venerdì 6 marzo 2009

8 MARZO: ACLI, DONNE "PROTAGONISTE DI UN'ECONOMIA DIVERSA"

Roma, 6 marzo 2009 - Hanno una visione ampia e complessa dell'economia, ma si sentono più capaci di spendere bene che di rischiare in investimenti economico-finanziari. Si dividono, di fronte alla crisi, tra chi vorrebbe sostenere i consumi e chi vede nella sobrietà e nel risparmio la strada da percorrere per superare le difficoltà. Sono le donne nel loro rapporto con l'economia, secondo le prime anticipazioni di un'indagine realizzata dalle Acli - "Donne: uno sguardo diverso sull'economia?" - che verrà presentata il prossimo 20 marzo a Roma, nel corso di un seminario promosso dal Dipartimento welfare, il Coordinamento donne e i Giovani delle Acli.
Appassionate dell'economia "reale" e critiche «rispetto ai modelli dominanti di produzione e di consumo», le donne delle Acli hanno predisposto per l'8 marzo un breve documento per raccontarsi come "Protagoniste di un'economia diversa": «Il divario tra l'economia reale e la bolla speculativa e finanziaria ha messo in luce quello che, come donne, già sapevamo: il rischio di una crescita senza promozione umana e di uno sviluppo senza incremento delle opportunità, per tutti e per ciascuno». Ma la crisi - si legge - può essere anche un'opportunità per «riaffermare il ruolo positivo e propositivo che un rinnovato protagonismo femminile può giocare nell'attuale fase, per ribadire la centralità e il primato della persona in ogni ambito della vita». «Il nostro modo di essere cittadine responsabili, portatrici di un'economia diversa, per la quale la felicità non risiede nella quantità dei beni posseduti ma nella qualità delle relazioni vissute».

giovedì 5 marzo 2009

SOCIAL CARD: DENUNCIA DELLE ACLI

SOCIAL CARD: 200MILA PERSONE IN ATTESA DEI 120 EURO DI ARRETRATI"CHE FINE HA FATTO LA PROROGA PROMESSA?"
La denuncia delle Acli e la proposta del presidente Olivero: «Abolire i criteri dell'età per l'accesso alla carta acquisti»Il 40% rimande escluso dalla Social Card per requisiti anagrafici

Roma, 5 marzo 2009 - 200mila persone attendono ancora di veder caricata la propria Carta acquisti con i 120 euro dei mesi di ottobre, novembre e dicembre. Tanti - si stima - coloro che hanno chiesto e ottenuto la social card a partire dal 1° gennaio 2009 e ai quali il Governo aveva garantito pubblicamente il riconoscimento degli "arretrati". «Ma ad oggi - denunciano le Acli - nessuno ha ottenuto i 120 euro, e della proroga promessa non v'è traccia».
Il Governo aveva fissato una prima scadenza al 31 dicembre 2008 per concedere, a chi avesse presentato la domanda entro quella data, la ricarica retroattiva dei mesi di ottobre, novembre e dicembre: 40 euro al mese, 120 euro in tutto. Di fronte al ritardo con cui era partita la macchina organizzativa e alla complessità oggettiva delle operazioni, le Acli avevano chiesto di spostare la scadenza al 28 febbraio. Il Governo aveva accolto la richiesta annunciando più volte pubblicamente la predisposizione di un decreto per la concessione di 2 mesi di proroga. «La data del 28 febbraio è passata è il decreto non c'è stato - spiegano le Acli - I 120 euro "promessi" non sono stati mai caricati sulle carte di circa 200mila persone che restano senza soldi e senza risposte». «Che fine ha fatto la proroga?» si interrogano le Acli, che chiedono al Governo di mantenere la promessa fatta e insieme avanzano una proposta: «Abolire i requisiti anagrafici per l'accesso alla social card».
Il Governo, infatti, aveva ipotizzato inizialmente una platea di beneficiari della social card pari a 1 milione e 300mila cittadini. E aveva stabilito per questo - adottando un condivisibile criterio selettivo, riconoscono le Acli - una serie rigorosa di requisiti tra cui due principali: reddito Isee inferiore ai 6000 euro, età del richiedente inferiore ai 3 anni (bambini) o superiore ai 65 anni (pensionati). Ma le Carte acquisti finora distribuite sono state tuttavia "solo" 560mila, meno della metà del previsto. E i dati a disposizione del Caf Acli dimostrano che il 40% di coloro che avrebbero diritto alla Carta secondo il requisito del reddito, ne rimangono esclusi per via dell'età. La proposta avanzata dal presidente delle Acli Andrea Olivero è conseguente: «Abolire i requisiti anagrafici per l'accesso alla social card». «Si può essere "poveri" a 60 come a 65 anni, con figli di 3 anni piuttosto che di 5. Il requisito dell'età è quello meno comprensibile e giustificabile. Abolendolo rimarremmo comunque entro le previsioni di spesa ipotizzate dal Governo».

PD: ASSEGNO SI PUO' FARE DOMATTINA

(AGI) Dario Franceschini sfida il governo Berlusconi dagli studi di Matrix: "La nostra proposta e' fattibile, lo abbiamo dimostrato che ci sono le coperture. Se il governo vuole si puo' fare domattina". Il leader del Pd, inoltre, spiega che "sarebbe deprimente" utilizzare la nostra proposta come tema di campagna elettorale, come sta facendo il governo. "Il problema di centinaia di migliaia di persone che perdono il lavoro e stanno in una situazione drammatica non e' di destra ne' di sinistra ma e' dovere dello Stato occuparsene. La nostra proposta non e' una proposta a cui si deve dire si o no in blocco, ci facessero le loro controproposte, noi siamo pronti a confrontarci".

(AGI) "Oggi il governo ha fatto una cosa incomprensibile che una classe dirigente seria non dovrebbe fare: ha creato confusione buttando li' l'operazione sull'eta' pensionabile delle donne al solo scopo di coprire la crisi". Cosi il segretario del Pd, Dario Franceschini, durante la registrazione di Matrix. Franceschini ricorda che il ministro Sacconi ha negato oggi che esista una bozza di proposta sull'innalzamento a 65 anni dell'eta' pensionabile delle donne: "basterebbe che i vari ministri si telefonassero e che non trasmettessero un senso ulteriore di incertezza al Paese". Se e quando ci sara' una proposta concreta sulla riforma del sistema previdenziale il Pd sara' pronto al confronto in Parlamento. Ma, avverte Dario Franceschini, "non si puo' pensare che siano le donne le prime a pagare il prezzo di un riequilibrio dei conti della previdenza. Non si puo' cominciare da questo tema, perche' le donne gia' pagano un prezzo alto". Infine, Franceschini ribadisce che la riforma delle pensioni "non c'entra nulla con la nostra proposta" di assegno per i disoccupati, "che e' una misura d'emergenza".

mercoledì 4 marzo 2009

PD: FRANCESCHINI, SETTIMANA MOBILITAZIONE DEI CIRCOLI SU ASSEGNO

Roma, 4 mar. - (Adnkronos) - "Faremo una settimana di mobilitazione straordinaria in tutti i circoli del Pd sul tema della crisi e sulla nostra proposta per un assegno mensile per i disoccupati". Lo ha spiegato al termine delle segreteria del Pd con Dario Franceschini, il presidente dell'assemblea di segretari regionali, Andrea Manciulli. Il tema della crisi sara' al centro della campagna elettorale delle europee e gia' da questo fine settimana partiranno "iniziative, incontri, assemblee pubbliche aperte a tutti gli interessati" in cui verra' illustrata anche la proposta del Pd sull'assegno "coinvolgendo parlamentari e esponenti del partito".
L'idea della mobilitazione, accolta dalla segreteria, e' stata lanciata da Franceschini che ha insistito appunto sulla necessita' che le ripercussioni della crisi economica diventino centrali nella campagna per le europee. Quanto al dibattito sulle pensioni, Manciulli stoppa: "Forse c'e' il tentativo di spostare l'attenzione ma per il Pd le questioni restano distinte".
La prossima settimana torneranno a riunirsi la segreteria e l'assemblea dei rappresentanti regionali per iniziare ad entrare nel vivo delle candidature per le elezioni. "Mercoledi' prossimo inizieremo a lavorare sui criteri delle liste e a mettere giu' il regolamento che dovra' essere approvato poi dalla direzione del partito -spiega il segretario regionale campano, Tino Iannuzzi-. Di certo, specie per i capolista, si lavorera' a candidature di prestigio e in grado di raccogliere ampio consenso. Quindi, si recepiranno le indicazioni che arrivano dal territorio per la selezione delle candidature".

martedì 3 marzo 2009

Quote latte: Zaia non prenda in giro il Paese

Dichiarazione di Colomba Mongiello, responsabile Pd del Dipartimento agricoltura.

Non è mai demagogica una battaglia per la legalità. Governo e maggioranza sbagliano a sottovalutare o a considerare strumentale una protesta legittima contro un decreto che è un condono a favore delle aziende, per fortuna poche, che si sono mosse nell'illegalità e non garantisce minimamente i tanti, tantissimi allevatori che in questi anni, a costo di enormi sacrifici, hanno rispettato regole e leggi. Come può il Ministro negare l'evidenza di fronte a dati così schiaccianti? Secondo i calcoli gli splafonatori che hanno generato oltre il 75% dei 168 milioni di multe per il superamento delle quote latte sarebbero appena 646, a fronte di 41 mila produttori. Zaia può tentare di giustificare il suo decreto, ma non lo può fare prendendo in giro il Paese. Noi siamo al fianco di chi protesta, sostenendo con convinzione e solidarietà la denuncia e l'allarme diffusi per lo scarso interesse del Governo nei confronti sia di quanti, anche elettori dell'attuale maggioranza, portano avanti una battaglia di legalità e trasparenza, sia per le Regioni che non sono state coinvolte sulle modalità di ripartizione delle quote nel territorio nazionale. Abbiamo chiesto e continueremo in tutte le sedi a chiedere la correzione del ddl di conversione del decreto sulle quote latte. Occorre che chi non ha rispettato in questi anni la legge, prima di poter usufruire dell'assegnazione delle quote, provveda al pagamento degli arretrati e rinunci ai contenziosi giudiziari. E inoltre, che vengano introdotte opportune garanzie in termini di contributi previdenziali e di copertura del Fondo di solidarietà per le assicurazioni.

Berlusconi dice no ai disoccupati

(Apcom) - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi abbia il coraggio di andare in Parlamento a dire no alla proposta di istituire un assegno di disoccupazione per tutti coloro che perdono il lavoro. Il segretario del Partito democratico Dario Franceschini lo dice intervenendo ad un iniziativa del Partito democratico romano, spiegando che non bastano le dichiarazioni pronunciate dal presidente del Consiglio nei giorni scorsi: "Berlusconi non pensi di cavarsela così, con una conferenza stampa a Bruxelles. Il suo è un no sbattuto in faccia a quelle persone che non hanno i soldi per andare avanti". Continua Franceschini: "Noi faremo finta di non averlo sentito, dovrà venire in Parlamento e dire alla sua maggioranza di votar no contro il provvedimento che gli proponiamo".

lunedì 2 marzo 2009

Epifani, da Papa richiamo importante

Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani esprime apprezzamento per le parole del Pontefice, che ha richiamato autorità politiche e civili e imprenditori a dare la priorità ai lavoratori e alle loro famiglie: ''E' un richiamo importante al mondo politico e alle imprese a mettere al centro della loro attenzione il lavoro'', ha detto. Quella del Papa, ha aggiunto, ''è una esortazione di grande rilievo a chi rischia di sottovalutare la portata e la drammaticità della crisi, non facendo tutto il possibile per dare le risposte necessarie a chi sta perdendo il lavoro''.

E.Letta: "Facciamo pagare i più ricchi"

Intervista rilasciata da Enrico ad Alessandro Barbera, pubblicata su «La Stampa» di lunedì 2 marzo.

Enrico Letta ha appena ricevuto una telefonata di Dario Franceschini. Il leader Pd lo ha messo al corrente delle dichiarazioni da Bruxelles di Silvio Berlusconi. «Il premier dice che la nostra proposta non è sostenibile. Eppure hanno appena stanziato otto miliardi in due anni per rimpinguare uno strumento pensato per il mercato del lavoro di trent'anni fa. Ma se anche quelle risorse non bastassero per una riforma, perché Berlusconi non viene in Parlamento con una bozza di riforma delle pensioni? Siamo pronti a discutere di questo, così come siamo favorevoli ad un contributo di solidarietà delle fasce più ricche, dai parlamentari in su». Il responsabile welfare del Pd - finora fra i più dialoganti nel suo partito verso le scelte dell'asse Tremonti-Sacconi - alza i toni della critica, ma sfida il governo a chiedere il consenso dell'opposizione su proposte concrete. Il governo teme ripercussioni sulla tenuta dei conti pubblici. Voi non siete preoccupati? «La linea del governo su questo punto è quella di Giulio Tremonti. Capisco la sua prudenza, ma è ora che faccia i conti con i costi occulti che questa crisi può provocare». Quali? «Quest'anno potrebbero perdere il lavoro più di 500mila persone. Una catastrofe sociale che potrebbe causare un calo pesante dei consumi, e dunque scaricarsi sui conti delle imprese. La maggioranza ironizza, ci taccia di demagogia, dice che non è il tempo delle riforme strutturali. Beh, si sbagliano di grosso. Il consenso dell'opposizione per fare le riforme lo può avere oggi, non quando la crisi sarà alle nostre spalle. Per allora le priorità saranno altre: in Italia le cose sono sempre andate così». Nelle intenzioni del governo gli otto miliardi stanziati grazie all'accordo con le Regioni dovrebbero comunque permettere di allargare i beneficiari della cassa integrazione, ad esempio a favore dei dipendenti delle piccole imprese. «E' certamente un passo avanti, ma la vera emergenza oggi sono i lavoratori parasubordinati, ovvero quella fascia di italiani, in gran parte giovani, che resteranno senza lavoro, senza cassa integrazione e senza sussidio di disoccupazione». Ci dice con esattezza cosa proponete? «Un assegno unico per tutti coloro che perdono il lavoro. Un nuovo sistema di ammortizzatori che superi la discrezionalità del sistema della cassa integrazione, ordinaria e straordinaria. Non chiediamo il reddito minimo garantito, che pure andrebbe varato: ci rendiamo conto che in questo momento costerebbe troppo». Quanto costerebbe una simile riforma? «Gli esperti de lavoce.info calcolano una decina di miliardi di euro a regime. Non è poco, ma non è distante anni luce da quanto il governo ha deciso per la cassa in deroga. Possiamo discutere anche di un intervento graduato per tipo di contratto». Giuliano Cazzola punta il dito contro gli squilibri del sistema previdenziale. Un buco nero che assorbe tanto i contributi previdenziali dei giovani quanto le risorse per maternità e sussidi. Cosa risponde? «Che ha ragione, ma ciò dimostra quanto sia valida la nostra proposta. Perché sarebbe due volte ingiusto far pagare i costi della crisi a chi già avrà una pensione più bassa dei propri genitori. Per questo, se le risorse verranno destinate alla riforma degli ammortizzatori, siamo disponibili a discutere di una riforma delle pensioni a partire dall'equiparazione dell'età uomo-donna nel settore pubblico. Il governo la smetta con gli annunci e ci presenti un progetto. Fino a prova contraria - lo dico a Brunetta - le proposte le deve fare chi governa». Ipotizziamo che il governo scarti l'ipotesi di un intervento sulle pensioni. Alternative? «E' necessario reperire in fretta uno o due miliardi di euro? Non consideriamo scandaloso introdurre un contributo ad hoc per le fasce più ricche. Vedo che ama dirlo spesso anche Tremonti: calano i prezzi, le tariffe di luce e gas, gli interessi sui mutui. Fino a prova contraria, per chi ha un lavoro sicuro il 2009 sarà un anno migliore del 2008».

VENETO/SCUOLA: PD, REGIONE CHIEDA A GELMINI IL TEMPO PIENO

(ASCA) - Venezia, 2 mar - ''La Giunta veneta si attivi a difendere il ''tempo scuola'', con particolar riguardo al tempo lungo e al tempo pieno, garantito fino ad oggi (anno scolastico 2008-2009) dalle scuole del Veneto, per venire incontro alle modalita' organizzative e di vita delle famiglie venete''. La richiesta parte da una mozione che il gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, primo firmatario Andrea Causin, ha presentato oggi in coincidenza con la presenza ad Abano Terme del Ministro Mariastella Gelmini che incontrera' una delegazione di Sindaci e assessori comunali all'istruzione che presenteranno analoga richiesta al rappresentante del Governo.''Tutti questi problemi - spiega Causin - nascono in gran parte dal fatto che la legge 169/08, nota come Tremonti-Gelmini, non e' una vera e propria riforma della scuola che affronta i nodi dell'istruzione italiana in una visione piu' complessiva, ma, di fatto, solamente una legge di carattere finanziario finalizzata al taglio di costi nel triennio 2009-2011. Con questi tagli l'ammontare di ore dedicate all'insegnamento nel Veneto, il cosiddetto ''tempo scuola'', subira' una notevole riduzione''.

sabato 28 febbraio 2009

Il Pd: «Assegno per i disoccupati»

Il dramma dei precari che, insieme a molti altri lavoratori che credevano di avere un posto garantito, potrebbero restare a casa per colpa della crisi, per Dario Franceschini, segretario del Pd, è una materia che avrebbe tutte le caratteristiche di “necessità e urgenza”. Insomma, il governo che di decreti legge ha fatto largo uso, sarebbe bene che ne facesse uno anche per affrontare l'emergenza disoccupazione.Franceschini fa la sua proposta: «Dare un assegno mensile di disoccupazione per tutti quelli che perdono il posto di lavoro. Berlusconi - invita il segretario Pd - porti il provvedimento in aula, se vuole presenti pure un decreto legge, visto che ne ha già fatti tanti, e noi lo sosterremo».

Partito Democratico lancia patto con il Nord

Dario Franceschini sceglie Varese, città simbolo della Lega, per la prima uscita pubblica dopo la sua elezione per lanciare un patto con i cittadini del Nord. «Saremo - ha detto il segretario del Pd accusando il governo di aver tradito il Nord - al fianco delle persone che qui vivono. Vogliamo fare un patto per stare accanto a chi si batte per la sicurezza, per le infrastrutture, per la difesa delle piccole e medie imprese, dei lavoratori che rischiano di perdere il posto e del federalismo fiscale, purché sia equo e solidale». Nel primo pomeriggio, a Malpensa Franceschini aveva incontrato i lavoratori dell'aeroporto e aveva attaccato il governo: «Malpensa è il simbolo del tradimento del nord da parte di Bossi e di Berlusconi». Come già sottolineato all'assemblea che ha segnato la sua elezione alla guida del Pd, Franceschini non ha rinnegato nulla della segreteria di Veltroni: «I suoi errori sono i miei. Mi assumo tutte le responsabilità». E ha sollecitato il partito a una maggiore unità e apertura verso chi non viene dai Ds o dalla Margherita. Soprattutto ha invitato ad evitare litigi in pubblico, a risolvere le controversie all'interno e a sostenere all'esterno la causa comune.Duro è stato poi l'attacco alle ronde: «La battaglia parlamentare sarà fermissima e durissima. Hanno inventato questa cosa assurda delle ronde. L'idea di affidare la sicurezza a privati cittadini è fuori da ogni democrazia». Però non ha sottovalutato il tema della sicurezza che, ha sottolineato, «colpisce le fasce più deboli, le periferie urbane, le aree del disagio». Non c'è nulla di più offensivo, ha spiegato, che parlare di microcriminalità quando un anziano, per esempio, viene scippato della pensione. «Il governo - ha detto - maschera la realtà attraverso il messaggio televisivo. Berlusconi ha parlato di 30 mila militari per le strade. Chi li ha visti? La verità è che hanno tagliato i fondi per le forze dell'ordine».

(Fonte: Il Messaggero 27/02/2009)

venerdì 27 febbraio 2009

Errani: Rilanciare il Partito Democratico

"Prima di tutto è una scelta di cambiamento e di innovazione giusta e necessaria come del resto avevamo chiesto all'assemblea di sabato scorso". E "cioè costruire un nuovo rapporto tra centro e territorio". Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, commenta, a margine di un convegno, il suo nuovo incarico nella segreteria nazionale del Partito democratico.
"La mia presenza è anche merito dell'esperienza dell'Emilia Romagna- prosegue Errani- del suo riformismo, delle sue qualità". E "credo che possa dare un contributo importante a quello che è l'obiettivo fondamentale: rilanciare il progetto del Pd". Rilanciarlo, conclude il governatore, "per far in modo che il Pd venga percepito sempre di più dai cittadini come un partito utile a cambiare questo paese per costruire politiche sociali, economiche e industriali più ambientalmente e socialmente sostenibili".

(Fonte: Dire)

giovedì 26 febbraio 2009

Spero in alleato che faccia opposizione

Roma, 26 feb. (Adnkronos) - "E' la speranza di avere un alleato". Così Antonio Di Pietro risponde a Maurizio Costanzo che gli chiede, durante la registrazione della sua trasmissione, un commento sul cambio alla segreteria democratica. Se dovesse scegliere come interlocutore tra Dario Franceschini, Francesco Rutelli, Walter Veltroni e Pierluigi Bersani, il leader dell'Idv risponde: "Il problema non è chi mi piace di più ma di trovare una squadra credibile che faccia opposizione e che si proponga per governare domani. Può piacere o no il mio modo di fare politica, ma almeno si sa come la penso".

Il Pd non è in calo e Dario batte Walter

Nessun calo per il Partito Democratico dopo le dimissioni di Walter Veltroni. Anzi, il Pd è stabile al 29,5% dal 26 gennaio. In esclusiva su Affaritaliani.it i risultati - in controtendenza rispetto agli altri sondaggisti - di Nicola Piepoli, presidente di Consortium. La fiducia in Dario Franceschini segretario è al 34%, sei punti sopra il suo predecessore.
"I dati del 23 febbraio confermano il gradimento nel presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e nell'esecutivo di Centrodestra, entrambi stabili al 50%. Veltroni in una settimana, grazie alle dimissioni, è salito di tre punti percentuali al 28. Ma il neo-segretario dei Democratici Franceschini ha un gradimento nettamente superiore: 34%.
Per quanto riguarda le intenzioni di voto, da lunedì 9 febbraio la maggioranza è ferma al 51%. Il Popolo della Libertà vale il 41%, la Lega Nord il 9 e l'Mpa l'1%. Anche se il computo nazionale danneggia il movimento di Raffaele Lombardo, che prendendo 600.000 voti in Sicilia, in realtà, è all'1,5% circa. Il Partito Democratico, nonostante le dimissioni di Veltroni e il cambio al vertice, è stabile al 29,5% dal 26 gennaio scorso. Non è affatto crollato come sostengono i miei colleghi. L'Italia dei Valori è stabile al 6% dal 19 gennaio e l'Udc al 5,5 dal 12 del mese scorso. Rifondazione Comunista si attesta al 2%, salita nelle ultime tre settimane (prima era all'1,5). Il Pdci è stabile all'1% dal 16 dicembre, stesso valore per i Verdi addirittura dall'ottobre 2008. La Destra, infine, è scesa dal 2 all'1,5% rispetto a quindici giorni fa. Le cifre dei partiti sono pietrificate e penso che queste saranno quelle delle elezioni europee".
Il sondaggio Consortium è stato realizzato lunedì 23 febbraio, campione di 1.000 casi rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne in base ai parametri ISTAT di sesso, età e macro-area di residenza; metodologia C.A.T.I.

(Fonte: Affaritaliani.it)

Franceschini: "Faremo opposizione dura"

Pd, la pax di Dario: basta liti interne e tutto il potere alla periferia
Oggi la prima riunione della nuova segreteria
di Nino Bertoloni Meli (fonte: Il Messaggero)

ROMA (26 febbraio) - “Qui si lavora, non si litiga” potrebbe essere il motto del Pd gestione Franceschini. Il patto non scritto ma già visibilmente operante stretto fra tutti i big e tutte le anime del partito, è che a Dario il traghettatore va assicurata tranquillità di conduzione, «altrimenti cadiamo tutti nel baratro», chiosa Sergio Chiamparino assurto ai vertici del partito. Tanta attenzione a evitare polemiche e altrettanta a preparare ben bene le elezioni europee e amministrative dalle quali si capirà se questo Pd post veltroniano ha ancora spazio e futuro o se, causa mancato amalgama e altro, l’esperienza va archiviata. Le scelte finora fatte da Franceschini rispondono molto a questo schema da pax interna: basta liti, guardare fuori, alla società. E preparare la campagna elettorale più importante per la vita seppur breve del Pd.Come ha tradotto tutto questo il nuovo segretario nelle sue prime mosse? Inventando uno schema organizzativo assolutamente inedito: tutto il potere alla periferia, nel nuovo vertice non c’è nessun romano né alcun dirigente formatosi politicamente nella Capitale, il più vicino è di Rieti periferia laziale, tutti gli altri vengono dai quattro punti cardinali. Una differenza enorme rispetto al vertice veltroniano, un vero e proprio capovolgimento: con Walter c’erano il romanissimo Bettini, il romano d’alto lignaggio Gentiloni, e poi Fioroni viterbese ma formatosi nei palazzi capitolini e Verini che quegli stessi palazzi ha frequentato e ”occupato” ai tempi del Campidoglio, l’unico ”esterno” era il trentino Tonini. Un vertice, quello veltroniano, impregnato come tanti altri delle storie, dei passi, dei passaggi, delle polemiche, delle divisioni, dei retaggi del passato. Tutto questo la ”pax democrat” non lo contempla più almeno da qui a giugno. Come fare per evitare di ricadere nelle diatribe interne? Semplice, con una mossa del cavallo che raggiunge il duplice scopo: promuovere dirigenti importanti sì ma periferici da un lato, in modo che, dall’altro, le polemiche e le divisioni di prima non si ripresentino a far bella mostra di sé in un partito impegnato alle elezioni per la sopravvivenza.Il ”chi è” della nuova segreteria franceschiniana sta lì a dimostrarlo. Accanto ai già noti Vasco Errani, governatore dell’Emilia, e Sergio Chiamparino sindaco di Torino, nonché Maurizio Migliavacca emiliano pure lui ed ex uomo macchina di Piero Fassino ai tempi dei Ds, tutti gli altri sono meno noti e provengono tutti dalla periferia. Ci sono il reatino Fabio Melilli, grande amico di Franco Marini e ”indicato” da Fioroni; il milanese di belle speranze Maurizio Martina, segretario della Lombardia, ex Ds; Elisa Meloni segretaria provinciale del Pd senese, di provenienza diessina anche lei; Federica Mogherini, neo deputata e fassiniana; c’è infine quel Giuseppe Lupo che ha destato le maggiori attenzioni perché, diciamo, non proprio da copertina dei magazine: è stato segnalato da Sergio D’Antoni visto che Lupo proviene dalla Cisl palermitana, ha fatto sempre il sindacalista, è entrato in politica l’anno scorso direttamente con il Pd che lo ha eletto all’assemblea regionale siciliana, ha 42 anni e quando l’altra sera è stato chiamato da Franceschini ha faticato a capacitarsi. «Io Dario l’avevo visto finora solo due volte, a un convegno di ”Quarta fase” ad Assisi e sabato scorso all’assemblea», ha confessato a chi gli ha parlato. Le proporzioni nella nuova segreteria sono un/terzo-due/terzi: su nove, segretario compreso, tre sono di provenienza ex Margherita e sei ex diessina. Per non trasformarsi in segreteria telefonica non faranno riunioni via cavo, si vedranno una volta alla settimana a Roma. Lo stesso avverrà con i segretari regionali che ieri hanno eletto il proprio coordinatore nella persona di Andrea Manciulli, capo del Pd toscano in quota ex ds, che entra pure in segreteria (la prima riunione è prevista per oggi).I primi passi di Franceschini sono all’insegna del gran lavoro interno e poca esposizione esterna. «Mancano 99 giorni alle Europee», ha ricordato davanti ai segretari locali come se sfogliasse il calendario, e ha spronato al lavoro in loco, «dobbiamo riprenderci i voti in periferia». Il prossimo appuntamento importante sarà l’assemblea dei circoli fissata al 21 marzo che segnerà l’inizio ufficiale della campagna elettorale. In questo contesto, l’assemblea programmatica è destinata a trasformarsi in una kermesse pre elettorale e non più in quell’appuntamento da resa dei conti che era diventata in corso d’opera. In serata, davanti ai parlamentari, il nuovo segretario si è calato nella politica politica e ha annunciato: «Faremo opposizione dura».

(Fonte: Il Messaggero)

mercoledì 25 febbraio 2009

Stop intercettazioni: Regalo ai criminali

(IRIS) - ROMA, 25 FEB - "Il centrodestra si appresta a fare un enorme regalo ai criminali. Se passasse questo testo sulle intercettazioni, migliaia di reati non sarebbero scoperti. L'eventuale fiducia sarebbe un fatto gravissimo e renderebbe ancora più evidenti le spaccature nella maggioranza" Massimo Donadi, presidente dei deputati dell'Idv, parla del provvedimento per regolare il ricorso alle intercettazioni. "Il ddl sulle intercettazioni è criminogeno ed avrebbe un effetto disastroso sulla sicurezza dei cittadini. Siamo pronti ad un referendum per impedire che si faccia scempio della giustizia per tutelare qualche interesse particolare" aggiunge l'esponente dell'opposizione.

Legge elettorale/ Donadi: Errore escludere referendum da election day
"Sarà uno sperpero enorme di denaro pubblico"

Roma, 25 feb. (Apcom) - "I partiti hanno paura dei cittadini e del loro giudizio. Escludere il referendum dall'election day è un errore e costerà quattrocento milioni di euro". Lo afferma il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi.
"Uno sperpero enorme di denaro pubblico di cui non c'è assolutamente bisogno - continua Donadi -, soprattutto in un periodo di forte crisi economica. Siamo di fronte ad una palese violazione dei diritti dei cittadini".

martedì 24 febbraio 2009

Franceschini: “Non c'è tempo da perdere”

Senza perdere tempo, il segretario del Pd Dario Franceschini comincia a realizzare quanto dichiarato nel suo discorso all'Assemblea Costituente. Nuove dirigenze, e rinnovamento. A partire dalla segreteria: nove persone, la maggior parte giovani. Una decisione presa «in solitudine» e «in fretta, perché mancano solo cento giorni alle europee», afferma il segretario.Azzerati i vecchi organismi dirigenti, dal coordinamento al governo ombra, l'organismo che guiderà il partito è stato scelto «senza trattare con nessuno», e attingendo dai territori in base alle funzioni istituzionali. La nuova segreteria dunque, oltre che da Franceschini, sarà composta da: Vasco Errani (presidente della Regione Emilia Romagna), Sergio Chiamparino (sindaco di Torino), Fabio Melilli (presidente della provincia di Rieti), Maurizio Martina (segretario regionale del Pd in Lombardia), Elisa Meloni (segretario provinciale del Pd di Siena), Federica Mogherini (parlamentare), Giuseppe Lupo (consigliere regionale in Sicilia). Maurizio Migliavacca, che assumerà poi la funzione di dirigente dell'area organizzazione. «Come mi ero impegnato a fare con l'assemblea che mi ha eletto segretario, ho fatto la mia segreteria in solitudine - dichiara Franceschini - e mi assumo la responsabilità delle mie scelte». «La costruzione di organismi dirigenti di solito richiede tempi di riflessione più lunghi però in questo caso c'era l'urgenza di avere in campo da subito organismi non provvisori», ha chiarito Franceschini. «Oggi mancano cento giorni alle europee quindi non c'è tempo da perdere», ha aggiunto il segretario del Pd. Per la nuova segreteria politica, Franceschini ha scelto «persone con funzioni istituzionali e legate al territorio che lavoreranno in stretto raccordo con i venti segretari regionali». Migliavacca sarà invece il nuovo dirigente dell'area organizzazione, subentrando a Beppe Fioroni che dirigerà uno dei nuovi dipartimenti. Espletato questo primo passaggio, da domani Franceschini si dedicherà alla individuazione, appunto, dei nuovi responsabili dei dipartimenti tematici. I criteri saranno quelli di «esperienza della materia e attività parlamentare». La scelta sarà fatta coinvolgendo i presidenti dei gruppi e i vicepresidenti delle Camere. Domani pomeriggio i leader Pd incontrerà per la prima volta i segretari regionali, poi alle 20 le assemblee dei gruppi di Camera e Senato.

(Fonte: L’Unità, 24 febbraio 2009)

Immigrazione: Proposte dei cattolici

Acli, Caritas, Centro Astalli, Migrantes, Papa Giovanni XXIII, Sant'Egidio: "Solo una legge giusta può dare più sicurezza"

In vista del ritorno alla Camera del disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Senato ad inizio febbraio, le Acli, la Caritas, la Comunità di Sant'Egidio, la Comunità Papa Giovanni XXIII, la Fondazione Centro Astalli la Fondazione Migrantes, incontrano i membri della Commissione Affari Costituzionali e i capigruppo alla Camera dei deputati.
Domani, mercoledì 25 febbraio, ore 15.00, presso Palazzo Marini (Sala San Claudio), Piazza San Claudio 166.
Le organizzazioni cattoliche chiedono modifiche al testo del disegno di legge su questioni riguardanti aspetti fondamentali della vita degli immigrati, tra cui il matrimonio, le cure mediche, la residenza, la "tassa" sui permessi di soggiorno, il reato di clandestinità, il prolungamento della permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione. Sulla base di un documento-appello mandato a tutti i parlamentati nelle scorse settimane e intitolato "Solo una legge giusta può dare più sicurezza".

Di Pietro: Ok Franceschini

(AGI) - Antonio Di Pietro ha salutato con favore la prima uscita pubblica del neosegretario del Pd, Dario Franceschini. “Non e’ mai troppo tardi”, ha dichiarato il leader dell’Italia dei Valori interpellato dai giornalisti alla Camera, “benvenuto a chi ha capito, come noi dell’Italia dei Valori, che il problema piu’ importante e’ liberarci dal pericolo Berlusconi”.
Duro e’ stato poi il giudizio di Di Pietro sul disegno di legge sulle intercettazioni da oggi in aula a Montecitorio, attraverso il quale, ha detto, Berlusconi “toglie spazio all’informazione e possibilita’ di agire ai magistrati”.

Franceschini, contro la crisi salari più alti

«Se fossimo al Governo, faremmo una cosa chiara: nella crisi non bisogna dimenticare chi da solo non ce la fa. Quindi una indennità di disoccupazione a tutti coloro che perdono il posto di lavoro, a cominciare dai precari. E un intervento per aumentare i salari più bassi e mettere le famiglie in condizione di vivere». Questo è quello che ha detto il neosegretario del Pd, Dario Franceschini, in una intervista al Tg1. Franceschini sulla crisi economica critica Berlusconi: «Ho letto: è tornato l'antiberlusconismo. Non capisco cosa voglia dire. Quando un Presidente del Consiglio nega l'esistenza stessa della crisi economica, quella che tutte le famiglie sentono sulla loro pelle. Quando pensa di andare contro lo Stato di diritto, affidando la sicurezza non più soltanto ai carabinieri, alle forze di polizia, ma a squadre di privati cittadinni. Allora i riformisti, ma anche i moderati, alzano la voce con forza».Sul Pd Franceschini dice: «La prima cosa è la più semplice: smettere di litigare. I nostri elettori sono stanchi di avere persone che fanno parte della stessa squadra, che cercano il protagonismo, che cercano di farsi vedere, di differenziarsi, invece di andare insieme contro l'avversario. Lo stesso discorso vale per l'opposizione: il momento delle alleanze verrà fra qualche anno, adesso dovremmo, tutti insieme, cercare di contrastare il governo Berlusconi».