venerdì 6 febbraio 2009
giovedì 5 febbraio 2009
IMMIGRAZIONE: ACLI, EMARGINAZIONE SANITARIA PERICOLOSA PER LA SICUREZZA DI STRANIERI E ITALIANI
L'emendamento approvato dal Senato sulla denuncia dei "clandestini" da parte dei medici
Il presidente Olivero: «Gravissimo passo indietro sul piano dei diritti e dell'integrazione»
Roma, 5 febbraio 2009 - «Un gravissimo passo indietro sul piano dell'integrazione e della stessa sicurezza». Questo il giudizio delle Acli sull'approvazione da parte del Senato dell'emendamento nel disegno di legge sulla Sicurezza che abolisce la norma, prevista dal Testo Unico sull'immigrazione, per cui il medico non deve denunciare lo straniero, qualunque sia il suo status giuridico in Italia, che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche. «Non si favorisce la sicurezza e la legalità - afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero - producendo leggi ingiuste e inapplicabili. Non si possono introdurre nell'ordinamento giuridico principi contrari a quelli dichiarati e praticati nella vita professionale di medici e operatori sanitari, che del resto proprio nei giorni scorsi, insieme a tante associazioni, avevano chiesto a gran voce che questo emendamento venisse ritirato per le gravi conseguenze che ne sarebbero derivate».
Le Acli auspicano l'attivazione dell'obiezione di coscienza da parte di tutti gli operatori sanitari, «per il rispetto che si deve a ogni vita umana». Ma temono che la legge possa provocare «un'emarginazione sanitaria degli stranieri irregolari presenti in Italia con un grave rischio per la loro salute ma anche per la sicurezza della popolazione italiana in termini di diffusione delle malattie».
Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani contestano quindi l'approvazione dell'emendamento che impone una tassa ulteriore per il rilascio del permesso di soggiorno tra i 50 e i 200 Euro, e quello che stabilisce la nascita di un Registro dei clochard, «cioè della loro schedatura». «L'incapacità di gestire la questione sicurezza sembra riversarsi con rabbia contro i più poveri» commenta il presidente Olivero. «La sicurezza, fisica e sociale, deve essere un bene per tutti, italiani e stranieri, qualunque sia la condizione economica delle persone. Ma sono l'integrazione e l'inclusione sociale che garantiscono la sicurezza, non il contrario. Continuare su questa strada ci allontana dalla soluzione del problema».
Il presidente Olivero: «Gravissimo passo indietro sul piano dei diritti e dell'integrazione»
Roma, 5 febbraio 2009 - «Un gravissimo passo indietro sul piano dell'integrazione e della stessa sicurezza». Questo il giudizio delle Acli sull'approvazione da parte del Senato dell'emendamento nel disegno di legge sulla Sicurezza che abolisce la norma, prevista dal Testo Unico sull'immigrazione, per cui il medico non deve denunciare lo straniero, qualunque sia il suo status giuridico in Italia, che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche. «Non si favorisce la sicurezza e la legalità - afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero - producendo leggi ingiuste e inapplicabili. Non si possono introdurre nell'ordinamento giuridico principi contrari a quelli dichiarati e praticati nella vita professionale di medici e operatori sanitari, che del resto proprio nei giorni scorsi, insieme a tante associazioni, avevano chiesto a gran voce che questo emendamento venisse ritirato per le gravi conseguenze che ne sarebbero derivate».
Le Acli auspicano l'attivazione dell'obiezione di coscienza da parte di tutti gli operatori sanitari, «per il rispetto che si deve a ogni vita umana». Ma temono che la legge possa provocare «un'emarginazione sanitaria degli stranieri irregolari presenti in Italia con un grave rischio per la loro salute ma anche per la sicurezza della popolazione italiana in termini di diffusione delle malattie».
Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani contestano quindi l'approvazione dell'emendamento che impone una tassa ulteriore per il rilascio del permesso di soggiorno tra i 50 e i 200 Euro, e quello che stabilisce la nascita di un Registro dei clochard, «cioè della loro schedatura». «L'incapacità di gestire la questione sicurezza sembra riversarsi con rabbia contro i più poveri» commenta il presidente Olivero. «La sicurezza, fisica e sociale, deve essere un bene per tutti, italiani e stranieri, qualunque sia la condizione economica delle persone. Ma sono l'integrazione e l'inclusione sociale che garantiscono la sicurezza, non il contrario. Continuare su questa strada ci allontana dalla soluzione del problema».
Napolitano fermi il "poker di porcherie"
ROMA (5 febbraio) - Silvio Berlusconi si appresta a varare un «poker di porcherie», di fronte al quale il presidente della Repubblica non può restare inerte. E' il contenuto della lettera che Antonio Di Pietro indirizza a Giorgio Napolitano. «Quello che sta avvenendo nel nostro Paese, a opera dell'attuale governo - scrive il leader dell'Idv - sembra ricalcare più le orme del partito nazionalsocialista tedesco degli anni '30 che quelle di una democrazia fondata sul diritto».Dopo il «massiccio» ricorso a decreti legge e fiducie, aver occupato «occupato l'informazione pubblica e privata in totale conflitto di interessi», «mortificato», con il Lodo Alfano il principio dell'uguaglianza della legge, ora il premier è rponto per un «poker di porcherie degno del peggior modello argentino».Di Pietro si riferisce «alla nomina dei componenti del Cda Rai, la modifica dell'organo di autogoverno della Corte dei Conti, la limitazione delle intercettazioni telefoniche, la modifica dei regolamenti parlamentari. Occupando la Rai, i cittadini non potranno più sapere quel che accade nelle segrete stanze del potere e non potranno più esercitare alcun controllo democratico. Modificando i componenti della Corte dei Conti - che ha il compito specifico previsto dalla Costituzione di controllare i conti della pubblica amministrazione - si mette anche tale organismo sotto il controllo dell'esecutivo che, quindi, potrà falsificare a proprio piacimento i bilanci dello Stato senza che nessuno possa impedirglielo». «Limitando indiscriminatamente le intercettazioni telefoniche - continua Di Pietro - si impedisce alla magistratura di fare il proprio dovere e di contrastare efficacemente la criminalità organizzata. Stravolgendo i regolamenti parlamentari si impedisce all'opposizione di esercitare i suoi diritti costituzionali e si riduce il parlamento a un semplice zerbino dell'esecutivo».(Fonte: Il Messaggero)
mercoledì 4 febbraio 2009
E' morto Cortelazzo, decano dialettologi
(AGI) - Bologna, 4 feb. - E’ deceduto all’età di 90 anni a Padova, città in cui abitava e aveva insegnato, lo studioso Manlio Cortelazzo, autore del dizionario etimologico della lingua italiana pubblicato dall’editore Zanichelli. Cortelazzo ha scritto nel corso degli anni moltissimi contributi scientifici, ideato e realizzato ricerche e pubblicazioni nel campo della dialettologia. Dal 1967 aveva la cattedra di Dialettologia, anno della sua istituzione a Padova, ove era attualmente professore emerito della Facoltà di Lettere. Cominciò a collaborare con la casa editrice Zanichelli nel 1965, invitato dal professor Luigi Rosiello, uno dei curatori dello Zingarelli, vocabolario della lingua italiana pubblicato da Zanichelli nella sua decima edizione nel 1970 per la stesura delle etimologie, per la prima volta inserite in un vocabolario d’uso. Da questa collaborazione nacque il progetto per la realizzazione di un prodotto scientifico assai impegnativo che avrà grande risonanza nel mondo culturale. Il Dizionario etimologico della lingua italiana, ideato e redatto con Paolo Zolli, fu pubblicato in 5 volumi usciti fra il 1979 e il 1988. La seconda edizione, sempre pubblicata da Zanichelli, in volume unico e accompagnato da un cd-rom - curato da Manlio Cortelazzo con la collaborazione di Michele - uscì nel 1999 profondamente aggiornata perché accolse i risultati delle molte ricerche scientifiche effettuate nel frattempo. Il dizionario (in sigla Deli) è opera di riferimento non solo per l’etimologia italiana, consultato e citato da studiosi italiani e stranieri perché risponde alle più rigorose esigenze linguistico-etimologiche e filologiche, ma - spiega la bolognese Zanichelli - è anche un’ opera di conoscenza in senso ampio, capace di soddisfare anche le esigenze di chi è interessato all’evoluzione del lessico e ai suoi rapporti con la storia e con i dialetti, e le usanze locali.Università: morto Cortelazzo, scompare decano dialettologi
(ANSA) - PADOVA, 4 FEB - Il decano dei dialettologi ed etimologisti italiani, Manlio Cortelazzo, è morto a 90 anni, a Padova. I funerali si terranno a Padova, secondo il rito accademico, venerdì prossimo. Cortelazzo era professore emerito di Dialettologia italiana, autore di centinaia di saggi, il suo nome è soprattutto legato al Dizionario etimologico della lingua italiana. Negli anni ‘70 ha diretto il Centro di Studio per la Dialettologia Italiana del Cnr.
Addio a Manlio Cortelazzo, lo storico del dialetto veneto
PADOVA (4 febbraio) - Il decano dei dialettologi ed etimologisti italiani, Manlio Cortelazzo, è morto a 90 anni, a Padova. Il suo ultimo intervento pubblico era stato a Rovigo, il 13 aprile 2008, al convegno in ricordo di Bruno Migliorini, uno dei suoi maestri. I funerali si terranno a Padova, secondo il rito accademico, venerdì prossimo nel Cortile Antico del Palazzo del Bo con l'alza bara. Seguirà il rito religioso nel Tempio della Pace mentre la tumulazione é prevista a Galzignano Terme (Padova). Cortelazzo era professore emerito di Dialettologia italiana all'Università di Padova; autore di centinaia tra volumi e saggi in riviste scientifiche, italiane ed estere, il suo nome è legato soprattutto al Dizionario etimologico della lingua italiana. Un suo altro merito è la promozione degli studi dialettologici negli anni Settanta, quando dirigeva il Centro di Studio per la Dialettologia Italiana del Cnr. Lucido e operoso fino alla fine, ha dato alle stampe, nel 2007, il Dizionario veneziano della lingua e della cultura popolare nel 16/o secolo (Limena, 2007) mentre nel 2008 ha pubblicato il volume Metodi statistici applicati all'italiano.(Fonte: Il Gazzettino)
Verso la Conferenza Nazionale del Welfare
Verona. Venerdì 6 febbraio, presso la Sala Salieri del Centro Congressi VeronaFiere, in viale del Lavoro, 8, tappa veneta di avvicinamento alla Conferenza Nazionale del Welfare del Pd dal titolo «Contro la crisi: quale welfare?». A partire dalle ore 10.00 si susseguiranno interventi di esponenti delle istituzioni, della politica e delle parti sociali, tra gli altri: Paolo Giaretta, segretario regionale Pd, e Tiziano Treu, senatore Pd. Alle ore 18.00 le conclusioni di Enrico Letta, ministro ombra competente per il Pd.
martedì 3 febbraio 2009
Il saluto di Dellai al "Treno della memoria"
400 ragazzi trentini, 50 giovani di Cesena, 250 friulani in viaggio verso Cracovia. Meta finale il campo di concentramento di Auschwitz in PoloniaTrento - "Coltivare la memoria della Shoah significa non solo rendere un doveroso omaggio alle vittime dello sterminio perpetrato dal nazismo, ma anche elevare un argine contro il pericolo rappresentato, oggi, dai rigurgiti del razzismo e dell'antisemitismo". Con queste parole il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai ha salutato oggi i circa 400 ragazzi trentini partiti alla volta di Auschwitz, per la quinta edizione del "Treno della memoria", manifestazione organizzata dall'associazione torinese Terra del fuoco e dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani e promossa appunto dalla nostra Provincia.
All'assemblea plenaria che ha preceduto la marcia verso la stazione, sono intervenuti, presso la sala della Cooperazione, Giovanni Kessler presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, Roberto Bombarda presidente del Forum, Marta Dalmaso assessore provinciale all'Istruzione e sport, Lia Beltrami Giovanazzi assessore provinciale alla solidarietà internazionale e alla convivenza, Renato Ballardini, nelle sue vesti di ex partigiano, ed ancora, lo scrittore Alessandro Tamburini e Oliviero Alotto vicepresidente di Terra del Fuoco.
Il presidente Dellai, alla partenza del convoglio ferroviario, attorno alle 13.15, ha voluto rivolgere ai partenti un caloroso saluto. "La memoria - ha detto - non è solo passato, è anche garanzia di libertà e democrazia. Guardiamo al passato per vivere e comprendere il presente".
Anche Giovanni Kessler, presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, ha salutato i 400 ragazzi trentini, riunitisi stamattina per un'assemblea plenaria prima della partenza. La ricerca della pace e la necessità di ricordare per non commettere in futuro gli errori del passato sono stati il filo conduttore dei diversi interventi succedutisi in una sala della Cooperazione particolarmente gremita. Sono poi stati proiettati alcuni video, di cui uno sugli scontri di Gaza, a testimoniare la persistente necessità della riflessione sul tema della pace.
Dopo la riunione i partecipanti si sono diretti in "marcia" verso la stazione di Trento, da cui - alle 13.15 - è partito il Treno della memoria. L'arrivo a Cracovia è previsto per la mattinata di domani. Dopo un primo giorno dedicato all'orientamento e varie attività di riflessione sul tema della pace, giovedì è prevista la visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.
Il viaggio in Polonia è il punto culminante di un percorso più lungo caratterizzato da una lunga fase preparatoria - con incontri, dibattiti, laboratori - e da una fase successiva di testimonianza sul territorio. Il blog www.blog.perilmiofuturo.it ospiterà nei prossimi giorni un diario del viaggio del "Treno della Memoria" .
(Fonte: http://www.newsitaliapress.it/)
All'assemblea plenaria che ha preceduto la marcia verso la stazione, sono intervenuti, presso la sala della Cooperazione, Giovanni Kessler presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, Roberto Bombarda presidente del Forum, Marta Dalmaso assessore provinciale all'Istruzione e sport, Lia Beltrami Giovanazzi assessore provinciale alla solidarietà internazionale e alla convivenza, Renato Ballardini, nelle sue vesti di ex partigiano, ed ancora, lo scrittore Alessandro Tamburini e Oliviero Alotto vicepresidente di Terra del Fuoco.
Il presidente Dellai, alla partenza del convoglio ferroviario, attorno alle 13.15, ha voluto rivolgere ai partenti un caloroso saluto. "La memoria - ha detto - non è solo passato, è anche garanzia di libertà e democrazia. Guardiamo al passato per vivere e comprendere il presente".
Anche Giovanni Kessler, presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, ha salutato i 400 ragazzi trentini, riunitisi stamattina per un'assemblea plenaria prima della partenza. La ricerca della pace e la necessità di ricordare per non commettere in futuro gli errori del passato sono stati il filo conduttore dei diversi interventi succedutisi in una sala della Cooperazione particolarmente gremita. Sono poi stati proiettati alcuni video, di cui uno sugli scontri di Gaza, a testimoniare la persistente necessità della riflessione sul tema della pace.
Dopo la riunione i partecipanti si sono diretti in "marcia" verso la stazione di Trento, da cui - alle 13.15 - è partito il Treno della memoria. L'arrivo a Cracovia è previsto per la mattinata di domani. Dopo un primo giorno dedicato all'orientamento e varie attività di riflessione sul tema della pace, giovedì è prevista la visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.
Il viaggio in Polonia è il punto culminante di un percorso più lungo caratterizzato da una lunga fase preparatoria - con incontri, dibattiti, laboratori - e da una fase successiva di testimonianza sul territorio. Il blog www.blog.perilmiofuturo.it ospiterà nei prossimi giorni un diario del viaggio del "Treno della Memoria" .
(Fonte: http://www.newsitaliapress.it/)
lunedì 2 febbraio 2009
Paolo Guzzanti, PdL addio
Il giornalista deputato di Forza Italia spiega i motivi della scelta: "Sostegno entusiasta a Putin, Parlamento cane da slitta del governo, totale assenza di democrazia interna"Roma, 2 febbraio 2009 - Paolo Guzzanti lascia Forza Italia e il gruppo del Pdl alla Camera, si iscrive al Misto e al Partito liberale. Ad annunciarlo è lo stesso giornalista in una lettera a Silvio Berlusconi.
Due i motivi della scelta: il sostegno ''entusiasta, personale e amicale al signor Vladimir Putin'' da parte di Silvio Berlusconi per la ''criminale invasione della Georgia" e la condizione ''preagonica della democrazia parlamentare italiana''.
Due i motivi della scelta: il sostegno ''entusiasta, personale e amicale al signor Vladimir Putin'' da parte di Silvio Berlusconi per la ''criminale invasione della Georgia" e la condizione ''preagonica della democrazia parlamentare italiana''.
Nella lettera aperta d'addio, Guzzanti sottolinea che "il Parlamento è oggi ridotto al rango di cane da slitta del Governo, costretto a correre sotto i colpi di frusta dei voti di fiducia (undici, mentre 44 delle leggi approvate su un totale di 45 portano la firma del Governo) con cui approvare decreti legge che meriterebbero invece ampia, autonoma e approfondita discussione e correzione da parte dei rappresentanti del popolo".
Così "oggi il Parlamento prende ordini dal Governo anzichè esserne il controllore,essendone semmai il controllato, ciò che rende la democrazia parlamentare un cadavere o meglio uno zombie".
Guzzanti lamenta inoltre "la totale assenza, malgrado operazioni di facciata come i ridicoli gazebo, di una sia pur larvata forma di democrazia interna in Forza Italia, partito diventato sempre più un organismo autoritario e piramidale, incapace persino di celebrare un vero Congresso in cui poter ascoltare e votare voci sia discordi che concordi. Ho assistito per anni con imbarazzo, condiviso anche da tantissimi colleghi, a delle kermesse che potevano essere indifferentemente manifestazioni di Forza Italia o celebrazioni per il compleanno di Kim Il Sung. Tu sei l’unico leader di partito che si presenta alla sua gente sul palco di un teatro circondato dai gorilla con la radiolina nell’orecchio, anche quando non è primo ministro".
"Politica estera, collasso istituzionale e assenza di democrazia interna -riassume in conclusione il giornalista- mi inducono a prendere la sofferta decisione di andarmene, non senza averti però prima dato atto di aver realizzato progressi storici e positivi verso il bipartitismo, di aver in particolare creato dal nulla con uno sforzo personale e insostituibile una destra democratica che all’Italia mancava e che oggi, grazie al tuo lavoro, esiste anche se soffre di gravi menomazioni. L’ultima mia delusione è di vedere che nel corso dei quasi 15 anni del tuo impegno politico, non hai fatto nulla per dare a questo Paese la tanto attesa rivoluzione liberale che le grandi democrazie hanno avuto e che all’Italia è stata negata. Questo è il motivo per cui ho scelto di proseguire la mia battaglia nel rinascente Partito liberale che fu di Einaudi e Malagodi".
Così "oggi il Parlamento prende ordini dal Governo anzichè esserne il controllore,essendone semmai il controllato, ciò che rende la democrazia parlamentare un cadavere o meglio uno zombie".
Guzzanti lamenta inoltre "la totale assenza, malgrado operazioni di facciata come i ridicoli gazebo, di una sia pur larvata forma di democrazia interna in Forza Italia, partito diventato sempre più un organismo autoritario e piramidale, incapace persino di celebrare un vero Congresso in cui poter ascoltare e votare voci sia discordi che concordi. Ho assistito per anni con imbarazzo, condiviso anche da tantissimi colleghi, a delle kermesse che potevano essere indifferentemente manifestazioni di Forza Italia o celebrazioni per il compleanno di Kim Il Sung. Tu sei l’unico leader di partito che si presenta alla sua gente sul palco di un teatro circondato dai gorilla con la radiolina nell’orecchio, anche quando non è primo ministro".
"Politica estera, collasso istituzionale e assenza di democrazia interna -riassume in conclusione il giornalista- mi inducono a prendere la sofferta decisione di andarmene, non senza averti però prima dato atto di aver realizzato progressi storici e positivi verso il bipartitismo, di aver in particolare creato dal nulla con uno sforzo personale e insostituibile una destra democratica che all’Italia mancava e che oggi, grazie al tuo lavoro, esiste anche se soffre di gravi menomazioni. L’ultima mia delusione è di vedere che nel corso dei quasi 15 anni del tuo impegno politico, non hai fatto nulla per dare a questo Paese la tanto attesa rivoluzione liberale che le grandi democrazie hanno avuto e che all’Italia è stata negata. Questo è il motivo per cui ho scelto di proseguire la mia battaglia nel rinascente Partito liberale che fu di Einaudi e Malagodi".
(Fonte: Quotidiano Nazionale)
La crisi mondiale e le soluzioni cooperative
Intervenendo alle Giornate dell'Economia Cooperativa promosse a Milano da Legacoop, il premio Nobel dell'Economia Amartya Sen ha sottolineato l'importanza dell'economia cooperativa proprio in epoca di crisi. A seguire una sintesi del suo intervento:Legacoop meeting, Milano, 23.1.09
LA CRISI MONDIALE E LE SOLUZIONI COOPERATIVE
di Amartya Sen
L’anno appena trascorso, il 2008, è stato un anno di crisi. Una crisi alimentare che ha minacciato in particolare i consumatori poveri in Africa, e una crisi petrolifera che ha interessato tutti i paesi importatori di petrolio. Inoltre, la recessione globale, iniziata solo alcuni mesi fa, si è aggravata con una rapidità mai sperimentata dopo la grande crisi degli anni ‘30. Il 2009 sembra preannunciare un ulteriore aggravamento della recessione. Mentre le fortune di molti ricchi hanno registrato pesanti declini, i più toccati sono stati coloro che si trovano alla base della piramide nei diversi paesi del mondo. Alcuni commentatori si preoccupano di una critica forse eccessiva nei confronti del capitalismo come causa degli attuali problemi attribuiti a una cattiva governance e alla sfortuna, mentre altri, riconoscendo l’esistenza di seri problemi
nell’assetto attuale, suggeriscono una sorta di capitalismo riformato, un “nuovo capitalismo” come viene spesso definito. Effettivamente, non è perfettamente chiaro di che tipo di sistema capitalistico, economico o sociale, si tratti, e se il termine possa essere di qualche utilità ai nostri giorni. In effetti, i primi fautori del mercato non considerarono il suo puro meccanismo come un naturale campione di eccellenza. Adam Smith aveva osservato che per essere efficace, l’economia di mercato richiede alcuni valori, quali in particolare, la fiducia reciproca e l’astensione da un eccesso di attività alla ricerca del profitto. Smith disse anche che la ricerca del profitto, la spinta del libero mercato, doveva essere sostenuta da altri valori che animano l’essere umano come la solidarietà, la generosità, il senso dello Stato, poiché problemi come la disuguaglianza, la povertà e la privazione devono essere affrontati in un modo che la
spinta del profitto da sola non è in grado di fare. Che la mancanza di fiducia sia una delle ragioni del continuo aggravarsi dell’attuale crisi economica è sotto gli occhi di tutti. Malgrado le immense iniezioni di denaro fresco nell’economia americana, in gran parte proveniente dal governo, le banche e gli istituti finanziari non sono inclini a scongelare il mercato del credito. Anche molte altre attività si stanno ridimensionando, in parte reagendo alla domanda ormai diminuita, ma anche nel timore di ulteriori future riduzioni. Uno dei problemi che l’amministrazione Obama dovrà affrontare è che la crisi reale, dovuta a una cattiva gestione finanziaria e a diverse trasgressioni, è stata gravemente peggiorata dal crollo psicologico. Un’economia di mercato è fortemente dipendente dal meccanismo psicologico della fiducia reciproca e della crescita cooperativa e questo dovrà essere un elemento centrale nella ripresa economica, oltre a tutte le riforme istituzionali che si dovranno attuare. Poiché la fiducia genera fiducia e la diffidenza genera diffidenza, il “circolo vizioso” della diffidenza deve essere trasformato in un “circolo virtuoso” di cooperazione e crescita reciprocamente sostenute. Inoltre, poiché la sofferenza dei più poveri in ogni economia e nel mondo richiede attenzione urgente, il ruolo di una cooperazione di sostegno non può limitarsi a una crescita reciprocamente sostenuta; è anche assolutamente necessario prestare un’attenzione particolare ai più diseredati. Le famiglie minacciate dalla disoccupazione, senza assistenza sanitaria, colpite da povertà economica ma anche sociale, che erano meno pronte ad affrontare la crisi, sono state le più colpite. Attualmente, la cooperazione sociale necessaria per affrontare i loro gravi problemi è una delle questioni più impegnative da risolvere. Ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno oggi non è l’invenzione di un “nuovo capitalismo”, ma un utilizzo intelligente e umano della nozione già radicata di cooperazione sia (1) per un’espansione economica globale, sia (2) per rivolgerci alla terribile situazione dei più diseredati. La necessità di una cooperazione costruttiva non è mai stata più urgente.
Silvio pensa solo a Kakà e Fiorello
NECESSARIO UN VERO PATTO DI SOLIDARIETÀ TRA TUTTELE FORZE SOCIALII POLITICI E LA CRISI ITALIANA: COME I "POLLI" DI RENZO
La perdita di due punti del Prodotto interno lordo italiano corrisponderà alla perdita di migliaia di posti di lavoro.
«La domanda che ci poniamo oggi non è se il nostro Governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavori con stipendi decenti, cure che possono permettersi, una pensione dignitosa». Parole che avremmo voluto sentire dai nostri politici. Le ha dette, invece, Obama Barack, nuovo presidente Usa, all’inizio del suo mandato. Noi abbiamo smarrito il senso di nazione e il bene comune. Siamo una Paese incredibile, metà fiaba e metà incubo.
Nel giorno in cui Obama chiama gli americani a raccolta per affrontare la sfida colossale dell’economia e della povertà, il nostro presidente rincorre i sondaggi: quanti punti potrebbe perdere con la cessione di Kakà, allettato dalle sirene miliardarie dell’emiro? Preoccupato più di Fiorello che passa a Sky, che del calo di due punti del Pil, il prodotto interno lordo italiano. Ma se vince la sfida calcistico-miliardaria (chi è il presidente del Milan?), elude la crisi: «Due punti in meno di Pil non sono un dramma!». Eurostat smentisce a stretto giro di cifre: il tasso di disoccupazione in Italia salirà all’8,2 per cento, cioè 600 mila posti di lavoro in meno.
«Lo stato dell’economia», prosegue Obama, «richiede azioni coraggiose e rapide, e noi agiremo: non solo per creare nuovi lavori, ma per gettare le fondamenta della crescita». Da noi, questa urgenza non si sente. Siamo alle prese con la comica finale del caso Villari e della Commissione di vigilanza Rai: storie di poltrone e di spartizione di potere televisivo.
Ma che c’entrano i politici con la tivù? Abbiamo i Tg più brutti al mondo, a tutte le ore le solite frustre facce di politici a "sputacchiare" insulse dichiarazioni. Ma che tivù è questa? Dove sono le notizie, le inchieste? Che fanno i giornalisti, tengono solo il microfono? Eppure, il canone è stato ritoccato verso l’alto, a noi contribuenti costa di più.
In Germania, i partiti della Grosse koalition trovano l’intesa su un piano anticrisi da 50 miliardi di euro, con 9 miliardi di euro in sgravi fiscali per aziende, persone fisiche, aiuti alle famiglie. Le nostre emergenze? Le intercettazioni telefoniche e un federalismo fiscale dai contorni fumosi e inquietanti, l’ennesimo cavallo di Troia della fantasia padana, un contentino da propaganda, un "ossicino" per tenerli buoni. Sarà federalismo solidale, costerà? Tremonti non dà cifre né risposte.
L’Azione cattolica italiana ci riporta alle priorità: «È necessario fornire una risposta immediata, forte, di sostegno materiale e morale, alle famiglie e alle persone che vivono il dramma – privato e sociale – della perdita del posto di lavoro». In tempi eccezionali occorrono misure eccezionali. Con il pieno coinvolgimento di tutte le forze politiche e sociali. In altri termini, un vero e proprio "patto di solidarietà" per il bene del Paese, per varcare il guado, prima che sia troppo tardi. Altro che stucchevoli duetti di insulti e aperture tra Premier e leader dell’opposizione (ammesso che ci sia ancora!).
Quel che è stato fatto contro la crisi è ben poco: più promesse che provvedimenti. Nell’attesa che passi la "nuttata". Ma come? L’84 per cento delle famiglie povere sono rimaste escluse dalla tanto decantata social card.
«In questo Paese, nasciamo e moriamo come una nazione, un popolo. Non cediamo alla tentazione di ricadere nella faziosità, nella chiusura mentale e nell’immaturità che ha avvelenato la nostra politica così a lungo»: sagge parole di Obama. Ma i nostri politici, come i polli di Renzo, continuano a "beccarsi" tra loro.
(Fonte: Famiglia Cristiana, n. 05 del 1 febbraio 2009)
domenica 1 febbraio 2009
Veltroni: "Ci vorrebbe un De Gasperi"
(Apcom) - La crisi economica è grave ma il governo è "assolutamente inerte" e questo è "grottesco" per il segretario del Pd Walter Veltroni. Concludendo i lavori del seminario sull'ambiente organizzato dal Pd, Veltroni torna a criticare la linea del governo e dice: "C'è una distanza dalle condizioni di vita della società. Quando Berlusconi dice che un calo del Pil del 2% non è un problema è perché non gli importa di sapere che una flessione del 2% del Pil significa 600mila posti di lavoro in meno".Veltroni critica le misure adottate dal Governo, dall'abolizione dell'Ici anche per le fasce di reddito più alte, alla vicenda Alitalia, passando per gli incentivi agli straordinari "che gridano vendetta" in un un momento di recessione. "Piange il cuore - continua - vedere il Governo di questo Paese in questo stato. Ci vorrebbe un De Gasperi o un Ciampi, un presidente del Consiglio che sappia unire il Paese".
Il segretario del Pd ironizza anche sulla riforma delle pensioni: "Brancolano nel buio! Ieri Tremonti ha detto che serve la riforma delle pensioni, poi Sacconi ha detto di no...". E stupisce, continua, "la "totale assenza del presidente del Consiglio. Un'assenza persino fisica: si occupa di tutt'altro, fa campagna elettorale in Sardegna. E' come se la crisi non lo riguardasse".
venerdì 30 gennaio 2009
Proposte di modifica al pacchetto sicurezza
Le richieste al Parlamento e al Governo da parte delle Acli, Comunità di Sant'Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, Fondazione Centro AstalliLunedì, 2 febbraio 2009Ore 14,30 - Comunità di Sant'Egidio (Piazza S. Egidio 3 - Roma)
Alla vigilia della discussione nell'aula del Senato del "pacchetto sicurezza", mentre esplode la "questione Lampedusa", le Acli, la Comunità di Sant'Egidio, la Comunità Papa Giovanni XXIII, il Fondazione Centro Astalli presentano all'attenzione di Governo e Parlamento alcune proposte volte al miglioramento degli articoli che riguardano alcuni aspetti fondamentali della vita degli immigrati, tra cui il matrimonio, le cure mediche, la residenza, la "tassa" sui permessi di soggiorno, il reato di clandestinità, il prolungamento della permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione.
La conferenza stampa si terrà a Roma lunedì 2 febbraio, alle ore 14.30, presso la sede della Comunità di S. Egidio, in piazza S. Egidio 3. Interverranno: Marco Impagliazzo, presidente Comunità di Sant'Egidio; Andrea Olivero, presidente Acli; Padre Giovanni La Manna, presidente Fondazione Centro Astalli - JRS; Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Alla vigilia della discussione nell'aula del Senato del "pacchetto sicurezza", mentre esplode la "questione Lampedusa", le Acli, la Comunità di Sant'Egidio, la Comunità Papa Giovanni XXIII, il Fondazione Centro Astalli presentano all'attenzione di Governo e Parlamento alcune proposte volte al miglioramento degli articoli che riguardano alcuni aspetti fondamentali della vita degli immigrati, tra cui il matrimonio, le cure mediche, la residenza, la "tassa" sui permessi di soggiorno, il reato di clandestinità, il prolungamento della permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione.
La conferenza stampa si terrà a Roma lunedì 2 febbraio, alle ore 14.30, presso la sede della Comunità di S. Egidio, in piazza S. Egidio 3. Interverranno: Marco Impagliazzo, presidente Comunità di Sant'Egidio; Andrea Olivero, presidente Acli; Padre Giovanni La Manna, presidente Fondazione Centro Astalli - JRS; Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII.
LE ACLI AL WORLD SOCIAL FORUM DI BELEM
Ci sono anche le Acli al World Social Forum di Belem, in Amazzonia, dove sono riuniti in questi giorni e fino al 1 febbraio oltre 80mila persone provenienti da 150 Paesi del mondo, in rappresentanza di movimenti, organizzazioni, e reti sociali internazionali.
Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani - che partecipano ai Forum Sociali Mondiali sin dalla prima edizione del 2001, a Porto Alegre - sono oggi presenti a Belem con una delegazione del dipartimento "Pace e Stili di Vita", composta da italiani e residenti, cooperanti, collaboratori, giovani del servizio civile, volontari dei progetti di cooperazione e sviluppo promossi in Brasile dalla propria organizzazione non governativa - Ipsia - a Recife e Salvador.
«Lavoriamo per la costruzione di un'economia solidale - spiega Alfredo Cucciniello, responsabile del dipartimento Pace e Stili di Vita - e lo facciamo realizzando progetti in Brasile come in Africa, ma soprattutto intessendo relazioni con persone, associazioni e organizzazioni della società civile internazionale, delle Chiese locali e delle missioni». La parola d'ordine è «globalizzare la solidarietà»: «Vogliamo rafforzare la speranza che uscire dalla crisi, costruire un'altra economia fondata non sul profitto di pochi ma sulla buona vita di tutti, governata da istituzioni rivolte davvero alla giustizia e al bene comune, non è solo un sogno, ma un processo già in atto. E il tempo di crisi può essere un tempo opportuno».
Tra gli impegni della delegazione delle Acli, i seminari della Caristas brasiliana sulla giustizia, il lancio del nuovo portale italiano dell'economia solidale "Zoes", la presentazione dell'edizione 2009 di "Terra futura", la fiera internazionale delle buone prassi di sostenibilità che si terrà a Firenze dal 29 al 31 maggio.
Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani - che partecipano ai Forum Sociali Mondiali sin dalla prima edizione del 2001, a Porto Alegre - sono oggi presenti a Belem con una delegazione del dipartimento "Pace e Stili di Vita", composta da italiani e residenti, cooperanti, collaboratori, giovani del servizio civile, volontari dei progetti di cooperazione e sviluppo promossi in Brasile dalla propria organizzazione non governativa - Ipsia - a Recife e Salvador.
«Lavoriamo per la costruzione di un'economia solidale - spiega Alfredo Cucciniello, responsabile del dipartimento Pace e Stili di Vita - e lo facciamo realizzando progetti in Brasile come in Africa, ma soprattutto intessendo relazioni con persone, associazioni e organizzazioni della società civile internazionale, delle Chiese locali e delle missioni». La parola d'ordine è «globalizzare la solidarietà»: «Vogliamo rafforzare la speranza che uscire dalla crisi, costruire un'altra economia fondata non sul profitto di pochi ma sulla buona vita di tutti, governata da istituzioni rivolte davvero alla giustizia e al bene comune, non è solo un sogno, ma un processo già in atto. E il tempo di crisi può essere un tempo opportuno».
Tra gli impegni della delegazione delle Acli, i seminari della Caristas brasiliana sulla giustizia, il lancio del nuovo portale italiano dell'economia solidale "Zoes", la presentazione dell'edizione 2009 di "Terra futura", la fiera internazionale delle buone prassi di sostenibilità che si terrà a Firenze dal 29 al 31 maggio.
giovedì 29 gennaio 2009
Gelmini trascura la formazione professionale
ACLI: Superare i pregiudizi verso il lavoro manifatturiero. Mancano all'appello 40 milioni di euro«Non solo l'istruzione tecnica, ma anche l'istruzione e la formazione professionale sono la giusta risposta alla crisi che sta attraversando il nostro sistema economico e produttivo». E' quanto afferma Maurizio Drezzadore, responsabile del dipartimento Lavoro delle Acli e presidente dell'Enap, l'Ente di formazione professionale che fa capo alle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani.
Le Acli richiamano l'attenzione del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che ieri è intervenuta pubblicamente sul rapporto tra studio e lavoro e sul ruolo dell'istruzione tecnica. «Per recuperare il divario tra i percorsi scolastici e il mondo del lavoro - spiega Maurizio Drezzadore - è importante ma non sufficiente il contributo dell'istruzione tecnica. E' necessario recuperare e valorizzare in pieno il ruolo degli enti di formazione professionale. Il lavoro manuale e la realtà manifatturiera del sistema produttivo italiano sono rimasti da troppo tempo estranei al percorso educativo di intere generazioni di ragazzi. Non possiamo immaginare che il futuro dell'Italia veda solo lavoratori immigrati nelle attività produttive aziendali e che si consolidi un pregiudizio culturale verso il lavoro manifatturiero».
Le Acli ricordano che mancano a tutt'oggi i provvedimenti normativi di stanziamento delle risorse del Ministero dell'Istruzione pari a 40 milioni di euro, destinati alla realizzazione per il 2009 dei percorsi sperimentali triennali di assolvimento dell'obbligo di istruzione, nell'ambito della formazione professionale.
mercoledì 28 gennaio 2009
Veltroni sfida Berlusconi
(AGI) - Roma, 28 gen. - I quotidiani evidenziano la 'sfida' lanciata al premier da Walter Veltroni durante un intervento a 'Porta a Porta'. Il leader democratico ha infatti invitato il presidente del Consiglio ad un confronto tv sulla crisi sostenendo, come evidenzia il Corriere della Sera, che 'serve un piano nazionale' e che 'non bastano le battute del Cavaliere su Kakà , Fiorello e sulle gemelle dell' Isola dei famosi'. Il quotidiano accompagna la presa di posizione di Veltroni alle difficoltà interne con i prodiani e i dalemiani che insistono per il congresso. 'Nel nostro Statuto il congresso non c' è 'sostiene Salvatore Vassallo, 'padre' del documento fondativo del Pd. Repubblica, oltre all' invito di Veltroni al premier sul confronto tv, evidenzia la sua 'presa di distanza' dalla Cgil dopo la mancata firma del sindacato sulla riforma dei contratti: 'Deve accettare le sfide dell' innovazione riformista', 'però serve l' intesa con tutte le parti sociali'.
martedì 27 gennaio 2009
Costruire nuova "Pedagogia della memoria"
Il presidente Olivero ad Auschwitz a seguito del progetto “Il treno della memoria”SHOAH: ACLI, RESPINGERE NEGAZIONISMI CON MASSIMA DETERMINAZIONE
Roma, 27 gennaio 2009 - Tenere vivo il ricordo della Shoah ed impegnarsi a trasmetterlo «ininterrottamente» - «di generazione in generazione» - per costruire una nuova «pedagogia della memoria», capace di rispondere al «preoccupante disorientamento educativo» che caratterizza la società intera.
Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani celebrano il Giorno della Memoria, il ricordo terribile della Shoah, con l’impegno a «valorizzare la memoria per edificare il futuro»: «una delle scelte più significative di pedagogia sociale e cittadinanza attiva che oggi la nostra associazione può compiere», si legge in un documento predisposto per l’occasione. Mentre il presidente delle Acli Andrea Olivero sarà domani a Cracovia e giovedì al campo di sterminio di Auschwitz a seguito del progetto “Il Treno della Memoria”.
«Revisionismi e negazionismi - scrivono le Acli a questo proposito - sono da respingere con la massima determinazione, da qualsiasi parte essi provengano». «La memoria dell’irreparabile che ci viene dal passato deve anche oggi attivare un forte senso di vigilanza affinché anche nei conflitti attuali, dalle discriminazioni razziali all’uso delle armi, non venga mai superata la soglia estrema della legalità e del diritto internazionale». «In questa luce - concludono le Acli - la lezione del passato potrà trasformarsi in un monito sul presente e aprire sentieri di dialogo e spiragli di conciliazione che spesso si ritengono impossibili e impraticabili.
Zavoli: Ricordare è dovere etico
Roma, 27 gen (Velino) - "Il ricordare, nel senso che qui oggi intendiamo, è un dovere etico, e farne passare il significato di generazione in generazione è una pedagogia paterna, nutrita da un amore fatto di carne e spirito, che scorre lungo le vene di una filiale continuità, prima ancora che sulle pagine dettate dalla storia". Lo ha detto il senatore del Pd Sergio Zavoli, intervenendo nell'Aula del Senato in occasione della Giornata della Memoria. "Sarà l'improvvisa crisi finanziaria ed economica che ha coinvolto tre quarti del pianeta - ha detto Zavoli - l'eco delle bombe e dei razzi su Gaza e Israele, la coinvolgente lezione di Obama, il diffondersi di violenze contro le persone più indifese, a cominciare dalle donne, il concitato momento in cui versa la questione degli immigrati. Sarà questo o altro, sta di fatto che siamo arrivati al giorno della memoria un po' svuotati dell'empito da cui nacque. Abbiamo a tal punto banalizzato la vita e la morte che ciò può accadere anche per la storia la quale parla sempre più da lontano"."Eppure, nella vita dell'umanità - ha proseguito Zavoli - c'è un passato che non è mai passato del tutto e non possiamo accettare le ottuse o subdole pretese di cancellarlo. Ecco perché il nostro Parlamento, su iniziativa del senatore Furio Colombo, votò all'unanimità l'istituzione del Giorno che si sta celebrando. Bisognerebbe costringere la storia a restare sotto i nostri occhi, se del caso criticandola, sbugiardandola, additandola, non per far durare il rancore ma perché non muoia la certezza della colpa e la lezione della sofferenza. Sebbene milioni di uomini abbiano avuto la vita rubata, sfigurata, incenerita, un grande salto generazionale ha disteso una sorta di oblio sull'onta del secolo. Non è più tempo di memoria, si sente dire. Essa attarda il presente e allontana il futuro. A tale processo, che ha qualcosa di indicibile, ha messo mano chi, avendo dell'esistenza e della Storia un sentimento quotidiano e indistinto, vorrebbe liberarsi da ogni responsabilità precedente. Non mi richiamo all'abusata, declamatoria saggezza secondo la quale chi non sa giudicare il proprio passato è destinato a riviverlo: dico, semplicemente, che una così grande tragedia esige di non essere dimenticata in un tempo che, secondo l'analisi di uno storico apocalittico, si avvia a diventare 'una continua rincorsa tra l'informazione e la catastrofe'".
"Un grande salto generazionale, inedito nella sua irrevocabilità - ha detto ancora Zavoli -, sta infatti cancellando vita e morte di chi conobbe l'onta del secolo. Oggi il mondo ha una memoria che comincia al di qua di quell'immane peccato. Eppure abbiamo ancora tremendi motivi per dire che la memoria non è una sbiadita coscienza che ha già concluso il suo cammino, ma ciò che tiene in vita proprio quella coscienza; perché il ricordare - ha concluso il senatore Pd - nel senso che qui oggi intendiamo, è un dovere etico, e farne passare il significato di generazione in generazione è una pedagogia paterna, nutrita da un amore fatto di carne e spirito, che scorre lungo le vene di una filiale continuità, prima ancora che sulle pagine dettate dalla storia".
lunedì 26 gennaio 2009
Bassano: Udc non esclude ipotesi Pd
INTERVISTA. Luigi D’Agrò analizza la politica bassanese in vista anche del prossimo rinnovo del Consiglio comunaleUdc e alleanze. Ipotesi aperte a più soluzioni
di Chiara Bonan
«Il Pdl governa da solo, Lega e Udc sono all’opposizione. La realtà bassanese non è uniforme a quella regionale o provinciale»
(Fonte: Il Giornale di Vicenza, Lunedì 26 Gennaio 2009, pagina 23)
Ultimi mesi dell'Amministrazione Bizzotto, campagna elettorale in vista anche nel Bassanese per le amministrative di giugno. Luigi D'agrò traccia un bilancio dei 10 anni trascorsi e una panoramica dei possibili scenari futuri. «È più facile dare un giudizio che lavorare con la responsabilità di chi ha avuto il mandato per farlo, quindi non è tanto il caso di chiedersi come abbia operato questa Amministrazione ma interrogarsi su come trovare una squadra, delle risorse diverse, una novità che apra un nuovo ciclo. Sappiamo che i 10 anni di Bizzotto sono terminati, il giudizio, nel bene e nel male, è già patrimonio della storia, quindi è una nuova proposta che serve, piuttosto che il giudizio». Secondo lei c'è la concreta possibilità, a Bassano, di costituire una squadra nuova? «È vero che le élite culturali che sono alla base del cambiamento hanno difficoltà ad affermarsi in questa città. Credo sia necessario scompaginare un artefatto, quello che stabilisce singoli schemi di incompatibilità tra ambienti definiti di centro destra e centro sinistra. Credo che lo schema bipolare delle politiche nelle amministrative non debba avere un certificato di vita perpetua. Ci stanno le sperimentazioni, la capacità di trovare gente che ha voglia di fare pur non essendo stata in mostra, gente che ha deciso di dare pur non avendo mai avuto responsabilità di natura politico amministrativa. Lì bisogna cercare la novità, altrimenti la tradizione resisterà oltre misura, facendo prevalere in città il conservatorismo più che la tradizione». Ipotizza quindi delle alleanze “diverse”? «Qui ci sono delle alleanze che non sono tali, il Pdl governa da solo, la Lega e l'Udc sono all'opposizione, quindi la realtà non è uniforme né con la situazione nazionale né con quella regionale o provinciale. Se volessimo fare le cose per bene diremmo che a Bassano si è consumata un'anomalia, quindi perché non creare le fondamenta per dar vita ad un'anomalia nuova, che diventi cartina di tornasole per il futuro». Quali scenari o ipotesi di alleanza si prospettano secondo lei? «Le ipotesi si costruiscono. Nella mente delle persone esistono delle idee, realtà virtuali che han bisogno di trovare nel dibattito la possibilità di diventare fatto concreto. Se in politica, come nella vita, fosse sempre possibile realizzare ciò che piace, non avremmo bisogno di intermediari né di apparati. Ognuno, in qualche modo, si organizzerebbe per sé, mentre il bene comune ha bisogno di un dibattito che parta da un'idea. Il rischio, a volte, è quello di sedersi a dialogare senza sapere chi si è. È fondamentale la consapevolezza di sé: togliere il tornaconto, il vantaggio, per evitare che il confronto non sia libero e che diventi sopraffazione di sé nei confronti degli altri». Si sarà fatto un'idea del possibile scacchiere su cui si andrà a giocare… «Ho il mio pensiero, cercherò di farlo transitare nella logica di chi dovrà responsabilmente impegnarsi nella campagna elettorale. Non mi pare corretto riferirlo ora ai giornali, perché dev'essere frutto di elaborazione e confronto e non bisogna mettere in piazza ciò che è più prezioso nell'attività di partito, il progetto, prima che diventi tale. Il dato di riservatezza è dunque intuibile». Si sente di escludere un affratellamento con la Lega o in qualche modo ogni scenario è possibile? «In politica non dò nulla per scontato. Le alleanze a volte sono frutto di ripicche o di situazioni che vengono a determinarsi come salvagente o come ultima spiaggia. Però mi pare che questa prospettiva avrebbe bisogno di valenze culturali e progettuali che non possono partire dalla rinuncia di chi siamo». Quale sarà il ruolo del suo partito in questa “battaglia”? «Questo è il problema. Deve capire cosa intende per confronto e su quale schema vuole giocare: se uno schema centro destra e sinistra, allora è una collocazione e vuol dire entrare in una gabbia piuttosto che volare libero. Va da sé che la consistenza del partito è tale che nelle elezioni comunali dovrà far parte di un'alleanza. Difficile pensare di nuovo l'idea di andare da soli: dobbiamo tentare di mantenere una classe dirigente che ha fatto bene in consiglio comunale e in questo sta il punto più importante, salvaguardare queste capacità e valutare ogni passaggio che porta ad avere più adesione a questo progetto». Il suo ruolo? «Sono un iscritto all'Udc e come tale rimango». Poche parole: incertezza o distacco strategico? «La politica è un vestito che uno si ritrova addosso. Dopo averla fatta ai livelli in cui ho espresso la mia responsabilità, è difficile allontanarsi realmente da essa, ma ci sono stagioni in cui è opportuno pensarla piuttosto che farla. E qui sta la diversità tra chi ci deve essere per forza, per non pensare che la politica non valga, e chi invece ha ancora pensiero di politica perché lo ritiene l'habitat entro cui si affina il futuro e una scelta che serve alla gente».
POLITICA. Prove di dialogo fra democratici e centristi in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera
L’alleanza tra Pd e Udc? A Bassano il primo test
di Antonio Trentin
Stefano Cimatti potrebbe essere il candidato sindaco del cartello elettorale contro Pdl e Lega nord
(Fonte: Il Giornale di Vicenza, Lunedì 26 Gennaio 2009, pagina 14)
Troverà sponda nell’Udc la “chiamata” fatta in questi giorni dal segretario del Partito democratico del Veneto, Paolo Giaretta, in vista delle elezioni amministrative dei primi di giugno? «Alleanze programmatiche di buon governo con il Pd e l’Italia dei Valori»: questa l’offerta ai centristi da centrosinistra. «Gli elettori capirebbero queste alleanze, costruite attorno a candidati credibili e a progetti condivisi» dice Giaretta. E l’Udc?«Stiamo preparando nostre liste, pronti a correre per conto nostro - è la risposta del segretario regionale dei centristi, Antonio De Poli - e comunque pronti anche a eventuali valutazioni sulle alleanze». Si tratta di un’aperturina? Per il momento è difficile leggerla così, anche perché la vocazione alla sfida è, dentro le varie Udc locali, molto meno forte della preferita tendenza a rinnovare le alleanze di centrodestra. Lega Nord permettendo, però.Un laboratorio tutto particolare potrebbe essere Bassano, il più grande tra i Comuni che rinnoveranno le Amministrazioni. Lì l’Udc è minoranza, come lo è anche la Lega, sempre fierissima avversaria di Forza Italia-Alleanza nazionale, forse sue prossime coalizzate, se arriverà l’ordine da Milano di quietare la concorrenza a centrodestra. Lì il Pd potrebbe tentare di scompaginare gli schemi - ne parlano tutti nel mondo della politica provinciale - appoggiando un’iniziativa civica centrista, imperniata proprio sull’Udc. Nella propria assemblea provinciale, sabato scorso, l’Italia dei Valori ha trattato ufficialmente della cosa: «Il Pd bassanese - secondo il segretario Carlo Rizzotto, che è proprio di Bassano - ha già scelto l’Udc al posto nostro». Una tattica che sarebbe deficitaria in partenza. E infatti un’altra bassanese leader provinciale, Rosanna Filippin, la corregge così: «Ci mancherebbe altro che l’Italia dei Valori venisse esclusa da un’alleanza per cambiare l’Amministrazione di Bassano. Noi del Pd cerchiamo di mettere in piedi una seria e ampia alternativa alla coalizione uscente e alla Lega che oggi è opposizione e domani vedremo. Il che significa parlare anche con l’Udc». Continua a circolare il nome consueto per l’operazione-Comune: quello di Stefano Cimatti, consigliere comunale e ex-segretario provinciale dell’Udc. Intorno a una sua candidatura a sindaco, e in coalizione con uno schieramento centrista da lui promosso, si potrebbe schierare subito anche il Pd, per superare con chance adeguate il primo turno di voto e tentare il colpaccio nel secondo turno di ballottaggio. «Di sicuro non sarò un candidato sindaco per il Pd - spiega lui -. Poi, se ci saranno prospettive di alleanze ampie, le valuteremo». Attenzioni all’Udc potrebbero spuntare anche nelle altre città dove il Pd è maggioranza e nelle quali il centrodestra tenterà di rovesciare i rapporti. Tutti e quattro i sindaci democratici in carica (Luigi Dalla Via a Schio che forse affronterà un “primaria”, Alberto Neri a Valdagno, Stefano Fracasso a Arzignano e Maurizio Scalabrin a Montecchio) saranno riproposti per un bis in Comune: nessuna novità da questo punto di vista. Ma la Filippin, in linea con Giaretta, auspica che il ventaglio delle liste in appoggio sia il più vasto possibile.
domenica 25 gennaio 2009
Veltroni rende omaggio a Guido Rossa
«Le Br si sentivano di sinistra e in nome della classe operaia compivano il più velenoso attentato contro i lavoratori». Così il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha ricordato l'uccisione, trenta anni fa, dell'operaio e sindacalista dell'Italsider, Guido Rossa, che aveva segnalato alla vigilanza la presenza in fabbrica di fiancheggiatori dei terroristi. «Le Brigate Rosse uccisero un operaio - ha sottolineato Veltroni - non un delatore, come scrisse qualche giornale, ma un democratico vero, che credeva nelle leggi dello Stato e voleva tutelare la vita di altre persone. Coerente con le sue idee, Rossa si era schierato, aveva capito l'errore di chi diceva "né con lo Stato né con le Br" e aveva denunciato chi diffondeva materiale dei terroristi».Il segretario del Pd ha citato tante altre vittime del terrorismo, e si è chiesto, riferendosi all' uccisione di Aldo Moro, «se Moro e Berlinguer avessero potuto portare avanti il loro progetto quale Paese sarebbe diventata l'Italia». Sabina Rossa, figlia del sindacalista ucciso ed oggi deputato del Pd, ha ricordato come il padre fosse una persona «positiva, solida nelle sue convinzioni, coerente nella vita con i suoi ideali e con una grande ricchezza civile e morale». La parlamentare ha chiesto «alla politica di saper cogliere le inquietudini giovanili per evitare nuovi drammi, perchè trent'anni fa non ne fu capace».(Fonte: L'Unità, 24 gennaio 2009)
sabato 24 gennaio 2009
Pietro Ichino: Difendo la libertà
PIETRO ICHINO: NON E’ IN GIOCO SOLTANTO LA MIA LIBERTA’ DI PENSIERO, MA ANCHE LA LIBERTA’ DI PENSIERO E DI DIBATTITO DI TUTTA LA COMUNITA’ GIUSLAVORISTICA ITALIANASintesi della deposizione testimoniale di Pietro Ichino resa davanti alla Corte d’Assise di Milano il 23 gennaio 2003, nel procedimento contro i 17 membri delle “nuove Brigate Rosse”
L’allarme è incominciato con l’assassinio di Massimo D’Antona, nel maggio 1999: fino a quel momento tutti pensavamo che il terrorismo fosse finito. All’inizio di quell’estate la Digos mi contattò per darmi alcuni consigli per la mia sicurezza.
Alla fine di quell’anno il ministro dei Trasporti Bersani mi chiese di continuare il lavoro di D’Antona all’Enav, per cercare di ricondurre entro limiti di correttezza e ragionevolezza un sistema di relazioni sindacali che sembrava impazzito. Accettai quell’incarico con qualche preoccupazione per la mia sicurezza. Nei tre anni successivi confesso che ero un po’ preoccupato: al mattino, quando uscivo di casa, pensavo che quello poteva essere il luogo dove sarebbe avvenuta l’aggressione e mi pareva di vedere in anticipo la scena della mia morte. D’altra parte, rinunciare a a dire e scrivere quel che penso avrebbe significato subire l’intimidazione. Erano gli anni in cui collaboravo strettamente con Marco Biagi, che avevo chiamato a insegnare diritto comunitario del lavoro nel Master di cui ero Direttore e collaborava con me anche per la Rivista italiana di diritto del lavoro. Lui era ancora sotto scorta, prima che gliela togliessero. Mi ricordo che, parlando di questo pericolo, ci dicevamo che i nostri genitori e i nostri nonni erano stati chiamati a rischiare la vita su frontiere che meritavano assai di meno quel sacrificio: a noi toccava rischiarla su di una frontiera che lo meritava molto di più, quella del progresso civile, della difesa della Costituzione repubblicana, della libertà di pensiero e di parola.
Poi a lui la scorta venne tolta; e pochi mesi dopo venne ucciso sulla porta di casa. Il giorno dopo quell’assassinio, il 20 marzo 2002, venne immediatamente attivata la protezione per me. E da allora vivo sotto scorta.
Nel febbraio 2003 ci fu un’improvvisa intensificazione dell’allarme: un giorno per l’altro venni avvertito che avrei dovuto viaggiare sempre con un’auto blindata e un’altra auto al seguito, con cinque agenti; viaggiavamo sempre a sirene spiegate, mi accompagnavano anche in Università con le armi imbracciate. Poche settimane dopo capii meglio il perché, quando ci fu la sparatoria sul treno, nella quale venne ucciso Galesi e venne catturata Nadia Lioce: la polizia aveva notizia della preparazione di un attentato contro un giuslavorista particolarmente impegnato sul terreno delle riforme e aveva ragione di ritenere che potessi essere io il bersaglio.
Qualche tempo dopo quell’episodio la scorta è stata di nuovo ridotta a due soli agenti con una macchina. Fra il 2004 e il 2005 ho chiesto un paio di volte al Prefetto di Milano se non fosse il caso di revocare il dispositivo di protezione; e tutte le volte mi rispose che non era ancora il momento per farlo.
Nel giugno 2006, quando il Governo Prodi si era insediato da pochi giorni, il neo-ministro Tommaso Padoa Schioppa annunciò che sarebbero stati necessari alcuni tagli nella spesa pubblica. Poiché mi pareva che ormai il pericolo fosse cessato, colsi l’occasione per scrivergli una lettera, proponendogli di incominciare dal taglio della mia scorta. Nel settembre successivo, invece, il Prefetto mi convocò per dirmi che erano sopravvenuti motivi gravi, riguardanti specificamente me, per non abbassare la guardia. E nel febbraio 2007 capii quali erano quei motivi: fin dall’estate dell’anno prima era in corso un’indagine della Digos, dalla quale emergeva che un nuovo gruppo di terroristi aveva proprio me nel mirino: avevano fatto degli appostamenti e stavano preparando un’aggressione.
Così mi è toccato continuare a girare con la scorta, ad avere i due agenti alle costole anche in Università, davanti alla porta del mio studio, nell’aula in cui facevo lezione. Anche questa è una mortificazione, perché in qualche misura incide sul rapporto educativo tra me e i miei studenti; quei due agenti significano che, per le cose che insegno, che sostengo, che scrivo, c’è qualcuno che mi vorrebbe morto; qualcuno che considera quelle cose delittuose, addirittura mostruose: altrimenti perché le si considererebbero meritevoli della pena di morte? In qualche misura questa minaccia è rivolta, indirettamente, anche a loro, agli studenti: è come dire loro che stiano attenti, che non mi credano, che le mie idee sono pericolose come la peste.
Ma, soprattutto, quella minaccia è rivolta all’intera comunità dei giuslavoristi: è il loro dibattito che viene falsato, inquinato dall’intimidazione. Ne è leso nella sua libertà anche chi dissente dalle mie idee, perché non può esprimere il suo dissenso con la stessa serenità con cui lo farebbe in qualsiasi altro Paese civile, dove il dibattito è veramente libero.
(Fonte: www.pietroichino.it)
Nuove Br, Ichino insultato in aula: «Difendo la libertà»Non gli hanno risparmiato nemmeno gli ultimi insulti, quando è uscito dall'aula, dopo aver testimoniato. I parenti e gli amici dei presunti terroristi delle "Nuove Br" - sotto processo a Milano - lo hanno aspettato all'uscita e hanno inveito contro di lui.Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Pd, è rimasto sereno, lui che, per gli inquirenti, era proprio uno degli obiettivi del gruppo che si rifaceva alla "seconda posizione" delle Br.«Sono uno che dice cose per le quali rischia di essere fatto fuori e in questo processo, da parte civile, difendo la libertà di pensiero», ha spiegato il professore milanese di diritto del lavoro, testimoniando davanti ai giudici della prima Corte d'Assise.Prima che iniziasse a parlare, uno dei 17 imputati, tra i leader del Partito comunista politico-militare, Davide Bortolato, ha voluto rilasciare una dichiarazione spontanea: «Siamo contenti di averlo qui - ha detto con tono ironico - contenti che siano presenti come parti civili lui, lo Stato e i fascisti di Forza Nuova (una sede subì un attentato, ndr). Ciò dimostra che questo è un processo politico, dove sono rappresentati gli sfruttatori e chi lotta per i diritti dei lavoratori».Quando Bortolato ha proseguito dicendo «il qui presente Ichino si è fatto una carriera criminalizzando i lavoratori», il presidente della Corte, Luigi Cerqua, l'ha interrotto, mentre dalle gabbie partivano i primi insulti contro il professore e parenti e amici degli imputati applaudivano.Tornata la calma, Ichino ha raccontato i suoi «quasi 10 anni di vita in allarme», che vanno avanti tuttora, sotto scorta, anche dopo gli arresti del febbraio 2007. Nel '99, quando venne ucciso dalle Br di Nadia Desdemona Lioce il suo collega Massimo D'Antona, gli agenti in borghese cominciarono ad aggirarsi con discrezione alla Statale, dove Ichino insegna. «Il ministro Bersani mi chiese di assumere il posto che era di D'Antona all'Enav ed io lo feci consapevole dei rischi che corre chi si occupa di riformare il diritto del lavoro».Nel 2002 le Br ammazzarono anche Marco Biagi e al professore diedero la scorta. «Una vettura e due agenti che diventarono due vetture e cinque agenti, quando il prefetto mi telefonò per dirmi che c'erano elementi di maggior allarme». «Una situazione, quella del vivere sotto scorta, che, ha spiegato Ichino, anche la mia famiglia ha sempre sopportato». «Questo sacrificio - ha aggiunto - è dovuto all'intimidazione permanente, al dissenso armato, che minaccia l'intera comunità dei giuslavoristi italiani, cosa che all'estero non esiste e che da noi è una cappa di piombo, che limita la serenità del dibattito». Proprio mentre Ichino stava spiegando la sua decisione di costituirsi parte civile nel processo («Lo faccio, ha detto, perchè questa intimidazione pesa sull'intero Paese, dove chi tocca lo statuto, muore»), i mugugni di imputati e parenti si sono trasformati in grida: «Sei un massacratore di operai». Il presidente della Corte ha fatto allontanare dalle gabbie tutti gli imputati (Davide Bortolato, Claudio Latino, Alfredo Davanzo, Vincenzo Sisi e Massimiliano Toschi) e poi ha riammesso il solo Bruno Ghirardi, che non aveva detto nulla. Alla ripresa, le difese, e in particolare l'avvocato Sandro Clementi, hanno insistito nel chiedere a Ichino se avesse mai ravvisato elementi concreti d'allarme e il giuslavorista ha risposto: «Ho potuto leggere le conversazioni telefoniche tra gli imputati e ho avuto la conferma che un gruppo dotato di armi mi considerava un obiettivo». E ha concluso: «L'ultima conferma poi l'ho avuta stamattina». Oggi sono stati esaminati anche due degli imputati, Andrea Tonello e Davide Rotondi. Quest'ultimo ha spiegato di essere «stanco di sentire il termine terrorista». Solidarietà al giuslavoralista è arrivata da tutte le forze politiche. Se il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha dichiarato: «Desidero rivolgere la mia più intensa solidarietà per le inquietantiintimidazioni subite oggi a Milano, proprio nel luogo istituzionalmente preposto a garantire il rispetto della legalità a presidio della nostra democrazia», il vicepresidente del Senato Vannino Chiti (Pd) ha detto: «Rivolgo a Ichino la mia solidarietà per le vergognose minacce subite oggi da persone che, evidentemente, ignorano colpevolmente i concetti di dialogo, rispetto e tolleranza». Compatto il sindacato nella manifestazione di solidarietà al senatore. Il processo prosegue il 2 febbraio con i primi testi delle difese.
(Fonte: IlSole24Ore)
venerdì 23 gennaio 2009
Papa: "Internet è un dono per l'umanità"
"Se usate per favorire la comprensione e la solidarietà umana", la rete di Internet e le nuove tecnologie informatiche rappresentano "un vero dono per l'umanità". Lo afferma il Papa nel messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. "L'accessibilità di cellulari e computer, unita alla portata globale e alla capillarità di Internet, ha creato - rileva - una molteplicità di vie attraverso le quali è possibile inviare, in modo istantaneo, parole ed immagini ai più lontani ed isolati angoli del mondo: questa era chiaramente una possibilità impensabile per le precedenti generazioni. Molti benefici derivano da questa nuova cultura della comunicazione: le famiglie possono restare in contatto anche se divise da enormi distanze, gli studenti e i ricercatori hanno un accesso più facile e immediato ai documenti, alle fonti e alle scoperte scientifiche e possono, pertanto, lavorare in equipe da luoghi diversi; inoltre la natura interattiva dei nuovi media facilita forme più dinamiche di apprendimento e di comunicazione, che contribuiscono al progresso sociale".Internet sia a disposizione di tutti e non di pochi - Benedetto XVI chiede però che "i vantaggi" offerti dal mondo digitale "siano messi al servizio di tutti gli esseri umani e di tutte le comunità, soprattutto di chi è bisognoso e vulnerabile". A 82 anni compiuti, Joseph Ratzinger si colloca tra quanti ("noi adulti", scrive) "hanno dovuto imparare a capire ed apprezzare le opportunità" dell'informatica e in particolare di Internet, mentre i giovani più facilemnte "hanno colto l'enorme potenziale dei nuovi media nel favorire la connessione, la comunicazione e la comprensione tra individui e comunità e li utilizzano per comunicare con i propri amici, per incontrarne di nuovi, per creare comunità e reti, per cercare informazioni e notizie, per condividere le proprie idee e opinioni". Per Benedetto XVI, "è gratificante vedere l'emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. Queste reti possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali, consentendo loro di approfondire la comune umanità e il senso di corresponsabilità per il bene di tutti". E dunque, raccomanda Papa Ratzinger, "ci si deve preoccupare di far sì che il mondo digitale, in cui tali reti possono essere stabilite, sia un mondo veramente accessibile a tutti".
I giovani colonizzino la Rete - Nel messaggio il Papa teologo si rivolge in particolare "ai giovani cattolici, per esortarli a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede". "Carissimi - scrive ancora il Santo Padre - sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita". In proposito il testo ricorda che "nei primi tempi della Chiesa, gli Apostoli e i loro discepoli hanno portato la Buona Novella di Gesù nel mondo greco romano: come allora l'evangelizzazione, per essere fruttuosa, richiese l'attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani nell'intento di toccarne le menti e i cuori". Nello stesso modo, conclude Papa Ratzinger, "ora l'annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo".
Media on-line contribuiscano allo sviluppo di una Rete capace di rispettare la persona - "Coloro che operano nel settore della produzione e della diffusione di contenuti dei nuovi media non possono non sentirsi impegnati al rispetto della dignità e del valore della persona umana. Se le nuove tecnologie devono servire al bene dei singoli e della società, quanti ne usano - scrive Bendetto XVI - devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l'essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l'odio e l'intolleranza, svilisce la bellezza e l'intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi".
Internet non porti ad una superficialità nei rapporti - Benedetto XVI conclude invitando i giovani a cogliere le grandi opportunità offerte da Internet ma chiede a tutti di "essere attenti a non banalizzare il concetto e l'esperienza dell'amicizia". Il rischio non è solo quello di favorire "passeggere, superficiali relazioni" che porterebbero a svilire il valore dell'amicizia che il Pontefice considera "un grande bene umano che sarebbe svuotato del suo valore, se fosse considerato fine a se stesso: gli amici devono sostenersi e incoraggiarsi l'un l'altro nello sviluppare i loro doni e talenti e nel metterli al servizio della comunità umana". Soprattutto occorre evitare il rischio dell'alienazione: "quando, infatti, il desiderio di connessione virtuale diventa ossessivo, la conseguenza è che la persona si isola, interrompendo la reale interazione sociale. Ciò finisce per disturbare anche i modelli di riposo, di silenzio e di riflessione necessari per un sano sviluppo umano. Sarebbe triste - scrive nel messaggio - se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno, sul posto di lavoro, a scuola, nel tempo libero".
Il Papa ha la sua sezione video su YouTube - Proprio perché convinto dell'utilità e dell'importanza della Rete da mezzogiorno di oggi Papa Benedetto XVI è su Youtube, con una serie di videoclip messi a disposizione dai media vaticani. "Quello di oggi - si legge sul sito della Radio Vaticana - è un giorno che scrive una nuova pagina di storia per la Santa Sede".
(Fonte: Tiscali Notizie)
Bossi: Giusto dialogare con Pd
Roma, 23 gen. (Apcom) - Spiega di averglielo detto a Berlusconi: “Devi fare come me”. Umberto Bossi, leader della Lega, si gode il primo sì del Parlamento alla riforma federale, raccogliendo i frutti dell'impegno a far dialogare maggioranza e opposizione, e a Libero annuncia: il prossimo passo è il “federalismo demaniale”.“Stretto dalla realtà - spiega il Senatùr - ho deciso di chiamare il Pd al ministero, da me”. Lì, aggiunge, “abbiamo lavorato punto per punto. Io ti do questo, tu mi dai quello”. Certo, ammette, “all’inizio perdi un po’ di tempo, poi capisci che è giusto così. È stato molto importante lavorare con la sinistra. Senza il loro aiuto eravamo ancora bloccati in commissione”. Insomma, le riforme si fanno con il dialogo: è questo lo strumento che il premier deve usare se vuole portare a casa quella della giustizia. “Deve provarci. È vero che il federalismo è una cosa che i cittadini volevano a tutti i costi” ma “spero lo faccia. Senza andare alle calende greche, a un certo punto bisogna decidere, ma io ci proverei”.
Incassato il sì, toccherà poi al ministro dell’Economia fare la sua parte. Con una “nuova battaglia”, quella sul “federalismo demaniale”. Ovvero, spiega Bossi, “ridare ai comuni tutte le proprietà che lo Stato si è preso”. Quanto ai conti sul federalismo, Bossi nega di aver inviato una lettera a via XX settembre: “Balle. Tremonti è un amico, mica ho bisogno di scrivergli le lettere, io”. Il titolare dell'Economia, d’altronde, “ha detto che lo farà. Comunque noi seguiremo tutto con molta attenzione per evitare che sia smontato da un’altra parte”.
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