martedì 17 febbraio 2009

GIARETTA (PD): GRUPPO DIRIGENTE SIA GENEROSO COME VELTRONI

(ASCA) - Padova, 17 feb - ''Dobbiamo considerare quello di Veltroni un gesto di grande generosità nei confronti del partito''. Lo dichiara Paolo Giaretta, senatore e segretario regionale del Partito Democratico Veneto.'' La sconfitta in Sardegna è stata grave e non possiamo nasconderlo - continua il leader dei democratici veneti -.Mi auguro che di fronte al gesto di generosità di Veltroni, che ha rimesso a disposizione il proprio mandato per salvaguardare il progetto del Partito Democratico, anche il gruppo dirigente sia capace di gesti altrettanto coraggiosi, di discontinuità e di innovazione, qualora domani il segretario confermasse l'intenzione a lasciare''. ''La soluzione definitiva alla leadership sarà nel congresso nazionale - conclude Giaretta - Ma anche nella fase transitoria che si apre, è necessario saper fare un salto di generazione e saper promuovere un volto nuovo della politica, che dia finalmente il senso che il PD non è una faticosa convivenza tra i due partiti di origine ma è davvero quel partito nuovo che si aspettano i nostri elettori''.

lunedì 16 febbraio 2009

XXIX Convegno Bachelet Azione Cattolica

(ASCA) La politica appare sempre più in difficoltà nella cura del bene comune. Scelte e comportamenti ''finiscono spesso per produrre caste di politici e amministratori privi di un'autentica etica pubblica'', con l'aggravante frequente dell'assenza ''di una adeguata ed oggettiva infromazione ai cittadini che appaiono sempre più vittime di media scandalistici o evasivi o strumentalizzati, e quindi di fatto emarginati dal circuito democratico della rappresentanza e poco stimolati alla partecipazione nelle varie dimensioni della politica''. E' una denuncia forte quella che viene dal XXIX Convegno Bachelet, promosso dall'Azione Cattolica Italiana sui temi della ''Crisi della politica e bene comune: alla ricerca di una rinnovata etica pubblica. A parlare è lo stesso presidente del consiglio scientifico dell'Istituto Bachelet, Gian Candido De Martin, osservando che il senso della questione morale in politica ''non è mera istanza di valori astratti non negoziabili, ma è coessenziale al modo di intendere in concreto la democrazia al servizio del bene comune possibile''. Quale il contributo dei cattolici per il superamento di una situazione come quella descritta? Giuseppe Tognon della Lumsa e poi una tavola rotonda animata da esponenti di alcuni movimenti cattolici (da Cesana di Cl ad Olivero delle Acli, a Loriga dei Focolarini, ad altri), hanno tentato di fornire alcune risposte. La politica, ha ricordato Tognon, non è in grado di riprodursi da sola, non contiene in sè le proprie ragioni, perché le prende sempre a prestito. Di qui la necessita' di avere sempre, sopra la tattica e l'attualità ''l'ethos collettivo''. Premessa è l'assunzione dell'amicizia nella prospettiva del bene comune. Amicizia come virtù politica, impegno politico in una missione comunitaria contro l'egoismo fatto sistema. Perché la politica non può essere ridotta ''occasione, a fortuna, a fatto tra i fatti, atto tra gli atti, a un qualcosa da indossare come un vestito, e come tale, quando si voglia, da cambiare, senza che ci sia un amico a guardarti tradire''.

sabato 14 febbraio 2009

SOCIAL WATCH

GIOVEDI' A MONTECITORIO LA PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO 2008

Rispondere alla crisi finanziaria ripartendo dai diritti umani. Sarà presentato giovedì 19 febbraio, a Montecitorio (Sala della Mercede - Palazzo Marini), dalle ore 10,30 alle 13,30, l'edizione italiana del Social Watch 2008, il rapporto statistico annuale dedicato ai progressi e alle regressioni nella lotta alla povertà e alla parità tra uomini e donne. Un monitoraggio continuo sullo sviluppo sociale nazionale e internazionale giunto oramai alla tredicesima edizione, dal primo rapporto del 1996.
Social Watch è una rete internazionale di organizzazioni dei cittadini impegnata nello sradicamento della povertà e delle sue cause, per un'equa distribuzione della ricchezza e la realizzazione dei diritti umani. La Coalizione italiana Social Watch da Acli, Arci, Wwf, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Lunaria, Mani Tese, Ucodep. Il rapporto Social Watch è realizzato con il contributo finanziario dell'Unione Europea.
Interverranno alla presentazione del Rapporto: Jason Nardi, coordinatore della Coalizione italiana Social Watch; Gianfranco Bologna, direttore scientifico Wwf Italia; Angela Comelli, coordinatrice Mani Tese; Sergio Giovagnoli, responsabile nazionale welfare Arci; Giulio Marcon, presidente Lunaria; Francesco Petrelli, presidente Ucodep; Antonio Tricarico, direttore della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale. Per le Acli interverrà il presidente nazionale Andrea Olivero.
È obbligatoria la registrazione entro il 16 Febbraio: info@socialwatch.it; 349-7817601
Ulteriori informazioni: www.socialwatch.it

venerdì 13 febbraio 2009

Lo scontatore elettrico

M'ILLUMINO DI MENO: SUL SITO DELLE ACLI LO "SCONTATORE ELETTRICO" PER CALCOLARE IL RISPARMIO ENERGETICO

Roma, 13 febbraio 2009 - Quanta energia risparmio se M'illumino di meno? Se rinuncio a un giro di lavatrice 3000 watt/ora. Se il pollo non lo cuocio al formo elettrico 2000 watt/ora. Se lavo i piatti a mano altri 3000 watt/ora.
Nella tradizionale giornata indetta da Caterpillar, la famosa trasmissione di Radio 2, per sensibilizzare i cittadini sul risparmio energetico, le Acli ripropongono sul loro sito - www.acli.it - lo "scontatore elettrico", un "pop up" che consente di quantificare il risparmio energico realizzato con un uso più attento degli elettrodomestici e dei dispositivi elettrici di casa: il forno elettrico, le spie luminose degli apparecchi, la lavastoviglie, l'aspirapolvere.
Ogni click sono 100 watt risparmiati, l'equivalente di una lampadina a incandescenza spenta per un'ora. Più elettrodomestici rinuncio ad accendere, più risparmio. Più risparmio, più "clicco". Così funziona lo "scontatore elettrico". Un gioco per rendere visibile il proprio risparmio e ricordare a tutti - dicono le Acli - che «risparmiare energia è gratis: un consumo critico è un consumo intelligente».

giovedì 12 febbraio 2009

I 60 anni della rivista delle Acli

Compie 60 anni "Azione Sociale" la rivista delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani. La prima pagina del 23 gennaio 1949: "Chi non lavora non mangia". La riflessione del direttore di Conquiste del Lavoro sul ruolo del sindacato oggi

Azione Sociale (Aesse), la rivista delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, compie 60 anni. Il primo numero del 2009, da qualche giorno interamente consultabile on line, celebra l'anniversario ripubblicando l'editoriale di quel lontano 23 gennaio 1949 e riproducendone l'intera prima pagina. A fianco della testata, l'incoraggiamento di Pio XII: "Un cristianesimo vivo nel mondo del lavoro". Tra i titoli più belli: "Chi non lavora non mangia". Che rievocano in modo suggestivo il clima di quegli anni e la sorprendente attualità di alcune questioni. Come quella della rappresentanza dei lavoratori. "A che serve oggi il sindacato?" è infatti il tema del Primo Piano affidato alla firma di Francesco Guzzardi, direttore di Conquiste del Lavoro, il quotidiano della Cisl.
Tre nuove rubriche dedicate alla Costituzione, alla legalità e all'immigrazione
Tre nuove rubriche accompagneranno i numeri della rivista delle Acli per tutto il 2009. Ogni mese un articolo su La Costituzione a firma di un illustre costituzionalista. Inizia Valerio Onida, presidente emerito della Coste Costituzionale, sull'articolo 2, i "diritti inviolabili dell'uomo" e i suoi "doveri inderogabili".
Scelta di parte racconta la storia di un'azienda, un imprenditore, una cooperativa che abbiano scelto la legalità contro i ricatti delle mafie e della criminalità. Con l'invito a "scegliere" i loro prodotti. A partire, in questo numero, dalle "Arance pizzo-free" di Carmelo Pappalardo, imprenditore agricolo siciliano.
Il mondo è qui, infine, sono le storie dei cittadini stranieri che ogni giorno fanno l'Italia con il loro lavoro. Najji Mohamed, marocchino, in Italia dal 1989, oggi coltiva e vende fragole, lamponi e mirtilli con la cooperativa agricola Sant'Orsola, nella Valle dei Mocheni, a 20 chilometri da Trento.

mercoledì 11 febbraio 2009

Uniti per il bene dell'Italia

Il PD prepara le giornate di proposta politica per uscire dalla crisi
"Sarebbe molto importante se tutto il paese si mobilitasse contro la disattenzione e la totale assenzadel governo sulla crisi". Lavoratori e imprenditori insieme per sollecitare il governo a prendere in tempi brevi e con concretezza, un piano anti-crisi. Questo è l'auspicio che il segretario del PD, Walter Veltroni, ha espresso durante la conferenza stampa di presentazione della “Manifestazione per la Costituzione” e “PD Day”, ovvero le giornate di mobilitazione generale contro la crisi, dal 14 al 16 febbraio.Per Veltroni “c'è una sottovalutazione totale della crisi da parte del governo: l'Italia e' l'unico paese in cui il governo non ha varato un grande piano''. Un piano invece elaborato dal Partito Democratico, che verrà presentato sabato mattina.“Sarebbe importante che i sindacati e le categorie imprenditoriali - ha aggiunto Veltroni - non dovendo manifestare e scioperare gli uni contro gli altri essendo accomunati da un destino comune, si mobilitassero insieme per avere un piano anti-crisi. In Francia le categorie si sono mobilitate contro il piano di Sarkozy, in Italia potrebbero farlo per averne uno''.L'obiettivo del PD è quello invitare tutte le forze sociali ad una mobilitazione unitaria. Insieme per il bene del Paese e per renderlo più competitivo. Esattamente l'opposto di quanto sta favorendo il governo che cerca di dividere tutte le parti in causa a cominciare dai sindacati. “La crisi economica - ha aggiunto Veltroni - è una vera emergenza nazionale. Centinaia di aziende chiudono, migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione o in mobilità, il ché spesso equivale alla perdita del posto di lavoro". “La struttura delle piccole e medie imprese caratterizzano il tessuto economico italiano. Se vanno in crisi loro va in crisi il Paese". Domani a Piazza SS. Apostoli “sarà una grande manifestazione, democratica, civile in difesa dello spirito costituzionale che oggi tante persone sentono minacciato". La Costituzione rappresenta le fondamenta dello Stato. “La si può cambiare - ha concluso Veltroni - ma nel rispetto delle regole e dei suoi principi. Bisogna inchinarsi alla Costituzione, lo ribadisco. Se oggi tante persone sentono che lo spirito costituzionale è minacciato è giusto ascoltare le parole di chi, come Oscar Luigi Scalfaro, ha contribuito a scriverla".
L'appuntamento è per domani, giovedì 12 febbraio a Roma, in Piazza SS. Apostoli a partire dalle ore 18.00.
Sabato, alle ore 10, presso il Tempio di Adriano in piazza di Pietra, a Roma, il governo ombra e Walter Veltroni presenteranno alle parti sociali le proposte anticrisi del Partito Democratico. All’incontro parteciperanno, tra gli altri, i vertici di CGIL, CISL, UIL, UGL, Confsal, Confindustria, Confartigianato, CNA, Confapi, Casartigiani, Ance, Confcommercio, Confesercenti, Unioncamere, Legacoop, Confcooperative, Associazione generale cooperative italiane, Unione nazionale cooperative italiane, Confagricoltura, CIA e Coldiretti. A seguire, dalle ore 12.30, Veltroni sarà al circolo del PD Arca in viadegli Angeli 147 a Roma.

martedì 10 febbraio 2009

Giorno del Ricordo

Il Giorno del ricordo che è stato voluto dal Parlamento corrisponde "all'esigenza di un riconoscimento umano e istituzionale già per troppo mancato e giustamentesollecitato". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parla al Quirinale in occasione della giornata che ricorda la tragedia delle foibe e l'esodo dall'Istria e dalla Dalmazia di 350mila italiani nel dopoguerra e rivendica la necessità di conservare la memoria e di coltivarla, respingendo ogni accusa di revanscismo e nazionalismo.

Il Giorno del ricordo "non ha a nulla a che vedere col revisionismo storico, col revanscismo e col nazionalismo" ma l'Italia, ieri come oggi, ha detto oggi Napolitano al Quirinale nel giorno in cui si celbrano le vittime delle foibe, per il Capo dello Stato non si possono dimenticare le sofferenze, "sino a un orribile morte" inflitte a italiani "assolutamente immuni da ogni colpa".
Napolitano dice no al revisionismo storico ma anche che non si possono cancellare le sofferenze di tanti italiani innocenti che furono infoibati tra il 1943 e il 1945 dal regime comunista di Tito.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini si è fatto promotore di un'iniziativa legislativa che mira a restituire nei documenti l'identità "italiana" agli esuli istriani, giuliani e dalmati. Fini ne parla in una risposta ad una lettera di un'esule dalmata, la signora Federica Haglich, pubblicate entrambe oggi da "Il Gazzettino". La donna pone il problema dell'identità nei documenti anagrafici che lei ed altri esuli ottengono dallo Stato italiano con l'indicazione di nazionalità "yugoslava". Fini rende noto di aver scritto personalmente al presidente del Consiglio e al ministro dell'Interno "affinché possano individuare quanto prima una soluzione legislativa per poter annotare nei documenti di identità degli esuli e dei loro familiari la dicitura italiana anziché 'yugoslava"'.

'Ancora lunga è la strada da percorrere affinché la tragedia delle foibe e dell'esodo delle genti istrodalmate riesca a innervare la coscienza storica e morale della Nazione'. Lo ha detto oggi Ettore Rosato, deputato del PD e membro del Copasir, in occasione delle celebrazioni del Giorno del Ricordo. 'Ritengo di alto valore simbolico - prosegue - l'aver ospitato a Montecitorio la rievocazione del dramma di chi, vittima di brutale ideologia o di meschini interessi, perse beni, terra e spesso la vita'. 'Proprio in omaggio a queste sofferenze e alla verita' storica, nello spirito del Giorno del Ricordo - secondo Rosato - sarebbe apprezzabile un'iniziativa del Dipartimento dell'informazione, comunicazione ed editoria, volta a promuovere sui media anche l'uso della toponomastica italiana per quei luoghi, borghi e città d'Istria e Dalmazia che per lunghi secoli videro viva eradicata la lingua e la cultura veneta'. 'Oltre ai riconoscimenti simbolici, però - puntualizza Rosato - le sofferenze degli esuli attendono dallo Stato provvedimenti concreti, che assicurino equi indennizzi, benefici previdenziali, restituzione dei beni. Tutti nodi che sono sul tavolo di coordinamento tra il Governo e le associazioni degliesuli - conclude Rosato - affidati allo sperimentato equilibrio del sottosegretario Gianni Letta e al senso di responsabilità di tutte le forze politiche. Uniti, spero, dal doveroso impegno di non arrivare troppo tardi'.

Obama scrive a Veltroni

Lavorare insieme. Barack Obama lo chiede a Walter Veltroni in un messaggio di ringraziamento per la lettera di felicitazioni inviatagli dal leader del Pd dopo la sua elezione alla Casa Bianca. "Stati Uniti e Italia - scrive Obama - devono far fronte ad una serie di sfide che credo riusciremo ad affrontare meglio insieme. Abbiamo però anche delle straordinarie opportunità che, se riusciamo a cogliere, possono far crescere i nostri obiettivi comuni. Ora che cominciamo a lavorare insieme, sarà per me di fondamentale importanza la nostra collaborazione".

domenica 8 febbraio 2009

Appello di Medici senza frontiere

Siamo medici e infermieri, non siamo spie

Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG) lanciano un appello per chiedere ai Senatori di respingere l'emendamento che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria.
L'attuale Testo Unico sull'Immigrazione (Decreto Legislativo 286 del 1998) prevede che «l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano».
Il rischio di essere segnalato creerebbe nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza, in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie. Ciò potrebbe creare condizioni di salute particolarmente gravi per gli stranieri - con aumenti dei costi legati alla necessità di interventi più complessi e prolungati - e ripercussioni sulla salute collettiva - con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili.
La cancellazione del principio di non segnalazione vanificherebbe inoltre un'impostazione che nei 13 anni di applicazione (il principio è presente nell'ordinamento italiano già dal 1995) ha prodotto importanti successi nella tutela sanitaria degli stranieri: riduzione dei tassi di Aids, stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno-infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale…).
MSF, SIMM, ASGI e OISG invitano la società civile a sottoscrivere l'appello ai Senatori, che ha già raccolto 12880 adesioni.
MSF, SIMM, ASGI e OISG organizzano inoltre una fiaccolata della società civile il 2 febbraio davanti a Montecitorio (vedi mappa) dalle 17:30 alle 20:00, alla quale sono invitati a partecipare operatori sanitari, associazioni, organizzazioni, rappresentanti della società civile e cittadini.
(Fonte: Medici Senza Frontiere)

Soru versus il Caligola di Arcore

(Fonte: Aprileonline, Articolo di Raffaele Deidda)
Rispondendo a Berlusconi che gli dava del fallito, il governatore uscente della Sardegna lo paragona al dispotico imperatore romano. Effettivamente non sono poche le analogie fra il premier e Gaio Cesare Germanico che dominò tra il 37 e il 41 d.C.

Chi l'ha detto che Renato Soru è un introverso e non possiede il senso dell'umorismo? Anche se pronunciate con un'espressione piuttosto rabbuiata, le parole dell'ex governatore della Sardegna, riportate nell'intervista al quotidiano La Repubblica, in risposta alle accuse di Berlusconi: ("E' un incantatore di serpenti, è una persona che è fallita in tutto quello che ha fatto: é fallito come imprenditore, come politico, come governatore della Sardegna''), contengono più ironia di quanto non trapeli ad una prima lettura: "Silvio Berlusconi si comporta come Caligola, lui vuole prevaricare su tutto e su tutti. Ma anche per l'Italia, così come è accaduto per Roma, verranno tempi migliori".
Il Cavalier Berlusconi è stato equiparato da Renato Soru all'imperatore romano Gaio Cesare Germanico detto Caligola. che regnò dal 37 fino al 41 dopo Cristo, anno in cui fu ucciso da un gruppo di sue guardie. La storia ci ha tramandato un'immagine di Caligola ben poco edificante, essendo l'eccentricità e la depravazione le sue caratteristiche principali oltre al suo, divenuto proverbiale, despotismo. Stando alle fonti, Caligola, al culmine del suo regno, avrebbe voluto essere proclamato dio. Pare inoltre che abbia nominato senatore il proprio cavallo, che si chiamava "Incitatus", al solo fine di manifestare il suo totale disprezzo per il Senato.Facendo esercizio di ricerca di analogie fra il cavaliere brianzolo e il despota romano ci sarebbe effettivamente da mettere in risalto delle similitudini, forse non colte nel corpo delle poco amichevoli espressioni di Renato Soru in risposta alle pesanti affermazioni di Silvio Berlusconi.
Prima similitudine: Caligola aveva una scuderia a Roma, Berlusconi l'ha avuta e forse l'ha ancora ad Arcore.Seconda similitudine: Caligola aveva gli stallieri che accudivano i cavalli, Berlusconi pure. Ignoriamo come si chiamasse lo stalliere di Caligola e quali qualità possedesse ma conosciamo il nome di quello di Berlusconi, tale Mangano, e abbiamo appreso dallo stesso Cavaliere che trattavasi di un eroe. Notissimo e certificato mafioso, ma comunque eroe.Terza similitudine: la reggia di Caligola era continuamente meta di pellegrinaggio da parte di personaggi più o meno importanti che partecipavano ad enormi banchetti e festini. Anche la reggia berlusconiana di Arcore e quella a sud dell'impero, Villa Certosa in Sardegna, hanno ospitato e continuano ad ospitare personaggi importanti come i capi di stato degli altri paesi e quelli meno importanti rappresentati dai vassalli del Cavaliere.Quarta e forse più significativa similitudine: Caligola ha nominato senatore il suo cavallo Incitatus . Berlusconi ha nominato ministro della Giustizia il suo segretario particolare Angelino e altri ministri o sottosegretari provengono direttamente dalle "scuderie" di Arcore.Per via della continuità della storia ancora oggi si parla di "cavalli di razza" per i politici più in vista, mentre per le donne in carriera politica è preferibile evitare questa espressione, per ovvi motivi di decenza e la delicatezza di recenti "rumors" collegati a vere o presunte intercettazioni telefoniche in materia di pornopolitica.
Fra i frequentatori di Arcore figura da circa 30 anni, per sua esplicita, orgogliosa ammissione ("Ho cominciato a frequentare Arcore appena finito il liceo") tale Ugo Cappellacci, commercialista e figlio dell'ex commercialista del Cavaliere, che il signore di Arcore ha voluto "manu militari" quale candidato governatore in Sardegna, come sua diretta espressione in quella parte geografica dell'impero che ancora non ha ceduto al suo potere ormai quasi assoluto. Proprio quell'isola, dove ha sede la più fastosa sede di rappresentanza del despota Silvio - Caligola, isola ancora irrispettosamente disubbidiente ai voleri e ai capricci dell'imperatore.Che importa al cavaliere se il cavallo Ugo è semi-sconosciuto? Forse che Angelino Alfano se lo filava qualcuno prima che il Cavaliere lo nominasse ministro facendogli addirittura saltare l'inutile e burocratico passaggio alla Camera o al Senato? E forse che Incitatus se lo erano "montato" in tanti, prima della sua nomina a senatore decisa da Caligola? Come si permettono i sardi, che neppure sapevano prima della visita di Berlusconi al nuraghe Losa, che i nuraghi erano dei semplici magazzini di derrate alimentari (altro che reggie-fortezze!), di contrastare i disegni del monarca assoluto?
E questo Soru, perché non ride mai delle facezie dell'imperatore, perché contesta il (poco) panem e i (tanti) circenses che l'imperatore vuole distribuire generosamente ai sudditi della Sardegna?Perché non tace e si mette prono anche lui, questo sardo a cui il despota da impunemente del fallito come imprenditore e come politico, essendo protetto dal lodo creato apposta per lui dal fido Angelino?
''Ho un senso di pena per quest'uomo ormai alle soglie della vecchiaia" ha commentato Renato Soru che ha poi aggiunto: "Ci si aspetta che una persona di quell'età migliori, diventi più' saggia, e magari si spera nella "grazia di Stato" che lo renda più' adeguato al ruolo che ricopre. Purtroppo con Berlusconi tutto questo non e' successo''.
C'è da osservare che Caligola lasciò molto presto, appena trentenne, la scena politica di quell'epoca, sicuramente "barbara" e sanguinaria che non vorremmo mai rivivere, evitando così altri danni e altre barbarie prodotte per mano sua alla "civitas" di allora.Nel caso di Berlusconi sarebbe davvero apprezzabile se, dopo aver vissuto così intensamente, pericolosamente, e da molti anni anche impunemente, da parte del Cavaliere arrivasse un segnale di saggezza e cioè la rinuncia al despotismo, al capriccio del potente, all'impunità, agli ostracismi, al disprezzo per tutto ciò che non è in sintonia con i suoi desiderata, alle sue agghiaccianti battute.
I suoi nipotini potrebbero recuperarlo fattivamente al ruolo di nonno affettuoso e premuroso che manifesta nelle patinate riviste di famiglia, per i suoi fedelissimi sarebbe più agevole sostenere una linea politica che non coincida con il solo volere dell'imperatore e i cittadini italiani, in attesa che il voto democratico rimandi nonno Silvio a casa, potrebbero forse smettere di vergognarsi di essere rappresentati dall'anziano despota che manifesta, con l'avanzare dell'età, segni sempre più evidenti di incontinenza generalizzata.

giovedì 5 febbraio 2009

IMMIGRAZIONE: ACLI, EMARGINAZIONE SANITARIA PERICOLOSA PER LA SICUREZZA DI STRANIERI E ITALIANI

L'emendamento approvato dal Senato sulla denuncia dei "clandestini" da parte dei medici
Il presidente Olivero: «Gravissimo passo indietro sul piano dei diritti e dell'integrazione»

Roma, 5 febbraio 2009 - «Un gravissimo passo indietro sul piano dell'integrazione e della stessa sicurezza». Questo il giudizio delle Acli sull'approvazione da parte del Senato dell'emendamento nel disegno di legge sulla Sicurezza che abolisce la norma, prevista dal Testo Unico sull'immigrazione, per cui il medico non deve denunciare lo straniero, qualunque sia il suo status giuridico in Italia, che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche. «Non si favorisce la sicurezza e la legalità - afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero - producendo leggi ingiuste e inapplicabili. Non si possono introdurre nell'ordinamento giuridico principi contrari a quelli dichiarati e praticati nella vita professionale di medici e operatori sanitari, che del resto proprio nei giorni scorsi, insieme a tante associazioni, avevano chiesto a gran voce che questo emendamento venisse ritirato per le gravi conseguenze che ne sarebbero derivate».
Le Acli auspicano l'attivazione dell'obiezione di coscienza da parte di tutti gli operatori sanitari, «per il rispetto che si deve a ogni vita umana». Ma temono che la legge possa provocare «un'emarginazione sanitaria degli stranieri irregolari presenti in Italia con un grave rischio per la loro salute ma anche per la sicurezza della popolazione italiana in termini di diffusione delle malattie».
Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani contestano quindi l'approvazione dell'emendamento che impone una tassa ulteriore per il rilascio del permesso di soggiorno tra i 50 e i 200 Euro, e quello che stabilisce la nascita di un Registro dei clochard, «cioè della loro schedatura». «L'incapacità di gestire la questione sicurezza sembra riversarsi con rabbia contro i più poveri» commenta il presidente Olivero. «La sicurezza, fisica e sociale, deve essere un bene per tutti, italiani e stranieri, qualunque sia la condizione economica delle persone. Ma sono l'integrazione e l'inclusione sociale che garantiscono la sicurezza, non il contrario. Continuare su questa strada ci allontana dalla soluzione del problema».

Napolitano fermi il "poker di porcherie"

ROMA (5 febbraio) - Silvio Berlusconi si appresta a varare un «poker di porcherie», di fronte al quale il presidente della Repubblica non può restare inerte. E' il contenuto della lettera che Antonio Di Pietro indirizza a Giorgio Napolitano. «Quello che sta avvenendo nel nostro Paese, a opera dell'attuale governo - scrive il leader dell'Idv - sembra ricalcare più le orme del partito nazionalsocialista tedesco degli anni '30 che quelle di una democrazia fondata sul diritto».Dopo il «massiccio» ricorso a decreti legge e fiducie, aver occupato «occupato l'informazione pubblica e privata in totale conflitto di interessi», «mortificato», con il Lodo Alfano il principio dell'uguaglianza della legge, ora il premier è rponto per un «poker di porcherie degno del peggior modello argentino».Di Pietro si riferisce «alla nomina dei componenti del Cda Rai, la modifica dell'organo di autogoverno della Corte dei Conti, la limitazione delle intercettazioni telefoniche, la modifica dei regolamenti parlamentari. Occupando la Rai, i cittadini non potranno più sapere quel che accade nelle segrete stanze del potere e non potranno più esercitare alcun controllo democratico. Modificando i componenti della Corte dei Conti - che ha il compito specifico previsto dalla Costituzione di controllare i conti della pubblica amministrazione - si mette anche tale organismo sotto il controllo dell'esecutivo che, quindi, potrà falsificare a proprio piacimento i bilanci dello Stato senza che nessuno possa impedirglielo». «Limitando indiscriminatamente le intercettazioni telefoniche - continua Di Pietro - si impedisce alla magistratura di fare il proprio dovere e di contrastare efficacemente la criminalità organizzata. Stravolgendo i regolamenti parlamentari si impedisce all'opposizione di esercitare i suoi diritti costituzionali e si riduce il parlamento a un semplice zerbino dell'esecutivo».

(Fonte: Il Messaggero)

mercoledì 4 febbraio 2009

E' morto Cortelazzo, decano dialettologi

(AGI) - Bologna, 4 feb. - E’ deceduto all’età di 90 anni a Padova, città in cui abitava e aveva insegnato, lo studioso Manlio Cortelazzo, autore del dizionario etimologico della lingua italiana pubblicato dall’editore Zanichelli. Cortelazzo ha scritto nel corso degli anni moltissimi contributi scientifici, ideato e realizzato ricerche e pubblicazioni nel campo della dialettologia. Dal 1967 aveva la cattedra di Dialettologia, anno della sua istituzione a Padova, ove era attualmente professore emerito della Facoltà di Lettere. Cominciò a collaborare con la casa editrice Zanichelli nel 1965, invitato dal professor Luigi Rosiello, uno dei curatori dello Zingarelli, vocabolario della lingua italiana pubblicato da Zanichelli nella sua decima edizione nel 1970 per la stesura delle etimologie, per la prima volta inserite in un vocabolario d’uso. Da questa collaborazione nacque il progetto per la realizzazione di un prodotto scientifico assai impegnativo che avrà grande risonanza nel mondo culturale. Il Dizionario etimologico della lingua italiana, ideato e redatto con Paolo Zolli, fu pubblicato in 5 volumi usciti fra il 1979 e il 1988. La seconda edizione, sempre pubblicata da Zanichelli, in volume unico e accompagnato da un cd-rom - curato da Manlio Cortelazzo con la collaborazione di Michele - uscì nel 1999 profondamente aggiornata perché accolse i risultati delle molte ricerche scientifiche effettuate nel frattempo. Il dizionario (in sigla Deli) è opera di riferimento non solo per l’etimologia italiana, consultato e citato da studiosi italiani e stranieri perché risponde alle più rigorose esigenze linguistico-etimologiche e filologiche, ma - spiega la bolognese Zanichelli - è anche un’ opera di conoscenza in senso ampio, capace di soddisfare anche le esigenze di chi è interessato all’evoluzione del lessico e ai suoi rapporti con la storia e con i dialetti, e le usanze locali.

Università: morto Cortelazzo, scompare decano dialettologi
(ANSA) - PADOVA, 4 FEB - Il decano dei dialettologi ed etimologisti italiani, Manlio Cortelazzo, è morto a 90 anni, a Padova. I funerali si terranno a Padova, secondo il rito accademico, venerdì prossimo. Cortelazzo era professore emerito di Dialettologia italiana, autore di centinaia di saggi, il suo nome è soprattutto legato al Dizionario etimologico della lingua italiana. Negli anni ‘70 ha diretto il Centro di Studio per la Dialettologia Italiana del Cnr.

Addio a Manlio Cortelazzo, lo storico del dialetto veneto
PADOVA (4 febbraio) - Il decano dei dialettologi ed etimologisti italiani, Manlio Cortelazzo, è morto a 90 anni, a Padova. Il suo ultimo intervento pubblico era stato a Rovigo, il 13 aprile 2008, al convegno in ricordo di Bruno Migliorini, uno dei suoi maestri. I funerali si terranno a Padova, secondo il rito accademico, venerdì prossimo nel Cortile Antico del Palazzo del Bo con l'alza bara. Seguirà il rito religioso nel Tempio della Pace mentre la tumulazione é prevista a Galzignano Terme (Padova). Cortelazzo era professore emerito di Dialettologia italiana all'Università di Padova; autore di centinaia tra volumi e saggi in riviste scientifiche, italiane ed estere, il suo nome è legato soprattutto al Dizionario etimologico della lingua italiana. Un suo altro merito è la promozione degli studi dialettologici negli anni Settanta, quando dirigeva il Centro di Studio per la Dialettologia Italiana del Cnr. Lucido e operoso fino alla fine, ha dato alle stampe, nel 2007, il Dizionario veneziano della lingua e della cultura popolare nel 16/o secolo (Limena, 2007) mentre nel 2008 ha pubblicato il volume Metodi statistici applicati all'italiano.

(Fonte: Il Gazzettino)

Verso la Conferenza Nazionale del Welfare

Verona. Venerdì 6 febbraio, presso la Sala Salieri del Centro Congressi VeronaFiere, in viale del Lavoro, 8, tappa veneta di avvicinamento alla Conferenza Nazionale del Welfare del Pd dal titolo «Contro la crisi: quale welfare?». A partire dalle ore 10.00 si susseguiranno interventi di esponenti delle istituzioni, della politica e delle parti sociali, tra gli altri: Paolo Giaretta, segretario regionale Pd, e Tiziano Treu, senatore Pd. Alle ore 18.00 le conclusioni di Enrico Letta, ministro ombra competente per il Pd.

martedì 3 febbraio 2009

Il saluto di Dellai al "Treno della memoria"

400 ragazzi trentini, 50 giovani di Cesena, 250 friulani in viaggio verso Cracovia. Meta finale il campo di concentramento di Auschwitz in Polonia

Trento - "Coltivare la memoria della Shoah significa non solo rendere un doveroso omaggio alle vittime dello sterminio perpetrato dal nazismo, ma anche elevare un argine contro il pericolo rappresentato, oggi, dai rigurgiti del razzismo e dell'antisemitismo". Con queste parole il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai ha salutato oggi i circa 400 ragazzi trentini partiti alla volta di Auschwitz, per la quinta edizione del "Treno della memoria", manifestazione organizzata dall'associazione torinese Terra del fuoco e dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani e promossa appunto dalla nostra Provincia.
All'assemblea plenaria che ha preceduto la marcia verso la stazione, sono intervenuti, presso la sala della Cooperazione, Giovanni Kessler presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, Roberto Bombarda presidente del Forum, Marta Dalmaso assessore provinciale all'Istruzione e sport, Lia Beltrami Giovanazzi assessore provinciale alla solidarietà internazionale e alla convivenza, Renato Ballardini, nelle sue vesti di ex partigiano, ed ancora, lo scrittore Alessandro Tamburini e Oliviero Alotto vicepresidente di Terra del Fuoco.
Il presidente Dellai, alla partenza del convoglio ferroviario, attorno alle 13.15, ha voluto rivolgere ai partenti un caloroso saluto. "La memoria - ha detto - non è solo passato, è anche garanzia di libertà e democrazia. Guardiamo al passato per vivere e comprendere il presente".
Anche Giovanni Kessler, presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, ha salutato i 400 ragazzi trentini, riunitisi stamattina per un'assemblea plenaria prima della partenza. La ricerca della pace e la necessità di ricordare per non commettere in futuro gli errori del passato sono stati il filo conduttore dei diversi interventi succedutisi in una sala della Cooperazione particolarmente gremita. Sono poi stati proiettati alcuni video, di cui uno sugli scontri di Gaza, a testimoniare la persistente necessità della riflessione sul tema della pace.
Dopo la riunione i partecipanti si sono diretti in "marcia" verso la stazione di Trento, da cui - alle 13.15 - è partito il Treno della memoria. L'arrivo a Cracovia è previsto per la mattinata di domani. Dopo un primo giorno dedicato all'orientamento e varie attività di riflessione sul tema della pace, giovedì è prevista la visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.
Il viaggio in Polonia è il punto culminante di un percorso più lungo caratterizzato da una lunga fase preparatoria - con incontri, dibattiti, laboratori - e da una fase successiva di testimonianza sul territorio. Il blog www.blog.perilmiofuturo.it ospiterà nei prossimi giorni un diario del viaggio del "Treno della Memoria" .

(Fonte: http://www.newsitaliapress.it/)

lunedì 2 febbraio 2009

Paolo Guzzanti, PdL addio

Il giornalista deputato di Forza Italia spiega i motivi della scelta: "Sostegno entusiasta a Putin, Parlamento cane da slitta del governo, totale assenza di democrazia interna"

Roma, 2 febbraio 2009 - Paolo Guzzanti lascia Forza Italia e il gruppo del Pdl alla Camera, si iscrive al Misto e al Partito liberale. Ad annunciarlo è lo stesso giornalista in una lettera a Silvio Berlusconi.
Due i motivi della scelta: il sostegno ''entusiasta, personale e amicale al signor Vladimir Putin'' da parte di Silvio Berlusconi per la ''criminale invasione della Georgia" e la condizione ''preagonica della democrazia parlamentare italiana''.
Nella lettera aperta d'addio, Guzzanti sottolinea che "il Parlamento è oggi ridotto al rango di cane da slitta del Governo, costretto a correre sotto i colpi di frusta dei voti di fiducia (undici, mentre 44 delle leggi approvate su un totale di 45 portano la firma del Governo) con cui approvare decreti legge che meriterebbero invece ampia, autonoma e approfondita discussione e correzione da parte dei rappresentanti del popolo".
Così "oggi il Parlamento prende ordini dal Governo anzichè esserne il controllore,essendone semmai il controllato, ciò che rende la democrazia parlamentare un cadavere o meglio uno zombie".
Guzzanti lamenta inoltre "la totale assenza, malgrado operazioni di facciata come i ridicoli gazebo, di una sia pur larvata forma di democrazia interna in Forza Italia, partito diventato sempre più un organismo autoritario e piramidale, incapace persino di celebrare un vero Congresso in cui poter ascoltare e votare voci sia discordi che concordi. Ho assistito per anni con imbarazzo, condiviso anche da tantissimi colleghi, a delle kermesse che potevano essere indifferentemente manifestazioni di Forza Italia o celebrazioni per il compleanno di Kim Il Sung. Tu sei l’unico leader di partito che si presenta alla sua gente sul palco di un teatro circondato dai gorilla con la radiolina nell’orecchio, anche quando non è primo ministro".
"Politica estera, collasso istituzionale e assenza di democrazia interna -riassume in conclusione il giornalista- mi inducono a prendere la sofferta decisione di andarmene, non senza averti però prima dato atto di aver realizzato progressi storici e positivi verso il bipartitismo, di aver in particolare creato dal nulla con uno sforzo personale e insostituibile una destra democratica che all’Italia mancava e che oggi, grazie al tuo lavoro, esiste anche se soffre di gravi menomazioni. L’ultima mia delusione è di vedere che nel corso dei quasi 15 anni del tuo impegno politico, non hai fatto nulla per dare a questo Paese la tanto attesa rivoluzione liberale che le grandi democrazie hanno avuto e che all’Italia è stata negata. Questo è il motivo per cui ho scelto di proseguire la mia battaglia nel rinascente Partito liberale che fu di Einaudi e Malagodi".
(Fonte: Quotidiano Nazionale)

La crisi mondiale e le soluzioni cooperative

Intervenendo alle Giornate dell'Economia Cooperativa promosse a Milano da Legacoop, il premio Nobel dell'Economia Amartya Sen ha sottolineato l'importanza dell'economia cooperativa proprio in epoca di crisi. A seguire una sintesi del suo intervento:

Legacoop meeting, Milano, 23.1.09
LA CRISI MONDIALE E LE SOLUZIONI COOPERATIVE
di Amartya Sen
L’anno appena trascorso, il 2008, è stato un anno di crisi. Una crisi alimentare che ha minacciato in particolare i consumatori poveri in Africa, e una crisi petrolifera che ha interessato tutti i paesi importatori di petrolio. Inoltre, la recessione globale, iniziata solo alcuni mesi fa, si è aggravata con una rapidità mai sperimentata dopo la grande crisi degli anni ‘30. Il 2009 sembra preannunciare un ulteriore aggravamento della recessione. Mentre le fortune di molti ricchi hanno registrato pesanti declini, i più toccati sono stati coloro che si trovano alla base della piramide nei diversi paesi del mondo. Alcuni commentatori si preoccupano di una critica forse eccessiva nei confronti del capitalismo come causa degli attuali problemi attribuiti a una cattiva governance e alla sfortuna, mentre altri, riconoscendo l’esistenza di seri problemi
nell’assetto attuale, suggeriscono una sorta di capitalismo riformato, un “nuovo capitalismo” come viene spesso definito. Effettivamente, non è perfettamente chiaro di che tipo di sistema capitalistico, economico o sociale, si tratti, e se il termine possa essere di qualche utilità ai nostri giorni. In effetti, i primi fautori del mercato non considerarono il suo puro meccanismo come un naturale campione di eccellenza. Adam Smith aveva osservato che per essere efficace, l’economia di mercato richiede alcuni valori, quali in particolare, la fiducia reciproca e l’astensione da un eccesso di attività alla ricerca del profitto. Smith disse anche che la ricerca del profitto, la spinta del libero mercato, doveva essere sostenuta da altri valori che animano l’essere umano come la solidarietà, la generosità, il senso dello Stato, poiché problemi come la disuguaglianza, la povertà e la privazione devono essere affrontati in un modo che la
spinta del profitto da sola non è in grado di fare. Che la mancanza di fiducia sia una delle ragioni del continuo aggravarsi dell’attuale crisi economica è sotto gli occhi di tutti. Malgrado le immense iniezioni di denaro fresco nell’economia americana, in gran parte proveniente dal governo, le banche e gli istituti finanziari non sono inclini a scongelare il mercato del credito. Anche molte altre attività si stanno ridimensionando, in parte reagendo alla domanda ormai diminuita, ma anche nel timore di ulteriori future riduzioni. Uno dei problemi che l’amministrazione Obama dovrà affrontare è che la crisi reale, dovuta a una cattiva gestione finanziaria e a diverse trasgressioni, è stata gravemente peggiorata dal crollo psicologico. Un’economia di mercato è fortemente dipendente dal meccanismo psicologico della fiducia reciproca e della crescita cooperativa e questo dovrà essere un elemento centrale nella ripresa economica, oltre a tutte le riforme istituzionali che si dovranno attuare. Poiché la fiducia genera fiducia e la diffidenza genera diffidenza, il “circolo vizioso” della diffidenza deve essere trasformato in un “circolo virtuoso” di cooperazione e crescita reciprocamente sostenute. Inoltre, poiché la sofferenza dei più poveri in ogni economia e nel mondo richiede attenzione urgente, il ruolo di una cooperazione di sostegno non può limitarsi a una crescita reciprocamente sostenuta; è anche assolutamente necessario prestare un’attenzione particolare ai più diseredati. Le famiglie minacciate dalla disoccupazione, senza assistenza sanitaria, colpite da povertà economica ma anche sociale, che erano meno pronte ad affrontare la crisi, sono state le più colpite. Attualmente, la cooperazione sociale necessaria per affrontare i loro gravi problemi è una delle questioni più impegnative da risolvere. Ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno oggi non è l’invenzione di un “nuovo capitalismo”, ma un utilizzo intelligente e umano della nozione già radicata di cooperazione sia (1) per un’espansione economica globale, sia (2) per rivolgerci alla terribile situazione dei più diseredati. La necessità di una cooperazione costruttiva non è mai stata più urgente.

Silvio pensa solo a Kakà e Fiorello

NECESSARIO UN VERO PATTO DI SOLIDARIETÀ TRA TUTTELE FORZE SOCIALI
I POLITICI E LA CRISI ITALIANA: COME I "POLLI" DI RENZO
La perdita di due punti del Prodotto interno lordo italiano corrisponderà alla perdita di migliaia di posti di lavoro.

«La domanda che ci poniamo oggi non è se il nostro Governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavori con stipendi decenti, cure che possono permettersi, una pensione dignitosa». Parole che avremmo voluto sentire dai nostri politici. Le ha dette, invece, Obama Barack, nuovo presidente Usa, all’inizio del suo mandato. Noi abbiamo smarrito il senso di nazione e il bene comune. Siamo una Paese incredibile, metà fiaba e metà incubo.
Nel giorno in cui Obama chiama gli americani a raccolta per affrontare la sfida colossale dell’economia e della povertà, il nostro presidente rincorre i sondaggi: quanti punti potrebbe perdere con la cessione di Kakà, allettato dalle sirene miliardarie dell’emiro? Preoccupato più di Fiorello che passa a Sky, che del calo di due punti del Pil, il prodotto interno lordo italiano. Ma se vince la sfida calcistico-miliardaria (chi è il presidente del Milan?), elude la crisi: «Due punti in meno di Pil non sono un dramma!». Eurostat smentisce a stretto giro di cifre: il tasso di disoccupazione in Italia salirà all’8,2 per cento, cioè 600 mila posti di lavoro in meno.
«Lo stato dell’economia», prosegue Obama, «richiede azioni coraggiose e rapide, e noi agiremo: non solo per creare nuovi lavori, ma per gettare le fondamenta della crescita». Da noi, questa urgenza non si sente. Siamo alle prese con la comica finale del caso Villari e della Commissione di vigilanza Rai: storie di poltrone e di spartizione di potere televisivo.
Ma che c’entrano i politici con la tivù? Abbiamo i Tg più brutti al mondo, a tutte le ore le solite frustre facce di politici a "sputacchiare" insulse dichiarazioni. Ma che tivù è questa? Dove sono le notizie, le inchieste? Che fanno i giornalisti, tengono solo il microfono? Eppure, il canone è stato ritoccato verso l’alto, a noi contribuenti costa di più.
In Germania, i partiti della Grosse koalition trovano l’intesa su un piano anticrisi da 50 miliardi di euro, con 9 miliardi di euro in sgravi fiscali per aziende, persone fisiche, aiuti alle famiglie. Le nostre emergenze? Le intercettazioni telefoniche e un federalismo fiscale dai contorni fumosi e inquietanti, l’ennesimo cavallo di Troia della fantasia padana, un contentino da propaganda, un "ossicino" per tenerli buoni. Sarà federalismo solidale, costerà? Tremonti non dà cifre né risposte.
L’Azione cattolica italiana ci riporta alle priorità: «È necessario fornire una risposta immediata, forte, di sostegno materiale e morale, alle famiglie e alle persone che vivono il dramma – privato e sociale – della perdita del posto di lavoro». In tempi eccezionali occorrono misure eccezionali. Con il pieno coinvolgimento di tutte le forze politiche e sociali. In altri termini, un vero e proprio "patto di solidarietà" per il bene del Paese, per varcare il guado, prima che sia troppo tardi. Altro che stucchevoli duetti di insulti e aperture tra Premier e leader dell’opposizione (ammesso che ci sia ancora!).
Quel che è stato fatto contro la crisi è ben poco: più promesse che provvedimenti. Nell’attesa che passi la "nuttata". Ma come? L’84 per cento delle famiglie povere sono rimaste escluse dalla tanto decantata social card.
«In questo Paese, nasciamo e moriamo come una nazione, un popolo. Non cediamo alla tentazione di ricadere nella faziosità, nella chiusura mentale e nell’immaturità che ha avvelenato la nostra politica così a lungo»: sagge parole di Obama. Ma i nostri politici, come i polli di Renzo, continuano a "beccarsi" tra loro.

(Fonte: Famiglia Cristiana, n. 05 del 1 febbraio 2009)

domenica 1 febbraio 2009

Veltroni: "Ci vorrebbe un De Gasperi"

(Apcom) - La crisi economica è grave ma il governo è "assolutamente inerte" e questo è "grottesco" per il segretario del Pd Walter Veltroni. Concludendo i lavori del seminario sull'ambiente organizzato dal Pd, Veltroni torna a criticare la linea del governo e dice: "C'è una distanza dalle condizioni di vita della società. Quando Berlusconi dice che un calo del Pil del 2% non è un problema è perché non gli importa di sapere che una flessione del 2% del Pil significa 600mila posti di lavoro in meno".
Veltroni critica le misure adottate dal Governo, dall'abolizione dell'Ici anche per le fasce di reddito più alte, alla vicenda Alitalia, passando per gli incentivi agli straordinari "che gridano vendetta" in un un momento di recessione. "Piange il cuore - continua - vedere il Governo di questo Paese in questo stato. Ci vorrebbe un De Gasperi o un Ciampi, un presidente del Consiglio che sappia unire il Paese".
Il segretario del Pd ironizza anche sulla riforma delle pensioni: "Brancolano nel buio! Ieri Tremonti ha detto che serve la riforma delle pensioni, poi Sacconi ha detto di no...". E stupisce, continua, "la "totale assenza del presidente del Consiglio. Un'assenza persino fisica: si occupa di tutt'altro, fa campagna elettorale in Sardegna. E' come se la crisi non lo riguardasse".