa parte del programma elettorale». Però è un tema che vi chiude qualsiasi possibilità di dibattito con il centrosinistra. «Io credo che alla fine anche la sinistra farà la riforma con noi perché non si tratta di abolire l'ordinamento giudiziario, piuttosto di rivederlo. Non ci sono i buoni da una parte e i cattivi da un'altra, nessuno ce l'ha con i giudici, nessuno vuole demonizzarli, ma la revisione di questo tipo di giustizia è un problema che riguarda tutta la società, non solo Forza Italia o Berlusconi».

*Il titolo dell'articolo è nostro e non de Il Tempo

venerdì 18 luglio 2008

Buon Compleanno Nelson!



«Non c'è nessuna facile strada per la libertà.»
(Nelson Mandela)

Film consigliato:
Il colore della libertà - Goodbye Bafana
(Goodbye Bafana)
Un film di Bille August.

- Con Joseph Fiennes, Dennis Haysbert, Diane Kruger, Shiloh Henderson, Megan Smith, Faith Ndukwana, Terry Pheto.

- Genere Drammatico, colore 117 minuti.

- Produzione Belgio, Sudafrica, Germania, Francia, Italia 2007.

- Distribuzione Istituto Luce.

giovedì 10 luglio 2008

Abboniamoci tutti a Famiglia Cristiana!!!

UN CONSIGLIO A GIOVANARDI DOPO LE ASPRE CRITICHE A "FAMIGLIA" SUI ROM
Perché altri cattolici non l'avrebbero mai fatto
I politici Dc non hanno mai preso provvedimenti come quello sulle impronte dei bimbi rom perché prima di tutto erano cristiani. E poi perché erano più consapevoli dei problemi del Paese in cui vivevano.
La presa di posizione di Famiglia Cristiana contro la proposta del ministro Maroni di rilevare le impronte digitali di tutti i rom, compresi i bambini, ha suscitato molti commenti. Fra i politici, il giudizio più aspro è stato quello dell’ex democristiano ed ex Udc, oggi del Pdl, onorevole Giovanardi, che ha detto: «Dopo aver respinto con rabbia e sdegno la delirante accusa di Famiglia Cristiana di essere parte di un Governo più o meno nazista, mi chiedo che cosa abbia a che fare con la famiglia e con i cristiani questo settimanale».
Consigliamo a Giovanardi di porsi una diversa, più ragionevole e sensata domanda: «Perché in mezzo secolo nessun Governo democristiano, nessun ministro democristiano (nemmeno l’ottimo Pisanu, al Governo con Berlusconi) ha mai proposto una simile inutile scemenza?».
Governi e singoli ministri democristiani non l’hanno mai fatto innanzitutto perché, prima di essere politici, erano cristiani, consapevoli che nei loro comportamenti avrebbe dovuto contare, riguardo alla persona umana, anche allo straniero, l’insegnamento di Gesù: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Matteo 25, 40).
Poi, non lo hanno mai fatto perché erano intelligenti e consapevoli del Paese in cui vivevano e operavano. De Gasperi prese l’Italia uscita dalla guerra in rovina, insidiata da conflitti interni aperti da minoranze etniche o di altra natura, e angustiata da problemi internazionali come quello di Trieste contesa all’Italia dalla Jugoslavia comunista, sostenuta dalle rivendicazioni dei cittadini di origine slava; oltreché dai rapporti con i Paesi europei nei quali affluivano milioni di emigranti italiani, che Roma doveva difendere senza macchiarsi a sua volta di un qualsiasi gesto razzista, verso qualunque straniero.
Erano politici che avevano conosciuto il fascismo; e avevano partecipato alla scrittura della Costituzione, che avrebbe vietato la ricostituzione del Partito fascista e ovviamente non avrebbe autorizzato nessuna deriva razzista, in ricordo di quella contro gli ebrei. Per tutti questi motivi, operando con intelligenza, trovarono le soluzioni migliori ai problemi che avevano davanti, senza prendere impronte digitali a nessuno – tranne i singoli colpevoli di reati – e gestendo la sicurezza pubblica con i sistemi di una società democratica e garantista.
E dopo, l’Italia ha vissuto momenti ben più pericolosi e angoscianti di quelli di oggi, quando ci fanno paura persino i bambini rom: il terrorismo rosso e nero, le bande di sequestratori sardi e quelle dei sanguinari rapinatori di banche, la mafia, la camorra; e, politicamente parlando, la "guerra fredda". Ebbene, nemmeno in momenti molto drammatici, a nessun democristiano al potere è mai venuto in mente quello che è venuto in mente a Maroni.
Infine, Famiglia Cristiana nasce nel 1931, l’anno delle maggiori, più violente pressioni del fascismo sul mondo cattolico per giungere a egemonizzare l’educazione dei giovani. Don Alberione risponde fondando una rivista "per le madri e le figlie", che tenga saldo il fronte educativo cristiano. Nella primavera del 1943, dopo la tragedia del nostro Corpo militare in Russia, il prefetto di Cuneo proibisce la pubblicazione della rivista, perché riporta lettere dolorose di famiglie che hanno perso i figli in quella tragica avventura. Come si può immaginare che nel Dna di questo settimanale non ci sia, fin dall’origine, un naturale rifiuto di tutto quello che, magari inconsapevolmente, sa di fascismo?
Beppe Del Colle
(Editoriale tratto da Famiglia Cristiana, n°28 - Anno 2008)

domenica 6 luglio 2008

AUTO-IRONIA

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venerdì 4 luglio 2008

CATTOLICI: A TORINO DAL NORDITALIA PER RIFONDARE UNA PRESENZA POLITICA

Riceviamo e pubblichiamo:
Sabato 5 luglio dalle ore 10,30 presso il Salone ''C. Carretto'', corso Matteotti 11, a Torino, si terrà l'incontro ''Verso l'AGORA' dei civici e popolari'', per l'Italia settentrionale, primo di tre che porteranno ad una Assemblea nazionale volta a costruire una casa comune di tutti coloro, singoli o aggregati in movimenti, liste civiche, gruppi, che si riconoscono nella tradizione politica del popolarismo. La relazione introduttiva sarà svolta dal prof. Alberto Monticone presidente nazionale di Italia Popolare, porteranno il loro contributo il dr. Franco Mangialardi, coordinatore dell'Aera Popolare Democratica e Marco Zabotti, consigliere regionale del Veneto - Rete Civica Veneta. Interverranno anche Padre Bartolomero Sorge, direttore di Aggiornamenti sociali e Gerardo Bianco, già segretario dei Popolari. ''Nell'attuale condizione del Paese, profondamente segnata dalla sfiducia dei cittadini nei confronti dei partiti e della politica e da gravi problemi sociali, è necessario ed urgente che le forze ideali presenti ed operose nelle realtà concrete della comunità nazionale prendano nuove iniziative al servizio del bene comune''. Osserva Alberto Monticone nel presentare l'iniziativa. ''Tra tali forze indubbiamente i movimenti di ispirazione cristiana, attivi soprattutto negli ambiti territoriali, possono dare l'avvio ad un reale mutamento dal basso e respiro al sistema democratico, uscendo dalle strettoie del tendenziale bipartitismo dominante e del metodo politico fondato su accordi di circoscritte segreterie di partiti o, peggio, di gruppi di interessi''.

mercoledì 2 luglio 2008

Veltroni-Casini a Fini: Parlamento espropriato dei diritti

ROMA - Il governo sta tentando "di espropriare di fatto il Parlamento delle sue prerogative" attraverso la presentazione della Manovra sotto forma di decreto. E' quanto scrivono, in una lettera indirizzata al presidente della Camera, Gianfranco Fini, i leader dell'Udc e del Pd, Pier Ferdinando Casini e Walter Veltroni. La lettera a Fini è firmata anche dal capogruppo del Pd, Antonello Soro e dal vicecapogruppo vicario dell'Udc, Michele Vietti. La lettera ricorda che "in questi giorni la Camera è impegnata nell'esame di un complesso di provvedimenti di grande rilievo, sia sul piano dell'ordinamento costituzionale, sia sul piano dei conti pubblici", sui quali "é fondamentale che i parlamentari possano esprimere compiutamente i loro giudizi ed esercitare responsabilmente la funzione che la Costituzione assegna loro". "Il rischio estremamente grave - sottolineano Veltroni e Casini - è che questo possa non accadere. E il motivo è nella evidente volontà del Governo di comprimere, con le procedure scelte, i tempi della discussione, fino al punto di cambiare in corsa le regole del gioco e di espropriare di fatto il Parlamento delle sue prerogative. Se si manca di rispetto al Parlamento si colpisce il primo diritto che in democrazia è dato alla minoranza: quello di veder discusse le sue ragioni. Un diritto inviolabile quanto quello del rispetto della legittimità della maggioranza". Pd e Udc chiedono pertanto a Fini "di salvaguardare in questo difficile passaggio il ruolo e la dignità del Parlamento, garantendo i tempi e le modalità necessarie ad affrontare alla Camera, come è giusto e doveroso, temi e concrete questioni che riguardano da vicino la vita di milioni di famiglie italiane". "La manovra economica del Governo di cui in queste ore si sta discutendo alla Camera - proseguono Veltroni e Casini - si configura, con i suoi ottantacinque articoli, come una vera e propria legge finanziaria, cosa peraltro riconosciuta dallo stesso Governo nel Dpef. L'opposizione da noi rappresentata ritiene che questa manovra debba essere fortemente corretta. Ritiene che non sia adeguata ad affrontare la crisi in cui versa il Paese e a rispondere alle domande ed ai bisogni degli italiani". In particolare Pd e Udc sottolineano l'aumento delle tasse dello 0,2% nel 2010, nonché i tagli alla sicurezza e alla scuola". Inoltre "mentre le spese delle famiglie aumentano, nulla viene fatto di concreto per tutelare i risparmi e il potere d'acquisto di salari e stipendi". Non lo è certo "la 'social card', finanziata per soli 200 milioni ed esclusivamente per il 2009, a fronte di maggiori entrate tributarie, con la cosiddetta 'robin tax', pari a circa 5 miliardi". "Da parte nostra, signor Presidente - proseguono Casini e Veltroni - c'é la volontà di svolgere il ruolo di opposizione che l'esito delle elezioni ci ha assegnato in un modo netto e incalzante, entrando sempre nel merito delle questioni, privilegiando il dibattito, la critica e la definizione di proposte alternative. Non saremo noi a tornare al passato, a ricadere nel clima rissoso e sterile di questi ultimi quindici anni, a guardare troppo indietro o troppo a se stessi per occuparsi delle riforme e delle scelte di innovazione necessarie al nostro Paese come l'aria che respiriamo". "Noi crediamo - si legge infine nella lettera - che esattamente di questo l'Italia abbia bisogno. Si ristabilisca dunque la giusta gerarchia delle priorità, mettendo al primo posto i problemi degli italiani, e si garantisca che su di essi si possa svolgere, nelle istituzioni e in ogni ambito politico, quel confronto aperto e approfondito che è l'unico modo per assicurare al Paese crescita ed equità sociale". (ANSA)