mercoledì 17 dicembre 2008

LEGGI RAZZIALI: STORICI CATTOLICI A RADIO VATICANA, CHIESA REAGI' SUBITO

(ASCA) - Città del Vaticano - ''La Chiesa reagì subito alle Leggi razziali del 1938'': il Vaticano affida la risposta alle critiche del presidente della Camera Gianfranco Fini a due storici cattolici, Francesco Malgeri e Andrea Riccardi, intervistati dalla Radio Vaticana.''Non è vero che la Chiesa italiana non si oppose alle Leggi razziali del 1938. Dal mondo cattolico arriva secca la smentita alle parole del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ieri a Montecitorio ha definito le Leggi razziali un'infamia verso la quale neanche la Chiesa cattolica manifestò resistenza'', spiega l'emittente pontificia nel servizio, che definisce quelle di Fini vere e proprie ''accuse'' e ricorda come la ''storia abbia visto contrapposti Mussolini e Pio XI, il quale sia contro il razzismo che contro le leggi razziali prese posizione di aperta condanna''. Per Malgeri, docente di storia contemporanea alla Facoltà di Scienze politiche dell'Università La Sapienza di Roma, dire che la Chiesa cattolica non manifestò nessuna resistenza nei confronti delle leggi razziali è ''un'affermazione eccessiva''. ''La Chiesa - aggiunge - deve muoversi su un piano legato anche alla sua collocazione sul piano diplomatico e doveva tener conto anche dei rischi che determinati atteggiamenti, particolarmente forti, potevano avere sul mondo cattolico, sulle popolazioni, sui complessi problemi che in quel momento erano al centro della vita internazionale. Anche in occasione delle Leggi razziali, la Chiesa forse usò in un primo tempo un atteggiamento più prudente, ma non mancano indubbiamente prese di posizione da parte del clero, delle gerarchie ecclesiastiche, di condanna e comunque di presa di distanza molto ferma rispetto a quelle leggi''. Riccardi, invece, fondatore della Comunità di Sant'Egidio e docente di Storia contemporanea presso la Terza Università degli Studi di Roma, definisce quello di Fini ''un buon testo in un momento come questo'', ''una bella presa di distanza'' in un'epoca segnata da ''una risorgenza di antisemitismo, di antigitanismo, di movimenti di destra''. Ma, aggiunge, non è vero che la Chiesa non oppose resistenza alle leggi razziali. ''Resistette come una forza debole quale era la Chiesa in una realtà di regime autoritario. E poi, la Chiesa resistette durante l'occupazione tedesca con l'aiuto agli ebrei. Quindi, mi sembra che la Chiesa, a suo modo, resistette. Il vero, grande problema è che quello era il fascismo, una dittatura che non lasciava spazi e mortificava la libertà''. Più in generale, Riccardi nota come la ''Chiesa del 1938, del 1943, non era la Chiesa di oggi''.

lunedì 15 dicembre 2008

La Russa: Pdl partito di destra e basta

[...] Nei militanti c’è il timore che confluire nel Pdl possa far perdere l’identità alla destra italiana [...]. La Russa, cui certamente non fa difetto l’orgoglio di un’appartenenza più che trentennale, non vede questo pericolo: «E’ normale che in un soggetto che punta al 40% rimangano vive identità diverse e la nostra sarà una di queste. Anche perché il Pdl non è un partito di centrodestra, ma di destra e basta. Così come il Pd è di sinistra e non di centrosinistra. Anche in Italia dovremmo chiamare le cose con il loro nome».

(Fonte: Gazzetta di Mantova, 15/12/2008)

sabato 13 dicembre 2008

Bersani: il decreto anti-crisi è zero

MILANO (13 dicembre) - «Il decreto anti-crisi è zero». Così Pierluigi Bersani, ministro ombra dell'Economia del Pd, torna a bocciare il decreto varato dal governo per combattere la crisi economica. «Bisogna far qualcosa di più del niente che il governo sta facendo, non ci sono nuove risorse e dopo quattro decreti e la manovra finanziaria stiamo ancora chiedendo -conclude Bersani- che si faccia veramente qualcosa di utile per affrontare la crisi». Il ministro ombra chiede che il governo faccia qualcosa in più per quei cittadini che hanno manifestato con la Cgil. Un richiamo poi all'unità nel mondo del lavoro e dell'impresa per affrontare la situazione. Una risposta a Berlusconi arriva da Bersani anche sul tema della leadership del Pd, dopo i sondaggi citati dal premier che vedrebbero Sergio Chiamparino o Renato Soru come uomini preferiti dalla base del Pd.
Letta: Berlusconi offensivo su consumi - E in tema di crisi da Enrico Letta arriva una critica all'invito del premier a spendere. «Il “consumate e spendete” di Berlusconi è veramente offensivo», ha detto il ministro ombra del Welfare, Enrico Letta. «La protezione e la difesa sono il primo tema da affrontare quando si parla di 9 mila esuberi in Telecom, 1.500 alla Micron e migliaia di lavoratori in cassa integrazione alla Fiat». Per letta è possibile destinare immediatamente 5-6 miliardi alle famiglie in difficoltà come «misura di raffreddamento dei mutui», questi fondi sarebbero utilizzabili grazie agli interessi in meno che lo Stato paga sul debito pubblico.
(Fonte: Il Messaggero)

giovedì 11 dicembre 2008

Sarkozy leader migliore, Berlusconi ultimo

Nicolas Sarkozy è il leader Europeo più qualificato tra i 27 capi di stato e di governo dell'Unione Europea secondo il verdetto del quotidiano francese La Tribune, che ogni anno affida la scelta a una giuria di 12 giornalisti (corrispondenti da Bruxelles e esperti di politica europea) di 9 diversi paesi. Ultimo della lista, invece, il leader italiano Silvio Berlusconi.

Più apprezzato in Europa che in Francia, dice il verdetto degli esperti de la Tribune "Sarkozy ha dato prova di un nuovo stile di presidenza dell'Unione, magari non perfetto ma comunque di eccezionale qualità".
Sarkozy, proseguono gli esperti, si è anche distinto per le sue "qualità di leadership e per l'energia con cui ha affrontato delicati dossier come la crisi georgiana o quella finanziaria".
Sul podio, subito dietro Sarkozy, si classificano il presidente dell'eurogruppo Jean-Claude Juncker, il britannico Gordon Brown e la tedesca Angela Merkel.
Quanto ai 'bocciati', gli ultimi tre della lista sono il premier ceco Mirek Topolanek (25esimo), il premier irlandese Brian Cowen e all'ultimo posto, il leader italiano Silvio Berlusconi, definito dalla giuria un "arruffapopolo imprevedibile e egoista".
(Fonte: Apcom)

venerdì 5 dicembre 2008

LE ACLI PER L'ECONOMIA SOLIDALE

Un progetto per diffondere in tutta Italia i Gruppi di Acquisto solidale

Un progetto nazionale per sostenere, promuovere e diffondere, a partire dai propri presidi territoriali, i gruppi di acquisto (Gas) e tutte le iniziative concrete di economia solidale e di consumo responsabile: circoli, spacci, mense popolari, botteghe del commercio equo e solidale, cooperazione sociale antimafia, last minute market. E' una delle risposte concrete delle Acli alla crisi economica, che è anche crisi delle relazioni sociali e solidali. Mettere in rete esperienze e buone pratiche nate spontaneamente sul territorio in questi anni, e rilanciarle in un progetto integrato.
«Per noi che abbiamo un lunga storia popolare, di mutuo aiuto e di "welfare dal basso" - spiega Alfredo Cucciniello, responsabile del dipartimento Pace e Stili di vita delle Acli - è tempo di osare l'economia solidale in modo più coraggioso». Per Soana Tortora, responsabile per le Acli dei temi della legalità e dello sviluppo sostenibile, «si può e si deve stare vicini ai bisogni concreti delle persone senza dimenticare una cultura della responsabilità per tutto ciò che ci circonda».
Promuovere la costituzione dei gruppi di acquisto in tutta Italia significa per le Acli rispondere a diverse urgenze: quella finanziaria per le famiglie che spesso non arrivano alla quarta settimana; quella di esercitare sempre più sistematicamente forme di consumo responsabile, solidale e ecosostenibile; quella di ridare dignità e forza ai produttori di qualità in un sistema economico sempre meno "concreto" e sempre più spesso orientato a tutte le varie forme di speculazione.
Il progetto, presentato oggi a Roma nel corso di un seminario, prevede un percorso di analisi del contesto e di progressiva costruzione dei gruppi d'acquisto, sotto il coordinamento delle Acli nazionali e grazie al know-how acquisito nel tempo dalle esperienze-pilota già presenti nel tessuto associativo.
I dettagli sono illustrati in un quaderno "Un cammino di Economia Solidale", realizzato per l'occasione dal dipartimento Pace e Stili di vita. (pacestilidivita@acli.it; tel. 06 5840269/343).

martedì 2 dicembre 2008

ACLI: A CHI VA IL BONUS? PENALIZZATE LE FAMIGLIE CON FIGLI

Prime elaborazioni del Caf Acli in base ai redditi e la composizione familiare: favoriti i nuclei con 1 o 2 componenti
Roma, 2 dicembre 2008 - Le famiglie con uno o due figli sono quelle che meno potranno usufruire del bonus previsto dal governo. Solo tre famiglie su 10, tra quelle che hanno presentato la dichiarazione Isee nel 2008, rientrano nei parametri previsti dal decreto: 17mila euro di reddito complessivo per i nuclei familiari composti da 3 componenti; 20mila per i nuclei da 4. Va meglio ai nuclei con 1 o 2 componenti.
Sono i dati che emergono dalle elaborazioni realizzate dal Caf Acli sulla base delle dichiarazioni Isee presentate nel corso del 2008 su tutto il territorio nazionale. Un campione di 169,135 nuclei familiari appartenenti a 77 province italiane. Per il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero, «bene ha fatto il governo ad orientarsi verso un parametro familiare per l'assegnazione delle prestazioni, ma i criteri di reddito andrebbero rivisti: quelli adottati, infatti, sembrano penalizzare proprio le famiglie con figli, le più esposte alla crisi economica che stiamo attraversando».
Confrontando il reddito familiare dichiarato e la composizione del nucleo familiare con i parametri di reddito previsti dalle misure del governo si ottiene la stima percentuale di quante e quali famiglie potranno verosimilmente accedere al bonus.
I più avvantaggiati sono i nuclei composti da un solo componente. Tra questi il 74% è sotto la soglia di reddito di 15mila euro e potrà quindi ottenere l'assegno di 200 euro previsto dal consiglio dei ministri. Seguono i nuclei famigliari composti da due persone. Quelli sotto i 17mila euro sono 55% e potranno chiedere quindi il bonus previsto di 300 euro.
Le famiglie, invece, composte da 3 componenti - padre, madre e figlio - che rimangono sotto la soglia di 17mila euro sono il 31%. Il restante 69% - in pratica 7 famiglie su 10 - non potrà ottenere i 450 euro previsti. Stessa percentuale per le famiglie di 4 componenti. Solo 3 su 10 restano sotto la soglia di 20mila euro stabiliti per l'assegno di 500 euro.
Solo un po' meglio va alle famiglie con 3 figli: 4 nuclei su 10 dichiarano con l'Isee un reddito inferiore ai 20mila euro necessari per ricevere il bonus del governo (600 euro). Le famiglie con più di 3 figli - oltre 5 componenti - che restano invece sotto i 22mila euro sono infine il 48%. A loro andranno su richiesta i 1000 euro previsti dal decreto.

domenica 30 novembre 2008

Il Papa ricorda Alcide De Gasperi

Città del Vaticano (AsiaNews) – Dio tocchi i cuori di chi crede che la violena può risolvere i problemi degli uomini. Le vittime di Mumbai e di Jos hanno dato occasione oggi a Benedetto XVI di rinnovare “l’orrore e la deplorazione” per il terrorismo e di pregare “il Signore di toccare il cuore” dei violenti. La preghiera del Papa ha segnato una domenica nella quale Benedetto XVI ha sottolineato l’inizio del tempo liturgico dell’Avvento, ha avuto un ricordo di Pio XII ed ha rivolto un augurio ai fedeli ortodossi del Patriarcato ecumenico. Momenti che hanno scandito la domenica di Benedetto XVI che prima si è recato in visita nella basilica romana di San Lorenzo (nella foto) e poi ha recitato, in piazza San Pietro, l’Angelus, alla presenza di circa 15mila persone.
“Il tempo liturgico dell’Avvento – ha detto al’Angelus - celebra la venuta di Dio, nei suoi due momenti: dapprima ci invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; quindi, avvicinandosi il Natale, ci chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la nostra salvezza. Ma il Signore viene continuamente nella nostra vita. Quanto mai opportuno è quindi l’appello di Gesù, che in questa prima Domenica ci viene riproposto con forza: ‘Vegliate!’ (Mc 13,33.35.37). E’ rivolto ai discepoli, ma anche ‘a tutti’, perché ciascuno, nell’ora che solo Dio conosce, sarà chiamato a rendere conto della propria esistenza. Questo comporta un giusto distacco dai beni terreni, un sincero pentimento dei propri errori, una carità operosa verso il prossimo e soprattutto un umile e fiducioso affidamento alle mani di Dio, nostro Padre tenero e misericordioso”.
Dopo la recita della preghiera mariana, il Papa ha invitato i fedeli alla preghiera “per le numerose vittime sia dei brutali attacchi terroristici di Mumbai, in India, sia degli scontri scoppiati a Jos, in Nigeria, come pure per i feriti e quanti, in qualsiasi modo, sono stati colpiti. Diverse sono le cause e le circostanze di quei tragici avvenimenti, ma comuni devono essere l’orrore e la deplorazione per l’esplosione di tanta crudele e insensata violenza. Chiediamo al Signore di toccare il cuore di coloro che si illudono che questa sia la via per risolvere i problemi locali o internazionali e sentiamoci tutti spronati a dare esempio di mitezza e di amore per costruire una società degna di Dio e dell’uomo”.
Oggi, inoltre, “ricorre la festa dell’Apostolo sant’Andrea, fratello di Simon Pietro”. “Sant’Andrea – ha ricordato il Papa - è patrono del Patriarcato di Costantinopoli, così che la Chiesa di Roma si sente legata a quella costantinopolitana da un vincolo di speciale fraternità. Perciò, secondo la tradizione, in questa felice circostanza una delegazione della Santa Sede, guidata dal cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, si è recata in visita al Patriarca ecumenico Bartolomeo I. Di tutto cuore rivolgo il mio saluto e il mio augurio a lui e ai fedeli del Patriarcato, invocando su tutti l’abbondanza delle celesti benedizioni”.
Dell’Avvento, Benedetto XVI aveva parlato anche questa mattina, recandosi in visita all’antica basilica romana di San Lorenzo, per la conclusione dell’Anno lauretano, per i 1750 anni dalla morte del santo.
La visita ha dato occasione a Benedetto XVI di evocare alcuni degli eventi più recenti legati alla storia della chiesa, costruita sotto l’imperatore Costantino. “Cade quest’anno – ha ricordato - il 50° anniversario della morte del Servo di Dio, Papa Pio XII, e questo ci richiama alla memoria un evento particolarmente drammatico nella storia plurisecolare della vostra Basilica, verificatosi durante il secondo conflitto mondiale, quando, esattamente il 19 luglio 1943, un violento bombardamento inflisse danni gravissimi all’edificio e a tutto il quartiere, seminando morte e distruzione. Non potrà mai essere cancellato dalla memoria della storia – ha proseguito - il gesto generoso compiuto in quella occasione da quel mio venerato Predecessore, che corse immediatamente a soccorrere e consolare la popolazione duramente colpita, tra le macerie ancora fumanti. Non dimentico inoltre – ha detto ancora - che questa stessa Basilica accoglie le urne di due altre grandi personalità: nell’ipogeo infatti sono poste alla venerazione dei fedeli le spoglie mortali del beato Pio IX (ultimo papa non sepolto in Vaticano, ndr) mentre, nell’atrio, è collocata la tomba di Alcide De Gasperi, guida saggia ed equilibrata per l’Italia nei difficili anni della ricostruzione post-bellica e, al tempo stesso, insigne statista capace di guardare all’Europa con un’ampia visione cristiana”.

sabato 29 novembre 2008

Sorge: Nuova stagione di impegno politico

(ASCA) - San Miniato (Pi) - ''Si e' aperta la nuova stagione dell' impegno dei cattolici in politica auspicata dal Papa lo scorso settembre a Cagliari''. Lo ha affermato a San Miniato padre Bartolomeo Sorge, intervenendo alla Tre Giorni Toniolo, dedicata a ''Movimento cattolico e popolo di Dio, dalla Rerum Novarum ad oggi''.Sulla scorta delle recenti dichiarazioni rese dal presidente francese Sarkozy in presenza di Benedetto XVI, per padre Sorge, direttore di Aggiornamenti Sociali ''Anche tra i non credenti e tra i politici sta prendendo piede una nuova laicita' positiva, non si e' mai sentito il presidente della laicissima Francia parlare di necessita' della politica di rifarsi ai valori della fede cristiana''. Questo consente di aprire un dialogo ''senza steccati'' sulle questioni globali.Per padre Sorge, dopo l'ultima tornata elettorale, il problema della collocazione partitica dei cristiani e' da archiviare: ''Tra i cattolici deve nascere un movimento dal basso ispirato all' antropologia della dottrina sociale''.Scettico sul futuro del Pd, il gesuita guarda piuttosto alle ragioni che avevano fatto nascere la Rosa per l'Italia e, come ha scritto sulla rivista milanese, guarda con interesse alla nuova idea formulata da Alberto Monticone, di un' esperienza originaria che trovi nei valori della Costituzione repubblicana e nell'azione condotta sulla scorta della dottrina sociale della Chiesa, il fondamento della sua azione: una iniziativa che trovi nelle esperienze civiche locali alimento e denominata provvisoriamente Incipit (Iniziativa civica popolare italiana).Nel 90* anniversario della morte di Toniolo, la VI Tre Giorni della fondazione a lui intitolata intende offrire una riflessione sulla vicenda complessiva del movimento cattolico italiano alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, che ha avuto con esso un rapporto autenticamente dialettico (basti pensare che la Rerum Novarum segue, non precede, la nascita dell'associazionismo sociale moderno dei cattolici, non solo italiani, risultando, tuttavia, decisiva per il suo sviluppo ulteriore).

giovedì 20 novembre 2008

Made in Italy: dalla formazione al lavoro

Domani a Verona, per Job&Orienta, il convegno nazionale delle Acli

Roma, 20 novembre 2008 - Il "Made in Italy: dalla formazione al lavoro". Questo il titolo del convegno previsto domani mattina alla Fiera di Verona (Auditorium Verdi), nell'ambito della seconda giornata di Job&Orienta, il tradizionale appuntamento dedicato all'orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro.
Promosso dall'Enaip, l'ente di formazione delle Acli, il Ministero del Lavoro e la Regione Veneto, il convegno porrà l'accento sul valore della formazione come punto di partenza per una produzione di eccellenza e di qualità per molti dei prodotti a marchio italiano.
Interverranno, a partire dalle 9.30: il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero; il segretario confederale della Cisl Giorgio Santini, il presidente della Commissione scuola e formazione di Confindustria Alberto Barcella; il presdiente di Cnos-Fap Mario Tonini; il presidente dell'Isfol Sergio Travisanato; quindi il sottosegretario al lavoro, salute e politiche sociali Pasquale Viespoli.
E ancora: gli assessori alle politiche dell'istruzione, della formazione e del lavoro delle Regioni Veneto, Elena Donazzan, Lombardia, Gianni Rossoni, Liguria, Massimiliano Costa.
L'incontro, aperto alla partecipazione degli studenti delle scuole, sarà preceduto dalla conversazione dei ragazzi con due giovani "talenti" del made in Italy, i veronesi Damiano Cunego, 28 anni, ciclista vicecampione del mondo 2008, e Silvia Battisti, 19 anni, miss Italia nel 2007.

mercoledì 19 novembre 2008

Famiglia Cristiana accusa il Governo

Nuova, durissima critica di Famiglia Cristiana alle politiche del governo in tema di sicurezza e immigrazione. Mentre al Senato slitta a dopo la Finanziaria il voto sul cosiddetto pacchetto sicurezza, il nuovo editoriale del giornale dei paolini, a firma di Beppe Colle, condanna il contenuto del disegno di legge proposto dal ministro dell'Interno Maroni. Un provvedimento «indegno di uno stato di diritto», lo giudica il settimanale cattolico: caratterizzato da misure «inutili» rispetto «ai fini a cui sono rivolte» ed estremamente difficili «da metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia già faticano a tenere il passo delle normali incombenze». Inoltre, aggiunge Famiglia Cristiana, «esse scontano le conseguenze di un'esagerata descrizione della realtà, come ha dimostrato il caso suscitato dalla decisione, presa nel giugno scorso da Maroni, sul rilevamento delle impronte digitali ai bambini rom». Insieme alle ronde e al permesso a punti per gli immigrati, inserite nel pacchetto Maroni su spinta della Lega, il settimanale cattolico non risparmia critiche alla schedatura dei senza fissa dimora, un'altra idea del Carroccio che, ricorda Del Colle, non ha nulla a che vedere con il progetto della Bartolomeo&C, l'associazione fondata da Lia Varesio nel 1980 a Torino, gestita da volontari che tutte le notti uscivano nelle strade per cercare e aiutare i clochard che dormivano sulle panchine o sotto i portici delle stazioni. «Per loro – scrive Del Colle - Lia aveva attuato, in accordo con il comune, la reiscrizione anagrafica, in modo tale che potessero riacquistare un'identità, visto che molti erano stati davvero cancellatì». Un'opera, insomma, che era spinta «da una cultura opposta a quella della paura, del rifiuto del diverso e del ricorso all'autodifesa in cui le ronde rischiano di essere il simbolo di un comportamento che uno Stato di diritto non può e non deve permettersi». Inoltre, osserva il settimanale, molti clochard una dimora «ce l`hanno, anche se non è scritta in nessun registro pubblico: sono le panchine dei giardini in cui passano le notti, rischiando di essere bruciati vivi dai soliti ignoti, come è capitato a uno di loro a Rimini».Immediata, dopo la pubblicazione del giornale paolino, la replica del Carroccio. «Tante polemiche per nulla, ha affermato la deputata leghista Carolina Lussana, vicepresidente della Commissione Giustizia a Montecitorio, secondo la quale le ronde sono una risposta «reale» per garantire la sicurezza e legalità, mentre le critiche di Famiglia Cristiana sono tutte «polemiche ideologiche, come quella già costruita sulle impronte digitali per i rom». A puntellare le tesi di Beppe Colle, che aveva già accusato il governo Berlusconi di essere forte con i deboli (rom e immigrati) e pavido e tollerante con i delinquenti, è intervenuto il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei della Camera. «L`intero pacchetto – ha sottolineato Farinone – risponde alla necessità di diffondere nella gente un senso di insicurezza. Pensiamo solo alle ronde. Non ci sono paragoni nel resto d`Europa. Davvero il ministro Maroni ritiene che gruppi di persone possano garantire maggiore sicurezza? Non teme che in questi gruppi si possano infiltrare esaltati e mitomani?».
(Fonte: L'Unità)

martedì 18 novembre 2008

Rai: Di Pietro ringrazia Pd e Udc

(AGI) - Roma, 18 nov. - L'Italia dei Valori abbandona la Commssione di vigilanza Rai e affida a Walter Veltroni "il compito di individuare con tutte le altre forze di opposizione una soluzione condivisa, se mai Villari dovesse dimettersi". Lo ha confermato il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro dopo che i due componenti Idv della Vigilanza, Leoluca Orlando e Pancho Pardi, avevano annunciato le loro dimissioni dall'incarico. Di Pietro ha sottolineato che i due membri di Idv non saranno sostituiti e che "Idv andra' in giro per l'Italia per denunciare la pericolosa deriva antidemocratica che si sta realizzando nel nostro Paese". Di Pietro ha sottolineato che la scelta dell' Idv di ritirare la sua delegazione in Commissione di Vigilanza e' stata decisa "prendendo atto del veto posto nei suoi confronti dal presidente del Consiglio, dal governo e dalla maggioranza". Il leader dell'Idv ha aggiunto che non c'e' "nessuna resa dei conti con Veltroni e con il Pd che ringrazio, come ringrazio l'Udc e Casini che coerentemente hanno cercato di mantenere vivo un principio democratico. Non abbiamo niente da recriminare perche' Veltroni e il Pd sono stati vittime come noi, anzi lo stati due volte, perche' offesi dall'esterno e traditi dall'interno". "Non cadremo nel tranello di chi si aspetta da noi una resa dei conti - ha proseguito - usciamo dalla Vigilanza affinche' si assuma la responsabilità di andare avanti e deleghiamo a Veltroni il compito di individuare con le altre opposizioni una soluzione condivisa sulla presidenza, perche' Villari e' il presidente della maggioranza e non dell'opposizione. E' stata stanata cosi' l'ambiguita' della sua posizione perche' ora il suo incarico non ha piu' ragion d'essere, noi considereremo corretta la scelta che fara' il Pd e non interverremo in alcun modo. Naturalmente sempre che Villari si dimetta, perche' se dovesse restare e' chiaro che sarebbe il presidente della maggioranza e non certo espressione di garanzia della commissione". Di Pietro ha quindi annunciato che l'Italia dei Valori, a partire dalla campagna elettorale in Abruzzo, "andra' in giro per il Paese Paese affinche' i cittadini decidano chi ha tenuto un comportamento eversivo, se noi oppure la maggioranza. Nei nostri confronti - aggiunge - c'e' stato un veto da parte della maggioranza e di qualche scheggia dell'opposizione. Chiederemo quindi ai cittadini se e' eversivo il nostro comportamento o quello del premier e dei suoi sodali".

lunedì 17 novembre 2008

Bizzotto: Udc faccia un atto di chiarezza

(ASCA) - Venezia, 17 nov - ''Come può rimanere in maggioranza chi si dichiara nemico del federalismo? Le ridicole esternazioni di Casini contro il federalismo, sono un motivo in più per chiedere all'Udc veneta un atto di chiarezza''. A evidenziare le ''ricadute'' in Veneto, negli equilibri regionali di maggioranza, delle dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini in materia di riforma federalista è Mara Bizzotto, consigliere regionale della Lega Nord del Veneto. ''Come possono gli esponenti dell'Udc pretendere di rimanere in maggioranza in Regione - domanda il consigliere regionale vicentina - quando il loro leader si erge a nemico pubblico numero uno del federalismo?''. Secondo Mara Bizzotto ''le parole di Casini spingono sempre piu' l'Udc fuori dalla maggioranza e dalla Giunta dopo la crisi di queste settimane''.''Ovviamente qualunque decisione spetta al nostro segretario federale Umberto Bossi e al nostro segretario nazionale Gian Paolo Gobbo - conclude Mara Bizzotto - ma è francamente difficile poter essere alleati a livello locale con chi rifiuta e persino combatte il federalismo''.

Silvio si è fermato a Trento

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di Marco Damilano – (Fonte: L’Espresso)

Il prossimo boccone si chiama Croce rossa italiana. "La nostra gente è stanca della gestione romanocentrica. I volontari sono in gran parte padani, se si va avanti così rischiamo di perderli. Sarebbe un guaio", ha dettato Umberto Bossi in persona: "Per il futuro bisognerà valutare le capacità manageriali, al Nord ci sono tanti nomi competenti". Traduzione dal padano all'italiano: la Lega punta a commissariare il vertice della Cri e a metterci una persona di fiducia. E non importa che la poltrona da cui si controllano 5 mila dipendenti e un buco di bilancio degno dell'Alitalia sia ambita anche da Alleanza nazionale, con Francesco Rocca, uomo del sindaco Gianni Alemanno. Bossi reclama quella postazione e la otterrà: tra alleati di governo non ci si spara sulla Croce rossa.La Lega pigliatutto è il volto più autentico del centrodestra, ben visibile all'indomani delle elezioni provinciali in Trentino. La sera del 10 novembre, nella sede della Lega di Trento in via di Torre Verde, il deputato bossiano Maurizio Fugatti, stanghette degli occhiali nere colorate di verde, ostentava soddisfazione: "In provincia siamo il primo partito del centrodestra". Lo stesso tripudio espresso dal quotidiano 'La Padania': 'Trento, il Carroccio avanza alle elezioni', ha titolato il giorno dopo i risultati il foglio leghista. E a palazzo Madama, il capo dei senatori padani Federico Bricolo ha chiesto al suo gruppo di applaudire il collega Sergio Divina, candidato alla presidenza della Provincia trentina. Peccato che per il resto del centrodestra la performance elettorale sia stata una catastrofe, con il Pdl bloccato a un misero 12,3 per cento, dopo aver preso il 27,4 alle elezioni politiche del 13 aprile. In termini assoluti la sconfitta è ancora più bruciante: in sei mesi il partito di Silvio Berlusconi ha più che dimezzato i voti, passando dagli 86 mila elettori di aprile ai 33 mila di novembre. La prima sconfitta dell'era berlusconiana, nelle vallate trentine dove l'onda azzurra è stata bloccata dal presidente del centrosinistra Lorenzo Dellai detto il Principe, lui sì un vero tritasassi elettorale, 20 anni al potere, mai un'elezione persa. Un Obama trentino di poche parole, alla guida di una coalizione Pd-Lista civica che piace tantissimo a Enrico Letta e a Bruno Tabacci, i più agguerriti sostenitori della necessità di esportare a Roma il modello trentino: il Pd alleato con un forte partito di centro.
Eppure, fino al giorno prima, i leghisti erano convinti della vittoria di Divina. Avevano in tasca gli ultimi sondaggi che davano il partito di Bossi oltre il 20 per cento, nell'unica regione del Nord dove non aveva mai sfondato. E il Senatur era venuto a benedire il trionfo annunciato: "Domani è il giorno della liberazione, nessuno potrà fermarlo". Accompagnato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, volato apposta da Mosca all'Adige per mettere in guardia i trentini: "Con Dellai sono guai".Invece, nei guai è finita l'alleanza Pdl-Lega. Sulla paternità della sconfitta i leghisti non hanno dubbi: "Noi abbiamo triplicato i voti, è il Pdl che è andato giù, molto sotto le aspettative. Se Berlusconi si fosse impegnato in prima persona, avremmo vinto", punta il dito il capogruppo alla Camera Roberto Cota. È la linea del Senatur: senza il Cavaliere il Pdl non esiste. La Lega esiste eccome, invece. Viste dagli azzurri, però, le cose stanno in maniera opposta. "Vuole sapere perché a Trento abbiamo perso? Vada a vedere cosa sta succedendo in Senato", spiega uno dei peones berlusconiani più incavolati. Nell'aula di palazzo Madama in questi giorni si vota sul pacchetto sicurezza ed è un carnevale verde padano. Una sarabanda leghista: ogni giorno un emendamento, ogni votazione una trovata. Prima il permesso di soggiorno a punti per gli immigrati. Poi il registro dei clochard, che obbliga il ministero dell'Interno a schedare i barboni. E ancora, la norma che permette ai comuni di "avvalersi di associazioni tra cittadini al fine di segnalare eventi che possono arrecare danno alla sicurezza o situazioni di disagio sociale e cooperare al presidio del territorio": in altre parole, per la prima volta le ronde padane sono riconosciute da una legge dello Stato, "il nostro capolavoro", quasi si commuove Mario Borghezio, un tenerone. Infine, l'emendamento che prevede referendum locali sui campi nomadi o sulla costruzione di nuove moschee: non si capisce cosa c'entri con la sicurezza dei cittadini, ma è benzina per il motore padano che si assicura nuove, epocali battaglie sul territorio contro nomadi e islamici.
A ogni passaggio si ripete la stessa scena: i colleghi del Pdl mugugnano, ma poi votano disciplinatamente per gli emendamenti leghisti. Mentre i senatori del Nord non ricambiano la cortesia. È bastato che Gianfranco Fini con Massimo D'Alema parlasse di commisssione Bicamerale sulla riforma federale per scatenare l'ira leghista: "Un carrozzone", lo definisce il solito Cota. E di Bicamerale non si parlerà più.
Insomma, è la Lega pigliatutto, la Lega che detta legge e mette gli occhi sulle poltrone che contano: non solo il commissario della Croce rossa. Un'egemonia che fa ballare la maggioranza: i primi a ribellarsi sono stati quelli della Lega Sud, i parlamentari dell'Mpa del governatore siciliano Raffaele Lombardo che da settimane votano sistematicamente contro il governo. An e Forza Italia soffrono in silenzio, almeno per ora. "Da quando è nato il Pdl abbiamo smesso di fare politica", si sfogano gli azzurri, stretti tra il movimentismo del Carroccio e l'attivismo istituzionale di Fini. E gli effetti si vedono: non c'è solo il Trentino a dimostrare che la Lega aumenta i suoi voti e il Pdl li perde. Nel Nord-est, secondo l'ultima indagine Demos, il partito di Bossi raccoglie la fiducia di quattro elettori su dieci, il consenso del Pdl si ferma a quota 34 per cento. Dati che confermano il trend: la Lega toglie voti al Pdl, ma poi non riesce a guidare l'alleanza alla vittoria.In Veneto ci sono ben 11 punti di distacco tra la Lega e il partitone berlusconiano: 42 per cento contro 33. Nella regione dove sta per aprirsi la partita più pesante: Bossi reclama la presidenza della Regione per il sindaco di Verona Flavio Tosi, il Veneto alla Lega è uno dei patti non scritti su cui si regge il governo Berlusconi. Il presidente forzista Giancarlo Galan non ci sta, da tempo ha lanciato l'allarme: "Con la Lega si perde, da Roma non possono dirci cosa dobbiamo fare", il flop elettorale del Pdl in Trentino gli dà ragione. Galan è un grande amico di Dellai, chi lo conosce racconta che ha tifato apertamente per il candidato del centrosinistra contro l'avversario leghista. E ora, il Doge veneto potrebbe seguire l'esempio del Principe trentino: mollare la Lega e fondare un partito territoriale aperto anche ad alleanze con il Pd. Un ribaltone negli equilibri che di certo non lascerebbe indifferente la Lega a Roma. Il Veneto val bene il governo.

(Fonte: L’Espresso, 17 novembre 2008)

domenica 16 novembre 2008

Chiti: Alleanza con Udc è soluzione credibile

(ASCA) - Roma, 15 nov - ''L'alleanza Pd-Udc e' stata la piu' credibile. Ed e' la stessa strada da seguire, sia a livello locale che nazionale''.Ad affermarlo e' il senatore Pd Vannino Chiti, vicepresidente del Senato, in un'intervista al quotidiano 'Liberal' sulle recenti elezioni nella provincia di Trento.''Priorita' programmatiche, obiettivi chiari, persone credibili. Penso che l'Italia abbia bisogno, per realizzare in tutti i campi un'innovazione di cui c'e' bisogno, di una stabilita' -ha detto ancora Chiti- che dia fiducia, dopo anni di contrapposizioni e di coalizioni eterogenee. E penso che questo nuovo centrosinistra, che ha nel Pd e nell'Udc i soggetti fondamentali, possa dare questa risposta al Paese''.''Su un'eventuale partecipazione della maggioranza di Rifondazione, Chiti ha sostenuto che ''alla sinistra del Pd c'e' una situazione abbastanza confusa, la maggioranza di Rifondazione non sembra disponibile a spendersi in una coalizione riformista di Governo, ma se Vendola e Fava volessero partecipare, a quel punto parleranno i contenuti.La compatibilita' va verificata nel merito, e deve essere rigorosa''.Riguardo al rapporto con l' Idv, ''io -ha aggiunto Chiti- penso che quando si sta all'opposizione sia giusto trovare soluzioni convergenti, mentre se si tratta di stabilire una piattaforma programmatica di governo non possono esserci incertezze. Quindi per partecipare a un'azione di governo l'Idv dovrebbe mettere rigorosamente fuori pista ogni indulgenza verso il populismo''.

venerdì 14 novembre 2008

Il re è nudo e il prezzo lo pagano i cittadini

Bruno Tabacci e Francesco Boccia a YouDem

Una gradita novità quella di ieri a Dem mattina, trasmissione in diretta della Tv del PD: a intervenire in studio è stato Bruno Tabacci, elemento di spicco dell'Udc, che ha inaugurato la prima partecipazione di un ospite politico non eletto nel Partito Democratico. Con lui anche il deputato democratico Francesco Boccia a discutere della crisi internazionale, delle misure adottate dal governo e delle prospettive future per l'interesse del paese.La prima battuta è stata relativa all'attuale situazione, critica, in cui verte Alitalia, al blocco delle trattative tra sindacati autonomi e vertici Cai e allo sciopero dei voli. Per Tabacci dopo i grandi festeggiamenti di Berlusconi per l'accordo raggiunto mesi fa ora “il re è nudo il prezzo lo pagano i cittadini. Le inesattezze delle politiche sindacali che si sono comportati come se fossero padroni della compagnia e la confusione con cui si ha governato il passaggio di Alitalia al nuovo soggetto, hanno portato alla crisi attuale”. É un giudizio molto critico quello di Tabacci per cui non si quo pagare un prezzo così rilevante per la chimera del “mito dell'italianità della propaganda di Berlusconi. Oggi si legge che Colaninno vuole come partner straniero AirFrance: un boccone prelibato per 16 amici imprenditori che vogliono cacciare fuori il meno possibile per quello che gli riguarda”. E mentre si discute con l'Ue in merito alla legittimità del prestito ponte ancora si discute “si dimentica che la compagnia francese era disposta a comprare Alitalia ad un prezzo più alto e con maggiori garanzie per i dipendenti. Alla fine AirFrance comprerà la nostra compagnia di bandiera in barba al piano quinquennale Cai con un conseguente vantaggio solo per gli imprenditori”.Anche Boccia è convinto che le vicende Alitalia rappresentino un classico “pasticcio all'italiana”. “Si tratta di propaganda elettorale che si trasforma in decisione politica. E gli imprenditori se ne sono approfittati. Nessuno ha guardato all'interesse del paese ma solo proprio interesse compreso il sindacato che non ha certo garantito gli interessi dei lavoratori. Davvero una brutta pagina di come fare capitalismo, una pagina che apparteneva al passato”.Dopo il sondaggio uscito ieri mattina su “le Rupubblica” ad'opera di Ipr Marketing che mostra il calo di consenso del governo Berlusconi, Tabacci ribadisce come “c'era da attenderselo. Il controllo mediatico sulla stampa è durato troppo. Basta pensare a quello che si leggeva tempo fa sul Corriere della Sera apertamente schierato quando dichiarava 'finalmente un governo che decide'. Tutto questo oggi davanti alla grave crisi che vive il paese rasenta il ridicolo. Qualche anno fa si assisteva alla cattiva coscienza di attribuire tutte le colpe al governo Prodi. Oggi si trovano nuove giustiicazioni. Tutte le volte che c'è Belrusconi al governo si assiste ad un disastro: prima le Torri gemelle oggi la crisi mondiale, fosse che porta sfortuna? Il giudizio critico del paese è destinato a crescere. Le elezioni in Trentino Alto Adige sono un segnale e non un sondaggio”.Proprio le elezioni in Trentino aprono la riflessione su nuovi scenari politici e nuove alleanze. Le porte potrebbero aprirsi per avvicinare il PD e l'Udc. Boccia, in tal senso, ha dichiarato che il Partito Democratico non può essere uno schieramento esclusivo, “l'Udc intercetta consenso storico del paese, che in alcune regioni è determinate. Dal Trentino ci arriva la necessità di fare una valutazione politica profonda che non lasciata ai singoli o a interviste sui giornali”.Sulla possibile alleanza con il PD Tabacci non si sbilancia ma preferisce ricordare come “il sistema elettorale è profondamente sbagliato. La riflessione va fatta cambiando un sistema di voto che da un premio di maggioranza troppo forte anche a chi ha ottenuto solo il 44% dei consensi del paese.L'Italia sta cambiando ma non seguendo le indicazioni del Nord America, bensì quelle del Sud America. L'interpretazione che Berlusconi dà al sistema istituzionale è deleteria. La misura della qualità va cambiata. In quel campo lui è il campione del mondo, infatti si è arricchito solo lui! E gli italiani se ne stanno accorgendo. Sta stravolgendo la costituzione sul piano sostanziale. Ha inaugurato un sistema presidenziale che elimina la figura del Parlamento perché viene suffragata solo dal consenso popolare. Si va verso l'idea argentina di Stato con quello che poi ne consegue. Negli altri stati nessuno gestisce il partito come se fosse proprietà privata, l'esempio viene dalla Germania o Francia”. Insomma Berlusconi continua con il suo pensiero di partito azienda.Condivide il concetto anche Boccia che dichiara “l'errore che non si può più fare è quello di accettare di giocare nel terreno di Berlusconi. In alcuni momenti storici ci siamo andati e abbiamo perso perché è chiaro che in quel mondo è lui che comanda: lui vende sogni e si regala certezze. Questa stagione è finita non per ragioni anagrafiche ma perché è finito un ciclo dove l'Italia arriva vecchia, povera e ripiegata su stessa con disperato bisogno di ripartire e di essere uno snodo vero tra Oriente e Occidente. Il mondo ora è molto più aperto: l'Italia che viene raccontata da Berlusconi è un paese che non c'è, una piccola provincia in difficoltà”. “Il parlamento – continua Boccia – è diventato un votificio a prescindere dalla discussione. È sconfortante vedere che, in commissione parlamentare, anche quando vedi il tuo interlocutore disposto a crederti non può farlo per gli ordini impartiti dall'alto”.Tabacci ha rincarato la dose affermando che Berlusconi nonostante abbia “nelle mani forte maggioranza ha proseguito a legiferare attraverso decreti legge convertiti con il contributo della fiducia. Certo molto efficie per il suo governo ma non per il benessere del paese. L'Italianità viene venduta come obiettivo da raggiungere in deroga a ogni regola con una vera operazione di potere, con Tremonti teorico della gestione e dignitario del pensiero leghista che viene tenuta calma”.Per Boccia c'è una grande sottovalutazione dell'impatto culturale anche – e soprattutto – da parte degli organi di informazione. “Esiste una generazione intera che da 10 anni vive anestetizzata. Il timore di toccare il potere acquisito dal partito di riferimento è troppo forte. E tutto questo in stretto legame con il mondo degli editori”. Per il deputato PD questi verranno ricordati “come gli anni della debolezza strutturale del politica e dove il mondo economico ha determinato la politica e non viceversa come ci hanno insegnato i grandi statisti del passato. Il perimetro dove l'economia dovrebbe agire dovrebbe essere determinato dalla politica”.Tabacci alla domanda su quale prospettive vedesse dopo le elezioni americane, ha dichiarato che è necessaria una revisione del modello di sviluppo mondiale e, soprattutto, analizzarlo in rapporto con la qualità dei prodotti. “Spero che l'elezione di Obama sia un valido contributo al cambiamento. L'alternativa non è rosea, basta pensare che se i cinesi, oggi massimi produttori del low cost - dalla qualità discutibile - volessero cambiare rotta e vivere alla americana sarebbero necessari altri quattro pianeti come la Terra”. A.Dra

(Fonte: www.partitodemocratico.it)

giovedì 13 novembre 2008

Lavoro: Seminario Acli a Bruxelles

«Il riconoscimento dei diritti individuali di formazione è il miglior strumento di sostegno e promozione delle persone, dentro e fuori il lavoro». Lo ha detto il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero, a Bruxelles, nel corso del seminario organizzato dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani sul tema: "Conoscenza, lavoro e cittadinanza: condizioni dello sviluppo economico e sociale europeo". Con il contributo dell'Unione europea e dell'Eza, il Centro europeo per le questioni dei lavoratori.
«La formazione permanente - o Life long learning - rappresenta un diritto sociale e di cittadinanza» ha spiegato Olivero. «Ma da fattore di inclusione sociale rischia oggi di tradursi in ulteriore fattore di disuguaglianza. C'è infatti un problema di redistribuzione delle opportunità anche in riferimento alla formazione. Chi oggi riesce ad accedere alle attività di formazione sono i segmenti meno deboli della popolazione, spesso già in possesso di titoli di studi secondari. E' tempo di adottare in Italia una legislazione che riconosca la formazione permanente come diritto civico, realmente esigibile lungo tutto l'arco della vita»

mercoledì 12 novembre 2008

Orlando: Auguravo intesa con Udc in Abruzzo

(ASCA) - Roma, 11 nov - ''Nella vicenda abruzzese c'e' una cosa molto importante da far notare, abbiamo dimostrato che tra Idv e Pd c'e' un'alleanza strategica. Non siamo una corrente del Pd e credo che la forza di questa alleanza nasca proprio dalla diversita' dei due partiti''. Leoluca Orlando (Idv), intervistato da Lucia Annunziata su Red a ''Titoli'', ha commentato anche la mancata alleanza con l'Udc: ''Non dico nulla di segreto, mi auguravo che si potesse andare insieme anche con l'Udc, che pero' ha ritenuto di fare scelte diverse. Ne prendiamo atto''.

Tabacci a Tremonti: lei è un arrogante

ROMA - "Sì, sì, parli pure al telefono... lo fa perché lei è un arrogante". A Bruno Tabacci (Udc), che interviene nell'aula di Montecitorio sulla finanziaria, l'atteggiamento del ministro Tremonti non piace e gliele canta "a viso aperto, come sono abituato a fare. Lei parla al telefono perché vuol farci capire che ha cose piu' importanti da fare che ascoltarci, che noi non contiamo...".
Tabacci dice poi la sua sulla finanziaria e sulla crisi economica: "Le possibilita' che la crisi finanziaria si trasformi in crisi reale sono elevate. Molte famiglie rischiano di non mangiare il panettone". E il suo partito, l'Unione di Centro, garantisce il vicepresidente della comissione Bilancio, "sostiene le iniziative a favore delle famiglie e delle imprese, ma - è la stoccata di Tabacci- "il Governo cambi registro e adotti metodi piu' trasparenti". Perché, sottolinea l'esponente dell Udc, "occorre ristabilire con il Parlamento un rapporto istituzionale schietto, concreto e rispettoso delle rappresentanze del Paese che siedono alla Camera e al Senato".
(Fonte: Dire, 11/11/2008)

martedì 11 novembre 2008

Pd, Paolo Giaretta apre all'Udc

Appello a Casini: «C’è un’incompatibilità politica e culturale con il Carroccio»
Paolo Giaretta guiderà il Pd del Veneto fino alle elezioni europee ed amministrative della prossima primavera. Poi sarà il congresso a cercare quel ricambio generazione che l'ex sindaco di Padova sperava di innescare da subito. Lo ha confermato ieri lo stesso segretario di fronte ai 400 delegati regionali convocati a Padova per approvare il nuovo statuto del partito, assicurando che nelle prossime elezioni amministrative i candidati a sindaco e a presidente della provincia saranno selezionati con le primarie.
Ma è l'appello all'Udc l'aspetto politico più rilevante della sua relazione. Cogliendo l'affanno di un centrodestra bloccato dall'irrigidimento della Lega in Regione, Giaretta si è augurato che il partito di Casini «comprenda come vi sia una incompatibilità politica e culturale con la Lega dei Tosi e dei Gentilini, e si renda conto che vi è uno spazio per un serio rapporto politico con il Pd». Una strategia questa che potrebbe avere sviluppi a breve scadenza proprio su Padova, e in particolare per la candidatura alla presidenza della Provincia, dove il centrosinistra ha congelato ogni scelta interna in attesa di un segnale da parte dell'Udc.
Giaretta ha scaldato la platea attaccando Pdl e Lega ed affondando il colpo contro il presidente Giancarlo Galan. «Non facciamoci fuorviare dalle feroci divisioni tra Pdl e Lega ha avvertito - Sono semplicemente espressione di un durissimo braccio di ferro per la spartizione del potere dopo il forte travaso di voti che ha dovuto subire il Pdl. Alle prossime regionali il Pdl dovrà chinare la testa ed onorare il patto nazionale sottoscritto con la Lega, perché in questa terra di federalisti la politica la fanno a Roma». A Galan ha ricordato che sono 15 anni che governa la Regione senza che sia ancora stato aperto il Passante di Mestre, senza che la Pedemontana abbia fatto nemmeno un metro, senza che la Romea Commerciale abbia fatto nemmeno un metro, senza che la grande multiutility veneta abbia mai visto la luce, senza che il polo fieristico veneto sia mai nato.
Tornando alle vicende interne al Pd, Giaretta ha ammesso che davvero, dopo l'assemblea di luglio, aveva seriamente pensato di lasciare la segreteria. «Avevo sottovalutato ha spiegato - l'impegno necessario ad organizzare, animare ed indirizzare anche con la presenza fisica dei vertici». «Ho anche pensato ha proseguito che passata la fase di primo impianto potesse essere utile avere alla guida del partito una persona che avesse un bagaglio politico più leggero del mio, perché quando si ha un'esperienza più lunga si fa con più frequenza l'errore di guardare indietro, al passato».
Il Dottor Sottile di democristiana memoria - inchiodato suo malgrado alla poltrona di segretario regionale per mancanza di alternative e per imbarazzanti alchimie procedurali che ne avrebbero reso incerta la sostituzione si è presentato ieri negli inediti panni di Paolo il Vecchio. Certo, su quel gesto qualcuno ha malignato, interpretandolo come vile ed opportunistico, «ma se c'è da combattere una buona battaglia ha tagliato corto non mi sottraggo», annunciando di aver che ha già chiesto al suo capogruppo a Palazzo Madama la dispensa per restare meno a Roma e più nel Veneto.
Un "diamoci una mossa" subito tradotto in alcune iniziative concrete, a comunicare dall'organizzazione di due conferenze regionali: la prima programmatica e la seconda dei circa 500 circoli veneti, per fare il punto sulla esperienza del radicamento territoriale del partito. Nella gestione del partito, Giaretta cercherà di accentuare la collegialità dei vari organismi, puntando sulla valorizzazione dei coordinatori provinciali e la costituzione di un a conferenza dei sindaci.
Giaretta aveva aperto la sua relazione ricordando l'elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti. «Ha vinto un leader ha ricordato che porta il suo secondo nome di origine araba, in un paese choccato dalla tragica storia dell'11 settembre, in cui la destra americana ha cercato in ogni modo di suscitare paure e diffidenze». «La vittoria di Obama ha auspicato il segretario Pd ci incoraggia a ritrovare la forza e l'ispirazione che ha accompagnato la nascita del Pd».
Francesco Cassandro
(Fonte: Il Gazzettino)

FINOCCHIARO, POSITIVA ALLEANZA PD-UDC

(ASCA) - Roma, 11 nov - E' ''positiva'' l'alleanza tra il Pd e l'Udc che ha portato il centrosinistra alla vittoria nelle elezioni provinciali di Trento.
Lo ha sottolineato il presidente dei senatori del Partito democratico, Anna Finocchiaro, a margine di un convegno sul federalismo.
''A livello nazionale, anche in Senato - ha evidenziato Finocchiaro -, i rapporti tra le opposizioni sono continui, costanti e spesso coincidenti''.