sabato 18 ottobre 2008

Enrico Letta: Sì alle preferenze

«I cittadini italiani vogliono scegliere chi mandare in Parlamento. Se Silvio Berlusconi insiste nella sua battaglia contro le preferenze andrà a sbattere contro un muro». Lo ha affermato Enrico a margine di un convegno indetto dalla fondazione Liberal sulla modifica del sistema di voto per il Parlamento europeo. «La partita che si sta giocando in Parlamento è un tornante vero della democrazia. Governo e maggioranza vogliono in sostanza riproporre ciò che è stato fatto con la legge elettorale nazionale che ha condotto a una involuzione del sistema politico italiano, fatto di soggetti politici deboli sovrastati da leadership forti.
Questo ci ha condotto allo svilimento e all'impoverimento della politica che registriamo quotidianamente anche nella debolezza del Parlamento. C'è una grande battaglia politica da fare non solo in Parlamento ma anche nel Paese. Siamo di fronte a una vicenda che può cambiare la democrazia: se perdiamo questa battaglia, perdiamo anche la possibilità di vincere la partita della legge elettorale nazionale. Ma per far questo - aggiunge - occorre sensibilizzare l'opinione pubblica, fare uscire questa vicenda dal circolo della classe politica e portarla nel Paese, tra i cittadini. Sono convinto che se Berlusconi ha l'intenzione di andare avanti a testa bassa va a sbattere contro un muro. L'effetto di una legge elettorale senza preferenze - ha concluso - è sotto gli occhi di tutti. Basta guardare il nostro Parlamento, nominato e non eletto, per cui un Parlamento drogato e privo di contrappesi. Non dico che ci siano pericoli per la democrazia, ma certo il nostro è un Parlamento che guarda solo in alto, è capace di prendere decisioni e si affida sempre e solo al leader che ti ha nominato e ti ha concesso di diventare deputato o senatore».
(Fonte: www.enricoletta.it)

venerdì 17 ottobre 2008

Più democratica elezione Miss Italia

Riformare la legge elettorale per le europee togliendo il voto di preferenza? "E' piu' democratica l'elezione di Miss Italia, il televoto degli spettatori e la giuria di esperti". E' di questo avviso l'esponente del Pd Francesco Rutelli, che partecipa all'evento organizzato da Liberal, presso il Centro Congressi Capranichetta, per lanciare una campagna in difesa del voto di preferenza alle prossime elezioni europee. "Non abbiamo piu' i collegi elettorali", ha spiegato Rutelli, "non vogliono piu' le preferenze, non c'e' una modalita' democratica per scegliere i candidati, sceglie solo uno chi debba essere eletto. E' molto piu' democratica l'elezione di Miss Italia".
(Fonte: La Repubblica)

Preferenze: Marini garante Pd

Franco Marini si fa garante dell'impegno del Partito democratico in difesa del voto di preferenza alle prossime elezioni europee e lo fa di fronte al leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Dopo aver ricordato il proprio impegno per la formazione di un governo che portasse a termine la riforma della legge elettorale, Franco Marini ha chiesto direttamente a Casini: "Hai ancora dubbi sulla concretezza dell'impegno del Partito democratico?"

giovedì 16 ottobre 2008

La Lega propone classi differenziate

(dal blog http://blog.brunotabacci.it/)
Cari amici del blog,
Ieri sera alla Camera ho assistito per un lungo tempo ad un dibattito angosciante su una mozione presentata dall’on. Cota della Lega Nord e sottoscritta da numerosi parlamentari della stessa Lega e del Pdl su una mozione relativa agli studenti stranieri nelle classi italiane (la mozione 1/00033; chi volesse la potrà leggere e trovare sul sito www.camera.it) che intende impegnare il Governo a formare classi cosiddette “ponte” per gli studenti extracomunitari nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. In pratica classi differenziate. Ho ascoltato tutta una serie di interventi in aula che mi hanno piuttosto disturbato per l’ipocrisia che grondavano. Fino al momento in cui non ho resistito ed ho chiesto di poter intervenire per poter almeno esprimere la mia posizione su questo tema. Riporto le mie parole qui di seguito e mi piacerebbe che si aprisse un dibattito anche tra gli amici del blog.

BRUNO TABACCI. "Signor Presidente, intervengo semplicemente per svolgere un'osservazione che credo sia più che legittima: poiché - mi rivolgo al collega Cota di cui ho grande stima - la sua mozione, in fondo, tende ad introdurre, attraverso le cosiddette classi ponte, delle classi differenziate, voglio ricordare a me stesso che, a metà degli anni Ottanta, quando ancora nel nostro Paese non vi erano gli immigrati, io ho condotto una battaglia, da presidente della regione, affinché i bambini handicappati fossero inseriti all'interno delle scuole statali normali (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori - Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Io mi onoro di questa battaglia e non vorrei che, parafrasando la Rupe Tarpea, qualcuno immaginasse che un bambino di colore è diverso da un bambino handicappato, e quelli erano bambini handicappati nostri! Sì - lo ripeto - questa è una battaglia di cui rivendico fino in fondo la dignità e l'impegno (Commenti del deputato Valentina Aprea) e lei, onorevole Aprea, è bene che stia tranquilla. È una battaglia giusta e seria e non faccio cenno ad alcun'altra cosa se non a questa, che rivendico in toto (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori)".

mercoledì 15 ottobre 2008

Rai: Donadi, fiduciosi in Pd-UdC

"Comprendiamo e siamo grati al Pd e all'Udc che, da mesi, con lealtà sostengono la candidatura di Leoluca Orlando alla Vigilanza Rai. E' evidente che più tempo passa più questa coerenza rappresenta una scelta impegnativa e posso comprendere che cedere alle inaccettabili richieste del Pdl può diventare un'opzione. Noi ci rimettiamo con fiducia e rispetto all'atteggiamento di Pd e Udc". Cosi' il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, ai giornalisti che chiedono se l'Idv invitato dal Pd a presentare un altro candidato, rinuncerebbe alla presidenza Orlando.

domenica 12 ottobre 2008

CRISI FINANZIARIA: ACLI, NON BASTANO RASSICURAZIONI GOVERNO A TRANQUILLIZZARE FAMIGLIE

Subito un piano di agevolazioni per chi ha difficoltà nel pagamento dei mutui. Coinvolgere le organizzazioni di rappresentanza nel controllo e nella riscrittura delle regole
Roma - Non bastano le rassicurazioni del governo a "tranquillizzare" le famiglie italiane esposte alle conseguenze della grave crisi finanziaria che sta attraversano l'Italia e l'Europa. E' quanto sostengono le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani in una nota elaborata dal proprio dipartimento welfare.«Già ora, infatti, - affermano le Acli - oltre ai danni sul patrimonio, le famiglie si trovano anche a subire la beffa delle rate dei mutui più salate e dei nuovi rincari per i beni di prima necessità». «Anche se la situazione è meno problematica di quella americana, bisogna evitare di commettere errori che potrebbero danneggiare le famiglie italiane già in difficoltà».Le Acli chiedono al governo di individuare «da subito» soluzioni che prevedano maggiore trasparenza dei mercati: «una sorta di ri-regulation capace di immettere fiducia nel sistema». Unitamente a un «piano di agevolazioni» per le famiglie che presentano difficoltà nei pagamenti del mutuo così da incidere da subito sulle cause della crisi.Sul lungo periodo, la preoccupazione delle Acli è quella di agire tempestivamente per «evitare che si verifichi di nuovo una situazione che metta in difficoltà gli ignari risparmiatori». Due le strade indicate: da una parte «l'educazione al consumo sobrio e responsabile» e la «formazione finanziaria delle persone». Secondo un'indagine della Banca d'Italia, infatti, soltanto il 47% delle famiglie italiane sa rispondere in modo corretto alle domande inerenti la cultura finanziaria. Un analfabetismo che colpisce in particolar modo gli anziani e le famiglie popolari.Dall'altra parte, scrivono le Acli, per arrivare a un sistema trasparente e in grado di tutelare e rispettare gli interessi delle famiglie, è necessario il «coinvolgimento delle organizzazioni di rappresentanza nel processo di riscrittura delle regole e di controllo». «Bisogna insomma evitare - conclude la nota - che a riscrivere le regole del gioco siano di nuovo coloro che fin qui ci hanno condotto».

venerdì 10 ottobre 2008

Grandi crac piccoli imbrogli

[Scelto per voi]
di LUIGI LA SPINA
È una consuetudine, per la verità non solo italiana, quella di nascondere dietro grandi progetti, nati da ottime intenzioni, piccoli imbrogli, nati da personali interessi. Tradizione rispettata anche nel decreto Alitalia, una legge che dovrebbe consentire il salvataggio della nostra compagnia di bandiera, ma che avrebbe potuto anche salvare dai guai giudiziari alcuni grandi manager italiani, da Tanzi, a Cragnotti, a Geronzi.Come al solito, è stata rispettata anche un’altra tradizione: quando viene svelato il trucco, la ricerca dei mandanti della poco onorevole operazione si perde nell’anonimato di piccoli peones parlamentari, subito scaricati da tutti e costretti a immolarsi, solitari e comodi capri espiatori, al ludibrio generale. Con i presunti beneficiari che si dichiarano ignari di tutto, i presunti sostenitori della maggioranza che si ritraggono indignati dal sospetto che si possa dubitare della loro superficialità e persino i presunti avversari dell’opposizione che proclamano non si possa non credere alla loro dabbenaggine.Veri, verosimili o fantasiosi i retroscena che si raccontano in queste ore sulla vicenda, sarebbe troppo cinico, ma soprattutto poco avveduto, l’atteggiamento di chi tende a circoscrivere la vicenda come uno dei tanti episodi di malcostume politico, una gaglioffa furbata che solo l’arroganza del potere poteva pensare passasse impunita. A tutti costoro, in buona o cattiva fede, manca completamente la sensibilità nell’avvertire i sentimenti che in questi giorni agitano il nostro Paese. Quando, di fronte alla gravissima crisi finanziaria mondiale, alla possibile incombente crisi economica, la credibilità e la fiducia dell’opinione pubblica in coloro che li governano è l’unica arma contro il dilagare di una incontrollata paura. Il vero pericolo di fronte al quale nulla varrebbero i provvedimenti che governi e autorità finanziarie di tutto il mondo hanno approvato.A questo proposito, bisogna dare atto a Casini che ha denunciato la questione in Parlamento e soprattutto a Tremonti di aver colto la gravità del segnale che la classe politica, tra complicità e indifferenza, stava mandando ai cittadini. Il ministro del Tesoro, con un drastico aut-aut che metteva in gioco la sua permanenza alla guida del dicastero, ha costretto alla frettolosa e vergognosa ritirata proponenti dichiarati e ispiratori occulti dell’emendamento truffaldino.La «ragion di Stato» e anche la responsabilità di tutti coloro che, in questi giorni, hanno il compito di informare l’opinione pubblica, giornalisti compresi, corrono su un binario assai stretto. Da una parte, occorre non drammatizzare una situazione che soprattutto e solo dal panico potrebbe essere compromessa, con conseguenze catastrofiche. Dall’altra, non nascondere con generiche promesse di assolute garanzie la gravità dei fatti avvenuti e di quelli che potrebbero avvenire. Anche perché la rapidità con cui le bugie sparse a piene mani, in queste ore, sono state svelate, può compromettere la credibilità di qualsiasi promessa o semplicemente previsione sul futuro avanzate da quegli stessi protagonisti della crisi.L’elenco delle false rassicurazioni, purtroppo, è lungo. Ci avevano detto che le difficoltà finanziarie avrebbero toccato solo le banche americane, spregiudicate e irresponsabili. Poi, che solo qualche banca europea poteva essere contagiata, ma che sicuramente tutte le banche italiane avevano una capitalizzazione largamente sufficiente a fronteggiare qualsiasi esigenza di liquidità. Infine, che l’economia reale, quella che non si regge sulle carte, ma sulle fabbriche e sulle merci, era al riparo, dietro solidi salvagenti. Tutti conforti verbali che si sono trasformati in inquietanti boomerang nell’opinione degli italiani.I banchieri non possono operare senza la fiducia. I governanti senza la credibilità delle loro parole. Se dietro alle parole vuote si nascondono, poi, piccole o grandi truffe, non possono lamentarsi di non riuscire a convincere gli italiani, anche quando avrebbero ragionevoli argomenti per riuscirci.
(Fonte: La Stamp, 10/10/2008)

mercoledì 8 ottobre 2008

Le ACLI comunicano

Elettori, non sudditi
La finanza senza regole e la crisi delle famiglie chiedono più politica. Ma non deleghe in bianco (da Aesse 10 2008)

In tempi di crisi economica, di fronte all’impoverimento di tante famiglie – in difficoltà ad arrivare a fine mese, a pagare i mutui per l’acquisto della casa o gli affitti e le bollette salite alle stelle – sembra un po’ strano parlare di legge elettorale. Si rischia di essere percepiti lontani dai problemi, appassionati di “politichese” piuttosto che attenti alla realtà che ci circonda. Lo sanno bene i partiti politici, che approfittando con realismo di questo disinteresse generale, stanno pensando di completare il memorabile “porcellum” di tre anni or sono con la riforma anche della legge elettorale per le Europee. E di apporre qualche modifica solo formale alla attuale legge elettorale, per evitare il referendum che, rinviato lo scorso anno, rimane una scadenza ineludibile per il mondo politico italiano. Eppure il tema non può essere passato sotto silenzio, perché da esso dipende in misura non secondaria il futuro del nostro Paese. Non è indifferente poter scegliere il proprio rappresentante in Parlamento tra due o più candidati, vagliandone la biografia, le capacità, le idee. Come potrebbe un cittadino diversamente sentirsi protagonista e non suddito? Il sistema delle liste bloccate che abbiamo conosciuto nelle ultime due tornate elettorali cancella la democrazia intesa come partecipazione, dando tutto il potere a una casta – le segreterie dei partiti o i leader, più o meno carismatici, di questa stagione – e sottraendolo al popolo. Qualcuno ricorda che analogo sistema esiste in molte altre democrazie, ma si dimentica delle differenze: si può accettare la lista chiusa solo dove vi siano vere primarie – regolamentate e sicure – oppure collegi uninominali piuttosto piccoli, tali da consentire ai cittadini di conoscere i candidati. «La democrazia è rimasta un sostantivo, non è diventata verbo: democratizzare», ci ha ricordato nelle scorse settimane il professor Belderrain, dell’Università argentina di La Plata. Via via negli anni abbiamo costruito un sistema efficiente per governare la complessità del mondo contemporaneo – adottando sistemi quasi sempre rigorosamente democratici nella forma – ma poco ci siamo preoccupati, in Italia come in gran parte degli Stati occidentali, di ampliare gli spazi dell’esercizio del potere da parte del popolo. Il sistema della delega, sicuramente necessario per semplificare le dinamiche dell’esercizio del potere, non può essere assolutizzato: al contrario, a ogni delega deve corrispondere un più convinto impegno verso la partecipazione, dal basso, di tutti i cittadini. Se questo non avviene, se ci si arrende alla logica del presunto efficientismo dei partiti, la politica si allontanerà ancor più dal cuore delle persone e, cosa più grave, non saprà rispondere alle attese di servizio al bene comune.La finanza senza regole, la speculazione dei monopolisti, la crisi dei sistemi di welfare richiedono più politica, intesa come democrazia, partecipazione e trasparenza. Non una delega in bianco.
Andrea Olivero

ITALIANI NEL MONDO: PROTESTE DALL'AMERICA LATINA CONTRO I TAGLI DEL GOVERNO IN FINANZIARIA
Meno 50 milioni rispetto al 2008. La protesta delle Acli da Brasile, Argentina e UruguaySan Paolo, 8 ottobre 2008 - Arriva dall'America Latina la protesta contro i tagli ai capitoli degli italiani all'estero previsti dalla finanziaria 2009: meno 50 milioni di euro contro gli 82 milioni stanziati per i nostri connazionali l'anno precedente.Da San Paolo in Brasile, ma anche dall'Argentina e dall'Uruguay, dove si stanno svolgendo i congressi nazionali delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, giunge la presa di posizione delle Acli che chiedono al Governo di «riportare il capitolo di bilancio destinato agli italiani all'estero allo stesso livello della passata finanziaria». «Non si possono illudere a parole i nostri connazionali nel mondo e poi nei fatti operare in senso contrario» denuncia il presidente delle Acli italiane delle Acli internazionali (Fai) Andrea Olivero.Per il responsabile della "Rete mondiale aclista", Michele Consiglio, «i tagli comporterebbero gravi e seri problemi per tutta la comunità degli italiani all'estero». Colpiti in particolare i corsi di lingua e cultura, l'assistenza e il funzionamento degli organi Comites e Cgie. «La lingua e la cultura - spiega Consiglio - rappresentano gli elementi fondamentali per alimentare l'identità italiana e promuovere l'Italia nel mondo attraverso i formifabili "ambasciatori popolari" che sono i nostri italiani presenti all'estero. «L'assistenza è un modo per essere vicino a quanti, soprattutto anziani, vivono all'estero in condizioni indigenti. L'indebolimento delle istituzione rappresentative, Comites e Cgie, ridurrebbe fortemente il coinvolgimento la partecipazione democratica dei nostri connazionali». «Non è questo il modo - concludono le Acli - di valorizzare l'esperienza e il patrimonio rappresentato dai nostri migranti».

IMMIGRAZIONE: LE ACLI CONTRO IL PERMESSO DI SOGGIORNO A PUNTI. "NON SI GIOCA CON LA VITA DELLE PERSONE
"Roma, 8 ottobre 2008 - Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani respingono come «offensiva della dignità degli immigrati» la proposta di introdurre con un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza il "permesso di soggiorno a punti" per i cittadini extracomunitari, alla stregua della patente di guida.«Non si gioca con la vita delle persone» afferma il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero. «Il permesso di soggiorno è uno strumento normativo che ratifica un diritto, non è un concorso a punti. La legislazione sull'immigrazione, così come quella penale, ha gli strumenti per revocare eventualmente questo titolo qualora se ne verifichino le condizioni. Tutto il resto è discriminatorio. Chi fa proposte di questo tipo si assume la responsabilità politica e morale di favorire quel clima pericoloso di "regressione culturale" di cui ha parlato autorevolmente il presidente della Conferenza episcopale».La perplessità delle Acli non riguarda solamente la boutade del permesso a punti. Il presidente Olivero raccoglie la denuncia di mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti, e rilancia: «Dobbiamo invertire la "tendenza al ribasso" nei confronti degli immigrati, caratterizzata dall'erosione degli standard umanitari e dell'introduzione di norme meramente restrittive o punitive». E al ministro dell'Interno Roberto Maroni, che oggi alla Camera ha voluto scongiurare il rischio razzismo invitando ad evitare allarmismi, il presidente delle Acli risponde: «Nessun allarmismo, ma neanche è possibile far finta di non vedere ciò che accade». «Soprattutto - concludono le Acli - si stenta davvero a riconoscere quali siano le politiche di integrazione "vere" e "reali" di cui parla oggi il ministro».

lunedì 6 ottobre 2008

Benedetto XVI: "Dare importanza ai veri valori"

Città del Vaticano, 6 ott. (Adnkronos) - Il crollo delle grandi banche sta dimostrando che i soldi non sono niente: la carriera, i soldi, il successo non possono dare senso alla vita. E' quanto ha spiegato questa mattina Benedetto XVI parlando a braccio all'apertura del Sinodo generale dei vescovi. ''Vediamo adesso - ha affermato Ratzinger con riferimento all'attuale crisi finanziaria - nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente, e tutte queste cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine''. Un principio che deve essere ricordato da chi ''costruisce solo sulle cose che sono visibili, come il successo, la carriera, i soldi''. ''Solo la parola di Dio - ha aggiunto - è una realtà solida''.

Elia: Addio ad un grande Popolare

Muore Leopoldo Elia, presidente emerito della Consulta
È deceduto domenica sera a Roma Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte Costituzionale. « Elia è stato un maestro del costituzionalismo italiano – è il cordoglio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano -, per cultura, esperienza vissuta nelle istituzioni, capacità di dialogo e fermezza di convinzioni». Nato a Fano il 4 novembre 1925, si era laureato il 25 novembre del 1947 in giurisprudenza, nell'Università di Roma, col massimo dei voti e la lode discutendo una tesi su "L'avvento del governo parlamentare in Francia". Funzionario dell'Ufficio Legislativo del Senato, è stato Segretario del Gruppo dei Parlamentari Italiani al Consiglio d'Europa ed all'Assemblea Comune CECA, e ha successivamente svolto funzioni direttive nel Segretariato dell'Assemblea, incaricato di formulare una costituzione per l'Europa. Libero docente di diritto costituzionale, all'unanimità, nel 1959, ha poi vinto il consenso alla cattedra nella stessa disciplina nel 1962. Ha insegnato, per incarico, istituzioni di diritto pubblico nella facoltà di economia e commercio dell'Università di Urbino (sede di Ancona) dal 1960 al 1963; e, come professore di ruolo, diritto costituzionale nella facoltà di giurisprudenza dell'Università di Ferrara nell'anno accademico 1962-1963, dell'Università di Torino dal 1963 al 1970 e dell'Università "La Sapienza" di Roma dal 1970 al 1997, tranne che nei periodi in cui è stato posto in aspettativa quale giudice costituzionale e per mandato parlamentare. Vice Presidente del Consiglio Superiore dell'Istituto Universitario Europeo di Firenze. Il 30 aprile del 1976 è stato eletto giudice della Corte Costituzionale dal Parlamento in seduta comune. Il 21 settembre del 1981 è stato eletto Presidente della Corte Costituzionale e tale è rimasto fino alla scadenza della carica di giudice costituzionale (7 maggio 1985). In questa circostanza i colleghi gli hanno conferito il titolo di Presidente emerito della Corte costituzionale. Nell'anno accademico 1985-86 ha ripreso l'insegnamento di diritto costituzionale nella Facoltà di giurisprudenza dell'Università "La Sapienza". Direttore della rivista "Giurisprudenza costituzionale" dal 1968 al 1976, ne ha riassunto la direzione nel 1986. È stato altresì condirettore della sezione "Diritto pubblico" dell'Enciclopedia del diritto. Il 14 giugno del 1987 è stato eletto senatore, per il Collegio Roma VIII, per la X legislatura è stato Ministro per le riforme elettorali ed istituzionali nel Governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi. Il 27 marzo 1994 è stato eletto deputato, nelle liste del Partito Popolare italiano, nella circoscrizione di Lazio 2, per la XII legislatura. Il 21 aprile del 1996 è stato eletto senatore, per il collegio di Milano 5, per la XIII legislatura. In quest'ultima legislatura è stato presidente del gruppo senatoriale del PPI.

ELIA: CASINI, modello per chi si riconosce in Italia moderata
(ANSA) - ROMA, 6 OTT - 'Leopoldo Elia non e' stato solo un grande giurista, un profondo conoscitore e convinto difensore della Costituzione. E' stato anche un maestro, un modello per tutti coloro che si riconoscono in un'Italia moderata, onesta, competente, appassionata. Lo ricordo con commozione per la sua signorilita', la straordinaria competenza, la versatilita' della sua passione civile e politica, sempre al servizio dell'Italia'. Lo afferma Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc.

ELIA: BINDI, HA TESTIMONIATO LEGAME TRA CATTOLICI E DEMOCRAZIA
(AGI) - Roma, 6 ott. - “Leopoldo Elia ha testimoniato con grande rigore e forza intellettuale, il legame profondo tra i cattolici italiani e la democrazia”. A dichiararlo e’ stata la vicepresidente della Camera Rosy Bindi. Elia, ha sottolineato in una nota, “ha coniugato l’amore per il diritto e la ricerca scientifica con una grande passione civile. Con il suo impegno politico e culturale, accompagnato da una limpida tensione morale e un vigile senso del limite, e’ stato un servitore dell’Italia e della Costituzione al pari di altri indimenticabili maestri da Giuseppe Dossetti a Vittorio Bachelet a Pietro Scoppola a Nino Andreatta”.
“In questi anni difficili nei quali si e’attentato alla integrita’ della Costituzione ci e’ sempre stato vicino e come una sentinella ci metteva in guardia dai rischi e dai pericoli che stava correndo la nostra democrazia”, ha ricordato, “avremmo avuto ancora tanto bisogno di lui. Il suo insegnamento, i suoi scritti, il ricordo della sua testimonianza saranno una luce nel nostro cammino ancora cosi’ difficile e pieno di insidie”. (AGI)

Morte Elia, Castagnetti: è stato un grande giurista e un grande cattolico-democratico
"Leopoldo Elia è stato un grande maestro del diritto costituzionale oltrechè un instancabile difensore e nondimeno innovatore della democrazia italiana.Insieme a Nino Andreatta e a Pietro Scoppola ha rappresentato un punto di riferimento ineludibile per diverse generazioni di giovani cattolici impegnati sul terreno della politica. Quando si parla del pensiero cattolico–democratico ci si riferisce, oggi e sicuramente anche in futuro, a ciò che hanno prodotto sul piano culturale uomini come loro. Un pensiero rigoroso di piena fedeltà al Vangelo e alla Costituzione, che ha dimostrato la possibilità e l’opportunità per la politica di tale incontro virtuoso.Leopoldo Elia oltrechè giurista insigne è stato uomo politico e ministro di particolare raffinatezza, mite e profondo, rispettoso del pensiero altrui e fermissimo difensore del proprio. Maestro vero, ha cresciuto tantissimi discepoli preoccupandosi sempre di rendere lieve il peso della sua straordinaria ricchezza scientifica e umana. Aveva da ultimo accettato, con la consueta generosità, nonostante fosse pienamente consapevole dell’implacabile progresso della sua malattia, di presiedere il comitato scientifico della nuova fondazione “Persona, Comunità, Democrazia”. Anche di ciò noi amici che come lui proveniamo dalla tradizione cattolico–popolare, vogliamo dirgli grazie"

ELIA: IANNACCONE (MPA), DA LUI INSEGNAMENTO ONESTA’ E MITEZZA
(AGI) - Roma, 6 ott. - “Leopoldo Elia e’ stato un grande costituzionalista che ha saputo dare, con la sua vita, un insegnamento di onesta’ e di mitezza a tutta la classe politica del nostro Paese, quella di ieri e quella di oggi”. Lo ha dichiarato Arturo Iannaccone, parlamentare dell’Mpa, in una nota.
“Insigne giurista, stimato per la sua ostinazione nel difendere la Carta Costituzionale e per l’alto senso delle istituzioni, Elia e’ stato un testimone autentico di quegli insegnamenti evangelici che ha saputo coniugare con gli alti ruoli istituzionali da Lui svolti al servizio del Paese”, ha sottolineato.
Lo scomparso presidente emerito della Corte costituzionale, ha aggiunto, “e’ stato un punto di riferimento insostituibile per tante generazioni di cattolici impegnati nella vita pubblica. Esprimiamo alla famiglia i sentimenti del nostro piu’ profondo cordoglio per la sua scomparsa”. (AGI)

ELIA: QUAGLIARIELLO, ERA AVVERSARIO CON CONCEZIONE LIMPIDA
(AGI) - Roma, 6 ott. - “Ricordo Leopoldo Elia come un avversario che aveva una concezione diversa dello sviluppo del percorso costituzionale, ma l’ha sempre illustrata in maniera limpida. Alla famiglia e al suo partito va il mio sincero cordoglio”. Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato. Cosi’ Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori Pdl, ricorda Leopoldo Elia. (AGI)

ELIA: FINOCCHIARO, ERA DIFENSORE DELLA COSTITUZIONE
(AGI) - Roma, 6 ott - “Esprimo profondo e commosso cordoglio, anche a nome delle senatrici e dei senatori del Pd, per la morte del Presidente emerito Leopoldo Elia. Credo che il modo migliore di ricordarlo sia parlare di lui come ‘difensore della Costituzione’, come lui stesso amava definirsi. Gli saremo per sempre grati per il suo impegno a tutela della nostra Carta fondamentale e dei diritti di tutti”. Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. “Leopoldo Elia e’ stato - sottolinea Anna Finocchiaro - oltre che un grandissimo costituzionalista, anche un uomo politico schierato con sensibilita’, rigore e dedizione in difesa della nostra Carta fondamentale, come architrave della vita politica, sociale economica del nostro Paese. Credo che il suo impegno e il suo lavoro siano quanto mai attuali e per noi saranno, per sempre, una guida”.(AGI)

ELIA: IL CORDOGLIO DELL’ASSOCIAZIONE EX PARLAMENTARI
(AGI) - Roma, 6 ott. - L’Associazione degli ex parlamentari ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa di Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte costituzionale. “La sua morte”, ha dichiarato il presidente dell’Associazione, Franco Coccia, “costituisce una grave perdita per il nostro Paese. Il senatore Elia e’ stato un illustre giurista impegnato nella difesa della nostra Costituzione e dello stato di diritto”.
In particolare la nostra associazione, ha sottolineato, “perde con lui un valoroso componente che si e’ speso con rara generosita’ per le nostre iniziative impegnandosi piu’ volte come relatore nei convegni e nei seminari dando cosi’ un alto contributo di dottrina e di impegno politico e istituzionale”. (AGI)

ELIA: BERTINOTTI, HA RESO VIVA LEZIONE COSTITUZIONE
(AGI) - Roma, 6 ott. - L’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti, appresa la notizia della scomparsa del professor Leopoldo Elia, ha inviato alla famiglia una telegramma di cordoglio. Questo il testo del messaggio.
“Ho appreso con sincera commozione la notizia della scomparsa del professor Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte Costituzionale”, si legge, “studioso e intellettuale che ha contribuito a rendere viva la lezione della Costituzione repubblicana, ne ha interpretato, in tutto il suo percorso intellettuale, il senso piu’ profondo e ne ha messo in luce l’attualita’ in un confronto lucido e appassionato con la realta’ del Paese”.
Elia, ha ricordato Bertinotti, era un “cattolico che ha saputo esprimere una lezione di laicita’” e un “democratico che ha saputo vedere nelle lotte e nei diritti degli ultimi il fondamento dell’ordinamento della Repubblica”. Ora, ha concluso, “manchera’ all’Italia la sua testimonianza. Mi piacerebbe che molti, per rendergli omaggio, rileggessero le parole da lui pronunciate in occasione del sessantesimo anniversario della Costituzione italiana. In questo difficile momento, giungano a voi tutti i sentimenti del mio piu’ profondo cordoglio e della mia piu’ sincera ed affettuosa vicinanza”. (AGI)

ELIA: MAURO (LEGA), BRILLANTE STUDIOSO VITA POLITICA ITALIANA
(AGI) - Roma, 6 ott. - “Con la scomparsa di Leopoldo Elia se ne va anche un fine costituzionalista e uno dei piu’ brillanti studiosi della vita politica del nostro paese”. Cosi’ la vicepresidente del Senato, Rosi Mauro sulla morte avvenuta oggi di uno dei piu’ insigni maestri del diritto costituzionale. “Fervente cattolico - sottolinea la vicepresidente del Senato - Leopoldo Elia ha espresso nel migliore dei modi la sintesi politica dei moderati in Parlamento. I suoi studi sulla istituzione della politica saranno punto di riferimento per tutti coloro che sapranno trarre i fondamenti per un nuovo percorso costituzionale e per un dialogo costruttivo sulle riforme”. (AGI)

Elia: Soro, "uomo della Costituzione, sua opera dettata da straordinaria passione civile".
Dichiarazione on. Antonello Soro, presidente deputati Pd "La scomparsa di Leopoldo Elia colpisce e rattrista. Con lui perdiamo una delle figure più eminenti del costituzionalismo italiano. Presidente emerito della Corte, studioso e maestro di diritto, Elia è stato un punto di riferimento per diverse generazioni di giuristi. La sua opera, i suoi studi, la sua dottrina non sono rimasti confinati nella fredda e asettica dimensione della teoria ma hanno assunto pregnanza e significato proprio grazie alla straordinaria passione civile che ha caratterizzato la sua opera.Leopoldo Elia è stato un uomo della Costituzione nel senso più pieno e completo. Proprio la sua passione civile ha messo al centro del suo impegno quello che è stato definito “patriottismo costituzionale”, e cioè la difesa dello spirito costituente come premessa e nutrimento delle convivenza civile e della democrazia.Leopoldo Elia è stato un intellettuale di primissimo piano che ha messo la sua intelligenza e la sua dottrina al servizio della politica con grande generosità e umiltà. Dopo l’intensa stagione alla Corte, culminata con la presidenza e caratterizzata da un importante e originale elaborazione giuridica tradotta in fondamentali sentenze che lo videro protagonista, Elia accettò la chiamata all’impegno parlamentare. Ricoprì ruoli di primissimo piano, nella Dc, nel Ppi e infine con la Margherita. E’ stato presidente del gruppo parlamentare del Senato e ministro. Ma questi incarichi, quegli onori, non li ha mai cercati, così come ha sempre rifuggito la ribalta del protagonismo, l’esibizione, il potere per il potere. In questo suo stile semplice e sobrio, fatto di ironia e mitezza, dobbiamo leggere la traccia profonda dell’insegnamento cristiano, compreso quello che convoca all’impegno politico come servizio, come esercizio di carità e assunzione di responsabilità verso gli altri. Questa delicatezza, che a tratti poteva essere scambiata per timidezza, non gli impediva di essere determinatissimo, coraggioso e intransigente quando vedeva messi a rischio i valori in cui credeva. Così lo ricordiamo appassionato e strenuo difensore della democrazia e delle istituzioni parlamentari, fino all’ultimo, pronto a denunciare le degenerazioni e le derive stravolgenti l’equilibrio tra poteri che rischiano di alterare in una direzione non democratica l’impianto costituzionale.Ricordo la sua recente commemorazione di Aldo Moro per il gruppo parlamentare del Pd, nel maggio scorso. Ricordo il suo discorso intenso e commosso, le sue parole dedicate a quello che era il suo maestro, non solo per quello che riguardava la politica. E rintraccio ora, in quella commozione forse un presagio, ma anche la consapevolezza di una fedeltà condivisa al cattolicesimo democratico. In cammino nella storia, con la fede e la libertà dei figli di Dio."

SINISCALCHI (CSM), Leopoldo Elia: Un grande paladino della Costituzione e della democrazia repubblicana
Roma – Vincenzo Siniscalchi, avvocato, più volte deputato dell'Ulivo ed attualmente vice-Presidente della V Commissione sugli incarichi direttive e semidirettivi del CSM: "A Leopoldo Elia dobbiamo momenti di tenuta ferma dei valori della legalità e di una politica fatta di sincero sentimento democratico e tesa sempre a costruire una dimensione di riforme limpide per gli assetti ordinamentali. Ne ricorderemo sempre anche la grande probità ed il tratto semplice del suo essere un grande esponente della cultura giuridica".

ELIA: NENCINI, INTERPRETE FEDELE DELLA COSTITUZIONE
(AGI) - Firenze, 6 ott. - Il Consiglio regionale della Toscana si unisce al cordoglio per la scomparsa di Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte Costituzionale. Il presidente Riccardo Nencini, interpreta a nome di tutta l'Assemblea toscana, il senso della "perdita di una tra le piu' alte figure delle nostre istituzioni", e manifesta "la piu' sentita vicinanza alla famiglia". "Proprio mentre si celebra il sessantesimo anniversario della Costituzione italiana - dichiara Riccardo Nencini - perdiamo uno degli interpreti piu' fedeli, lineari e autorevoli della nostra Carta costituzionale, che Leopoldo Elia seppe difendere con impegno e lucidita'. Un uomo di rara qualita' morale e dirittura democratica, come ho potuto constatare anche personalmente negli anni delle comuni frequentazioni delle aule parlamentari". (AGI)

Scompare Leopoldo Elia, padre del costituzionalismo
ROMA - “Le Marche oggi perdono uno dei figli più illustri che hanno contribuito a scrivere le pagine più importanti della storia italiana”: con queste parole il presidente Gian Mario Spacca esprime profondo cordoglio per la morte del professore fanese Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte Costituzionale, deceduto ieri mattina, domenica 5 ottobre, a Roma all'età di 83 anni. “Elia" aggiunge Spacca "è stato una personalità di grande rilievo politico e culturale che si è battuta con fermezza a difesa dei fondamentali principi e valori del costituzionalismo. A nome della comunità marchigiana, terra a cui è sempre rimasto legato, esprimo la più sentita commozione per la perdita di un grande maestro che ha prestato il suo prezioso contributo per lo sviluppo democratico del paese”.

ELIA: FOLLINI (PD), GRAVE PERDITA PER “PARTITO COSTITUZIONE”
(AGI) - Roma, 6 ott. - Il senatore del Pd Marco Follini ha ricordato con commozione lo scomparso presidente emerito della Corte costituzionale Leopoldo Elia. “La scomparsa di Leopoldo Elia e’ una grave perdita per il grande ‘Partito Costituzionalista’ del nostro Paese”, ha dichiarato in una nota, “quel ‘Partito’ che per decenni ha assicurato all’Italia coesione, senso di giustizia e rispetto della legge”. (AGI)

ELIA: VELTRONI, CON LUI SE NE VA UOMO DELLA COSTITUZIONE
(AGI) - Roma, 6 ott. - “Con Leopoldo Elia la democrazia italiana perde un uomo di grandissimo livello intellettuale, morale e politico”. Cosi’ il leader del Pd, Walter Veltroni ricorda Leopoldo Elia. “Elia - sottolinea Veltroni - nella sua lunga vita pubblica si e’ diviso tra gli studi giuridici e costituzionali e l’impegno civile, dagli anni della collaborazione con Aldo Moro a quelli della Corte Costituzionale, di cui e’ stato presidente per un quinquennio fondamentale. Elia per chiunque di noi l’abbia conosciuto, era un uomo di straordinaria intelligenza e insieme gentilezza, che anche in Parlamento e negli anni del governo Ciampi, aveva condotto battaglie importanti. Sulle sue analisi, sui suoi giudizi abbiamo sempre potuto contare e la sua stella polare e’ sempre stata una sola: la Costituzione. Anche i suoi studi piu’ recenti erano tutti mirati alla difesa dei principi della Carta con uno sguardo speciale alle questioni delicatissime del rapporto e dell’equilibrio tra i poteri. Era un appassionato della Costituzione ma non un semplice ‘conservatore’ della Costituzione, il suo rovello era la ricerca di un equilibrio di pesi e contrappesi volti a garantire una democrazia efficiente e insieme aperta”.

ELIA: CICCHITTO, SCOMPARE UNA FIGURA DI GRANDE GIURISTA
(AGI) - Roma, 6 ott. - Il presidente Fabrizio Cicchitto, anche a nome del gruppo parlamentare del PDL, unendosi al dolore della famiglia, esprime profondo cordoglio per la scomparsa del Presidente emerito della Corte Costituzionale, Leopoldo Elia. “Con Leopoldo Elia scompare - afferma - una figura di grande giurista, apprezzato per la sua dottrina”. (AGI)

mercoledì 1 ottobre 2008

Governo battuto alla Camera

Il governo è stato battuto per 4 voti, a causa delle assenze nei banchi del Centrodestra alla Camera, su un emendamento al disegno di legge collegato alla manovra economica. A passare è stata una proposta del Pd in materia di giustizia civile che preclude il ricorso in Cassazione contro una sentenza di appello che confermi quella di primo grado. L'emendamento è passato con 239 sì e 235 no nonostante il no del governo. Su 90 deputati del Pdl che non erano in Aula, solo 44 sono in missione: 46 erano assenti ingiustificati.

Convegno Liberal: il dialogo secondo Bersani, Tabacci e Pisanu

“Il dialogo e il conflitto nella Seconda Repubblica sono stati i temi al centro del dibattito che ha aperto oggi a Siena la quinta edizione delle Giornate internazionali del pensiero storico organizzate dalla Fondazione Liberal presieduta da Ferdinando Adornato”. Lo comunica una nota di Liberal. “Il ministro dell'economia del governo ombra Pier Luigi Bersani, il senatore di Forza Italia Giuseppe Pisanu e il deputato dell'Udc Bruno Tabacci hanno affrontato l'argomento nel corso di una tavola rotonda, moderata dal giornalista Stefano Folli, al termine della quale tutti hanno convenuto sulla necessità di un ritorno a un maggior dialogo fra le diverse forze politiche. Ad aprire il dibattito è stato Tabacci che è subito entrato nel cuore della questione spiegando: ‘C’è una distonia tra il bene comune e una certa parcellizzazione degli interessi privati, si tratta di un messaggio devastante che manda spesso la politica. C’è stata una particolare attenzione al concetto di patria e nazione nel passaggio della prima alla seconda repubblica in un momento in cui questo rischiava di entrare in crisi’. Bersani invece ha messo in evidenza il bisogno di ‘lasciar da parte una visione corporativa e localista della politica, a favore di un maggiore slancio riformista necessario a superare le divisioni e gli scontri’”.
“Secondo Bersani, poi, la fase attuale può definirsi come di ‘estenuante ed eterna transizione dove c’è chi ha giocato la carta del populismo, mentre il Pd si candida a diventare un grande partito popolare capace di connettere la sinistra liberale con quella radicale’. ‘Nella seconda repubblica un bipolarismo imperfetto fa emergere un conflitto senza ideologie che spegne il dialogo politico - ha poi detto Pisanu - forse anche perché questo bipolarismo non interpreta in modo perfetto il pluralismo politico italiano. Come dimostra l'assenza dal Parlamento della sinistra estrema, così come di una destra radicale. Il risultato è che oggi si è persa l'inclinazione al dialogo che era ben presente negli anni della Prima Repubblica, quando Partito comunista e Democrazia cristiana avevano spesso un comune sentire su questioni di importanza nazionale”.

lunedì 29 settembre 2008

ITALIANI NEL MONDO: DAL 3 ALL'11 OTTOBRE I CONGRESSI DELLE ACLI IN ARGENTINA, BRASILE E URUGUAY

Parte domani la delegazione dall'Italia. Michele Consiglio, responsabile della Rete mondiale aclista: «Da emigranti a cittadini del mondo»Roma, 29 settembre - Ottobre mese di congressi per gli italiani in America Latina. In meno di 10 giorni, dal 3 all'11 ottobre, si riuniranno infatti le assemblee congressuali delle Acli in Argentina, Brasile ed Uruguay, per eleggere i nuovi rappresentanti e rilanciare l'impegno associativo.«La stagione congressuale è occasione per tutte le Acli, ovunque nel mondo, per interrogare l'efficacia della propria azione di cristiani impegnati e rilanciare la propria iniziativa e la propria vocazione all'internazionalità». E' quanto afferma Michele Consiglio, vicepresidente nazionale delle Acli e responsabile della "Rete mondiale aclista", che domani partirà appositamente dall'Italia con una delegazione che vedrà nei prossimi giorni in America Latina anche il presidente nazionale Andrea Olivero - nonché presidente della Federazione Acli Internazionali (Fai) - e il presidente dell'Enaip Maurizio Drezzadore. In partenza dall'Italia anche Francesco Martinelli per il Patronato Acli e Giacomo Morandini per l'Ipsia, la ong promossa dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani. Il primo appuntamento è a Montevideo, per il Congresso delle Acli uruguayane, venerdì 3 ottobre. Il giorno prima sarà preceduto da un seminario sulla cooperazione italo-uruguayana in campo sociale, formativo e accademico. Il secondo appuntamento congressuale è a San Paolo, in Brasile, lunedì 6 ottobre. Infine il congresso delle Acli argentine, a Buenos Aires, sabato 11 ottobre. Illustra gli obiettivi della nuova stagione per le Acli in America Latina Michele Consiglio:«Ridefinire la nostra mission in relazione alle nuove domande sociali emergenti e al cambiamento intercorso nella composizione delle comunità italiane all'estero. Qualificare la nostra presenza come soggetto educativo, di tutela e promozione dei diritti. Rafforzare le reti sociali e istituzionali per promuovere lo sviluppo locale in ogni Paese. Rigenerare il tessuto associativo a partire dai gruppi dirigenti».«Dobbiamo sviluppare un associazionismo di promozione sociale - conclude Consiglio - non più soltanto espressione di italiani e migranti, ma di cittadini del mondo, tessendo reti per globalizzare la solidarietà».
(Comunicato stampa Acli)
ITALIANI NEL MONDO - INTERROGAZIONE BOBBA NARDUCCI(PD/ESTERO) E PEZZOTTA (UDC) SU STANZIAMENTI PER COOPERAZIONE E LOTTA ALLA POVERTA'"
Gli onorevoli Luigi Bobba (Vicepresidente della Commissione lavoro), Franco Narducci (Vice presidente della Commissione esteri e presidente dell'UNAIE), Savino Pezzotta (membro della Commissione Attività produttive) hanno presentato un' interrogazione al Ministro dell'Economia e delle finanze e al Ministro degli Affari esteri poiché preoccupati per i tagli degli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo e gli Aiuti ai Paesi poveri di oltre la metà delle risorse allocate lo scorso anno così come previsti nella legge Finanziaria 2009. I parlamentari hanno espresso preoccupazione in quanto “una simile riduzione agli stanziamenti porterebbe la percentuale del PIL destinata alla lotta alla povertà al livello dello 0,1% quando, come noto, il nostro Paese ha formalmente assunto impegni vincolanti con la comunità internazionale per stanziare entro il 2010 lo 0,51% quale tappa intermedia per raggiungere lo 0,7% previsto per il 2015, quale realizzazione degli Obiettivi del Millennio a cui tutti i membri delle Nazioni Unite devono tendere”. Nell’interrogazione gli onorevoli Bobba, Narducci e Pezzotta chiedono ai ministri dell’Economia e degli Esteri “se ritengano, così come sottolineato dal Sottosegretario Scotti, ricollocare i fondi, recuperati dall'Italia con il rientro del debito argentino, per finanziare l'impegno preso con i Paesi in via sviluppo”;“se intendano garantire che gli stanziamenti per la cooperazione e la lotta alla povertà siano adeguati agli impegni solennemente assunti a livello internazionale dando un segnale positivo e di responsabilità sociale, in particolare a partire dal 2009, anno del G8 italiano” e “se gli stessi ministri, in un'ottica di etica e di responsabilità sociale, non intendano valutare l’interesse nazionale nel sistema mutevole di relazioni internazionali, non solo rifinanziando il fondo per la cooperazione internazionale, ma anche prevedendo una riforma della legislazione esistente”. (29/09/2008-ITL/ITNET)

Pezzotta al corso su Dottrina Sociale Chiesa
Savona. L’ex segretario della Cisl Savino Pezzotta e il gesuita padre Bartolomeo Sorge sono tra i due nomi più noti che daranno vita al primo corso diocesano sulla Dottrina sociale della chiesa, organizzato dall’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, che inizierà venerdì 31 ottobre. I sei incontri in programma, che si concluderanno nel mese di marzo del prossimo anno, si svolgeranno a Savona presso l’Aula magna del Seminario vescovile, in via Ponzone, a partire dalle ore 20.45. Moderatore sarà il dottor Giancarlo Torello.
Il 31 ottobre, dunque, alla presenza del vescovo Vittorio Lupi, monsignor Paolo Tarchi, direttore nazionale dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro, interverrà sul tema: “Missione della chiesa e Dottrina sociale”. Nell’incontro successivo, venerdì 28 novembre, il sociologo Luca Diotallevi proporrà una riflessione su “I valori fondamentali della vita sociale: la verità, la libertà, la giustizia”.
Tema del terzo incontro, previsto venerdì 16 gennaio 2009, a cura del dottor Maurizio Pallante, sarà “La decrescita felice”, mentre l’onorevole Savino Pezzotta venerdì 30 gennaio interverrà su “Il lavoro umano: la dignità del lavoro. Le res novae del mondo del lavoro”. Venerdì 20 febbraio il teologo e liturgista Andrea Grillo proporrà una riflessione sul tema: “La famiglia, cellula vitale della società: la famiglia protagonista della vita sociale; la società al servizio della famiglia”. Nell’incontro conclusivo, previsto venerdì 13 marzo, padre Bartolomeo Sorge parlerà di “Dottrina sociale e azione ecclesiale. Per una civiltà dell’amore”.
Utile strumento per poter conoscere ed apprezzare la Dottrina sociale della chiesa è il suo Compendio. A tale testo, spiegano gli organizzatori dell’iniziativa, “si farà continuo riferimento. Pensiamo, infatti, che sia un importante mezzo per il discernimento morale e pastorale, guida dei comportamenti, sussidio di insegnamento morale sociale. Il Compendio, quindi, si propone di promuovere un nuovo impegno per rispondere alle esigenze del nostro tempo e per valorizzare i laici nella vocazione all’evangelizzazione del sociale, nella dimensione quindi secolare”.

mercoledì 24 settembre 2008

LAVORO: ACLI, COLMARE DEFICIT RAPPRESENTANZA

Giovani precari, immigrati, lavoratori a bassa qualifica: intere fasce di popolazione a rischio marginalità sociale e politica
Roma, 24 settembre 2008 - Un «nuovo progetto di rappresentanza» per quella fascia di lavoratori e di popolazione «sempre più a rischio di marginalità sociale»: giovani precari, uomini e donne a bassa qualifica professionale, immigrati. E' questo l'ambizioso programma delle Acli per i prossimi anni, come è stato presentato questa mattina, nel corso di un seminario a Roma sul lavoro e l'identità sociale, dal presidente nazionale delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani Andrea Olivero e dal nuovo responsabile del dipartimento lavoro Maurizio Drezzadore.
«Per molti ceti popolari - ha spiegato Drezzadore - prima ancora della tutela manca oggi la rappresentanza e l'accompagnamento dentro i meandri della nuova e competitiva società dei lavori. Nell'era della globalizzazione e delle grandi trasformazioni, le fasce lavoratrici meno qualificate sono quelle più esposte ai rischi di marginalità sociale. Il lavoro, perdendo progressivamente senso e peso sociale, non contribuisce più a creare le forti identità collettive che hanno segnato la storia degli ultimi due secoli».
«Per questo motivo - ha aggiunto Dreazzadore - il compito delle Acli per i prossimi anni non potrà non essere quello di rappresentare i ceti popolari e quella parte del mondo del lavoro che oggi fatica a stare al passo con i cambiamenti, e per questo è meno protetto e resta ai margini della società e della stessa democrazia». Non è un caso - sottolineano le Acli - se il tasso più alto di "antipolitica" (22%, secondo l'ultima ricerca Iref) cioè di passività, lontananza e rifiuto della politica e della partecipazione democratica, si registra proprio nei ceti popolari a basso reddito. «Senza fornire adeguate tutele e rappresentanze a questo pezzo del mondo del lavoro e a questi ceti popolari - ha concluso Dreazzadore - si rischia di creare profonde e insanabili fratture nel tessuto sociale e democratico del nostro Paese».

IMMIGRAZIONE: ACLI, GOVERNO INSENSIBILE ALLE PAROLE DI BAGNASCO

Olivero: «Misure ingiuste e controproducenti, favoriscono clandestinità e insicurezza»
Roma, 23 settembre 2008 - «Stupisce davvero come neppure più la Chiesa sembra venire ascoltata da questo Governo sul tema dell'immigrazione». Il presidente nazionale delle Acli interviene con un giudizio severo sui contenuti dei decreti legislativi approvati questa mattina dal Consiglio dei ministri riguardanti i ricongiungimenti familiari e le procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato. «Proprio ieri - commenta Andrea Olivero - il cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale, aveva chiesto "risposte positive" per un'integrazione sociale "equilibrata" a partire dalle domande di ricongiungimento familiare. Il Governo invece - insensibile a questi richiami così come alle tragiche vicende dei giorni scorsi a Milano, piuttosto che a Castelvolturno - risponde con un inasprimento assolutamente ingiustificato dei requisiti per ottenere il ricongiungimento degli immigrati regolari con i propri familiari. E persino per quanto riguarda i rifugiati, si predispone un inasprimento delle misure nei confronti dei richiedenti, quando ancora manca in Italia, unico paese in Europa, una legge che regoli seriamente il diritto d'asilo».
«Il peggio - continua il presidente delle Acli - è che queste misure restrittive non sono solo ingiuste, ma controproducenti. L'inasprimento delle procedure per l'entrata o la permanenza regolare nel nostro Paese non fa altro che aumentare il tasso di immigrazione clandestina, aggiungendo ai nuovi arrivi - che sono tutt'altro che cessati, al contrario di quanto profetizzava in primavera il Governo - le situazioni di ritorno alla clandestinità causate dalla lentezza burocratica. La vicenda del decreto flussi, in questo senso, è un esempio fin troppo lampante».
«Ma soprattutto - conclude Olivero - ostacolare il ricongiungimento familiare significa boicottare lo strumento principale di integrazione sociale degli stranieri in Italia, con tutte le conseguenze che ciò comporta sul piano della dignità delle persone, del futuro delle cosiddette seconde generazioni e della stessa sicurezza dei cittadini».

venerdì 12 settembre 2008

Indagine Acli: economia e sicurezza

Il clima sociale del paese dall'indagine Acli presentata a Perugia
- ECONOMIA: CONDIZIONE “PEGGIORATA” PER 6 ITALIANI SU DIECI
- SICUREZZA: UN ITALIANO SU 2 NON SI FIDA DELLA “GENTE”

Perugia, 12 settembre 2008 – In tre anni, dal 2005 al 2008, il popolo della quarta settimana è cresciuto del 14%. E' uno dei dati più eloquenti del clima di incertezza sociale ed economica del Paese emersi dall'indagine esplorativa presentata dalle Acli oggi a Perugia, nel corso della seconda giornata del convegno nazionale di studi, dedicata al tema della destra e della sinistra “dopo le ideologie”, tra “nuove paure e nuove povertà”.

Il 45% degli italiani dichiara di aver avuto difficoltà nell’ultimo anno nell’acquisto di beni o servizi di prima necessità (qualche volta, 35%, spesso, 10%). Lo stesso dato, registrato nel 2005 dall'Iref, l'istituto di ricerca delle Acli, si fermava al 31%. Rispetto a 5 anni fa sentono peggiorata la loro condizione economica il 61% dei cittadini (soprattutto pensionati, operai, artigiani e piccoli esercenti). Solo il 6% del campione (1500 individui rappresentativi della popolazione italiana, intervistati dall’Iref nel mese di luglio) ha risposto indicando un miglioramento. Il futuro incerto e carico di rischi “deprime” 6 italiani su 10, che dicono di ritenere “inutile fare progetti impegnativi per sé e per la propria famiglia”. Si sentono appartenenti al ceto medio il 51% degli intervistati, al ceto popolare il 39%, alla classe dirigente il 4%.

IL CETO MEDIO DIVENTA INSICURO
Ma se c’è un ceto medio che può dirsi “sicuro”, secondo la definizione dell’Istituto di ricerca delle Acli (il 33%, 1 italiano su 3) – perché non dichiara problemi nell’acquisto di beni e servizi di base e percepisce come stabile la propria condizione economica – esiste anche un “ceto medio impoverito” che sente fortemente peggiorata la propria condizione (79%), più di quanto non l’avvertano gli stessi appartenenti al ceto popolare (74%)

LAVORO: LA PRIMA PREOCCUPAZIONE DEGLI ITALIANI E’ IL REDDITO
La prima preoccupazione circa il lavoro è legata al reddito. Il fatto di non riuscire a guadagnare abbastanza per arrivare alla fine del mese è il primo pensiero per il 42% degli intervistati. La precarietà è l’incubo per il 36% degli italiani: il 20% preoccupati di non riuscire ad ottenere un impiego continuativo e sicuro, il 16% con la paura di perdere il lavoro

SICUREZZA: UN ITALIANO SU 2 NON SI FIDA DELLA “GENTE”
Con l’incertezza economica e sociale cresce il clima di sfiducia e di insicurezza anche nelle relazioni quotidiane e personali. Sul lavoro la fiducia nei colleghi sopravanza la diffidenza di pochi decimi di punto (40,2% contro 39,6%, mentre il 20,2% degli intervistati è indeciso). Ci si fida (molto o abbastanza) dei parenti (85%), dei vicini (74%), ma per il resto si vive sul chi va là, se a stento 1 italiano 2 (50,5%) due dichiara di nutrire fiducia nei confronti della “gente” in generale. Nei confronti degli immigrati che vivono nel proprio quartiere il grado di fiducia, com’era prevedibile, è ancora più basso (36%).

CRIMINALITA’: AGGRESSIONI E FURTI IN CASA LE PAURE PIU’ SENTITE
Il livello di preoccupazione circa i rischi connessi alla criminalità è alto. Gli italiani temono di subire furti in casa (molto + abbastanza, 62%), di essere aggrediti da un malvivente sconosciuto (62%), di rimanere vittima di scippi e borseggi (61%). Solo nel caso delle truffe il valore dei molto/abbastanza preoccupati scende sotto la soglia del 60% (55). Solo il 3% degli intervistati, tuttavia, mostra fiducia nella difesa autorganizzata dei cittadini, come ad esempio le ronde. Gli italiani chiedono senz’altro pene più severe contro la criminalità e il pugno di ferro delle forze dell’ordine (46%), ma si dicono anche consapevoli (44%) che è necessario anche agire sulle cause e spingono le persone a delinquere.

Indagine Acli: il partito post-ideologico

POLITICA: ACLI, IL “PARTITO” POST-IDEOLOGICO AL 46%
Le aree socio-politiche disegnate dall'istituto di ricerca delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani: la destra, la sinistra e l'antipolitica

Perugia, 12 settembre 2008 – Per loro, in politica, le convinzioni ideologiche non contano ormai nulla: contano solo i risultati ottenuti dai governi. Lavoro, uguaglianza, sicurezza, identità: le parole della politica non sono né di destra né di sinistra. Alle ultime elezioni hanno votato prevalentemente per il centro-destra, ma potrebbero votare indistintamente un uomo di sinistra, se fosse capace di risolvere i problemi del Paese, e se fosse onesto. Pragmatici, non rinunciano però al momento del voto ad affermare le proprie convinzioni personali, i valori in cui credono.

Sono gli elettori del “partito” post-ideologico secondo le Acli, che hanno presentato questa mattina a Perugia, nella seconda giornata del loro convegno di studi, i risultati di un'indagine esplorativa realizzata dall'Iref su “La destra e la sinistra nel tempo dell'antipolitica”. L'istituto di ricerca delle Acli ha sondato un campione rappresentativo di 1500 individui per coglierne sentimenti, atteggiamenti e comportamenti nei confronti della società, della politica e delle tradizionali categorie di destra e di sinistra. Provando a disegnare un quadro dello spazio politico italiano diviso in quattro grandi aree in base alle opinioni, gli orientamenti politici e le condizioni sociali degli intervistati. Il gruppo più consistente è quello definito “post-ideologico”, che comprende la maggioranza relativa degli intervistati – 46% – e mostra appunto una visione della politica che si colloca al di fuori dello schema destra-sinistra, eppure ugualmente distante dagli atteggianti di antipolitica che caratterizzano un'altra porzione abbondante del campione (22%). Per gli italiani post-ideologici – tutt’altro che disinformati sulle questioni politiche (il 70% segue il dibattito pubblico, con uno scarto di +10% rispetto al campione) – le soluzioni per i problemi dell'Italia potrebbe trovarsi più facilmente nel dialogo tra maggioranza e opposizione. E' in questo gruppo che si colloca la maggioranza dei cattolici praticanti (53%).

Ma le culture politiche tradizionali non sono del tutto scomparse dallo spazio politico italiano. Un terzo dei cittadini (32%) si radica infatti in due aree molto schierate dal punto di vista ideologico, manifestando orientamenti di destra (17%) e di sinistra (15%) antitetici. Lo zoccolo duro della sinistra italiana è formato da persone che hanno votato in maggioranza il PD, assecondando in qualche modo la sfida veltroniana della vocazione maggioritaria, ma sostenendo anche con una dote cospicua di voti la sinistra Arcobaleno. Le convinzioni ideologiche contano eccome per questi “elettori”, che ritengono l'aggancio ai valori un elemento determinante ai fini delle proprie determinazioni politiche (+9% rispetto al campione). A differenza dell'area post-ideologica, però, la dimensione etica rimane saldamente nell'alveo di una grande narrazione collettiva. Le parole d'ordine della politica continuano a funzionare: uguaglianza, solidarietà, pace, lavoro e partecipazione sono invariabilmente di sinistra, come del resto tutto il lessico politico, appannaggio completo della propria “parte”. Il sentimento prevalente di questi cittadini “schierati” è in questo momento la rabbia (+22% rispetto al campione) nei confronti della politica. Le ultime elezioni sono state una vera iattura (+50% rispetto al dato medio). Ma tutto ciò non fa venir meno le attitudini all'impegno politico e alla partecipazione che più di ogni altre caratterizzano questo raggruppamento della popolazione italiana. Dall'altra sponda, a destra, uguale passione e coinvolgimento rispetto alle questioni politiche, ma con uno spirito comprensibilmente opposto visto il felice esito elettorale: speranza e fiducia sono infatti i sentimenti prevalenti in questi cittadini che si dichiarano orgogliosamente di destra, hanno votato in massa il PDL e hanno la sicurezza al primo posto tra le parole e i valori rappresentativi della loro parte. Non stupisce da questo punto di vista l’atteggiamento di particolare chiusura negli confronti degli stranieri visti come una minaccia per l’ordine pubblico (+9% rispetto la campione) o comunque una fonte di disturbo (+10%).

Rimane l’area della cosiddetta “antipolitica”, che occupa attualmente secondo la ricerca delle Acli il 22% dello spazio politico. Sono cittadini che rispetto alle tradizionali categorie di destra, di centro e di sinistra, rifiutano assolutamente di definirsi. Non si sentono vicini a nessuna forza politica. In maggioranza non hanno votato alle ultime elezioni politiche. Non hanno fiducia nelle istituzioni e rispetto ai problemi del paese pensano che sia “tutto inutile”, perché la casta dei politici non sarà mai in grado di fare qualcosa. Un atteggiamento di totale rifiuto e disaffezione nei confronti della politica, della quale infatti non parlano mai.

Sintesi convegno Acli a Perugia

DESTRA E SINISTRA: PER 1 ITALIANO SU 2 "NON CONTANO ORMAI NULLA"

“Contano solo i risultati”. Le parole della politica perdono il legame con le origini: il federalismo? È di destra; l’uguaglianza resiste a sinistra. I sentimenti nei confronti della politica: rabbia, sconforto, disgusto, ma anche speranza. Il voto secondo i valori: al primo posto la famiglia

Perugia, 11 settembre 2008 – Arrabbiati, sconfortati, ma non senza speranza. A pochi mesi dal voto che ha sconvolto gli assetti politici tradizionali – con la scomparsa dal parlamento di sigle e partiti storici e l’insediamento di un governo “forte” – le Acli sondano i sentimenti degli italiani nei confronti della politica con un’indagine di cui anticipano oggi alcuni risultati.
L’occasione è l’apertura del tradizionale appuntamento nazionale di studi dell’Associazione – a Perugia, da oggi fino al 13 settembre – dedicato alla crisi dei contenitori tradizionali della politica e al futuro della democrazia. “Destra e sinistra dopo le ideologie. Democrazia rappresentativa e democrazia d’opinione” è il titolo del Convegno giunto alla sua 41° edizione. L’indagine esplorativa – i cui risultati complessivi verranno presentati domani – è stata realizzata nel mese di luglio dall’Iref, l’Istituto di ricerca delle Acli, su un campione di 1500 individui rappresentativi della popolazione italiana per sesso, età e ripartizione geografica.

I SENTIMENTI: RABBIA, SCONFORTO, MA ANCHE SPERANZA
Al primo posto negli umori degli italiani c’è la rabbia nei confronti della “casta” (32%). Nel tempo dell’antipolitica prevalgono i sentimenti negativi, lo sconforto (29%) e persino il disgusto (25%). Ma il quadro non è del tutto nero. E’ alta la percentuale di chi nutre ancora speranza nei confronti della politica (30%). Una speranza non accompagnata da altrettanta fiducia (15%), ma che è il segno comunque di un’aspettativa alta nei confronti di chi oggi governa il Paese. Pochi gli “appassionati” (5%) e pochi anche i nostalgici (6%). Più diffuse l’indifferenza (14%) e la noia (12%). Per un italiano su 4 è “tutto inutile”: la casta dei politici non risolverà mai i problemi dell’Italia.

6 SU 10 SI TENGONO INFORMATI, MA IL 56% NON UTILIZZA MAI IL WEB
Passando dai sentimenti ai comportamenti, il 18% degli intervistati dichiara di non interessarsi di politica, perché crede che siano i politici di professione a doversene occupare. Il 16% esprime un rifiuto netto, mentre 6 italiani su 10 dichiarano di tenersi comunque informati sulle vicende politiche. L’83% segue quotidianamente i telegiornali, il 35% legge i quotidiani tutti i giorni o quasi (esclusi quelli sportivi). Il 56% dichiara di non utilizzare mai Internet come strumento di informazione.

DI POLITICA SI PARLA IN FAMIGLIA (38%)
Chi “parla” di politica lo fa soprattutto in famiglia (38%) oppure al lavoro (15%). E se solo il 5% si sente “politicamente impegnato”, il 22% dichiara di aver fatto discussioni con amici, parenti e conoscenti nell’ultimo anno per convincerli a votare un candidato. Le altre forme di partecipazione più praticate sono la segnalazione alle autorità competenti di questioni e problemi riguardanti il proprio quartiere o la propria città (14%), oppure la firma di petizioni per questioni sociali o politiche e l’adesione ad una proposta di referendum (13%).

IL FEDERALISMO? E’ DI DESTRA
Le parole tradizionali della politica – lavoro, libertà, pace… – perdono la loro connotazione originaria. Non sono cioè – per la maggior parte degli italiani – “né di destra né di sinistra”. I consueti vocabolari e armamentari retorici appaiono sempre più insufficienti. La parola più marcata ideologicamente è “federalismo”, che è “di destra” per il 55% degli italiani. A destra anche la sicurezza (40%) e l’identità (32%) – con uno scarto ampio rispetto alla sinistra (+29 e +14) – la famiglia (31%) e la legalità (29%). Dall’altra parte, uguaglianza (38%), solidarietà (33%) e partecipazione (31%) rimangono le parole che caratterizzano di più la sinistra. La semplificazione del quadro politico seguita alle ultime elezioni è stata “salutare” per il 40% degli intervistati, mentre per il 30% si è trattato di un impoverimento del pluralismo politico.

CONTANO SOLO I RISULTATI: 56%
La pregiudiziale ideologica non funziona più al momento del voto. Solo il 17% degli intervistati non voterebbe mai un politico perché “di destra”, il 15% direbbe no se fosse “di sinistra”. 6 italiani su 10 voterebbero indistintamente a destra o sinistra se il politico fosse “capace di risolvere i problemi del Paese” e “onesto”. Gli stessi contenitori politici tengono sempre meno: il 32% degli intervistati non si sente rappresentato da nessuna tra le definizioni politiche vigenti (sinistra, centro, destra, centro-sinistra, centro-destra). Le convinzioni ideologiche non contano ormai nulla per più di un italiano su due (56%), perché contano solamente i risultati ottenuti dai governi.

IL VOTO SECONDO I VALORI: LA FAMIGLIA AL PRIMO POSTO (81%)
Eppure non è solo al pragmatismo che guardano gli italiani. Tra il post-ideologico e l'antipolitica, la partita dei valori rimane aperta al momento del voto. Gli italiani infatti dichiarano di scegliere in base alle proprie convinzioni personali – "i valori in cui credo" – per il 38%. Il 30% valuta il programma politico più efficace e concreto, mentre solo il 10% dichiara di subire il fascino dei leader carismatici e comunicativi. E quali sono questi valori in cui credono gli italiani? Al primo posto, indiscutibilmente, la famiglia (81%), quindi il lavoro sicuro (33%), l’amicizia (15%), la fede religiosa (15%), l’autonomia e la libertà individuale (11%).

NAPOLITANO: ACLI, "IDEOLOGIE SUPERATE, DEMOCRAZIA RESTA VALORE IRRINUNCIABILE"
«Le ideologie sono superate, ma la democrazia rimane un valore irrinunciabile». Il presidente delle Acli Andrea Olivero interviene a commento delle parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano pronunciate ad Helsinki, in Finlandia, sulla "piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutti nei principi e nei valori della Costituzione"Il presidente delle Acli, che proprio domani inaugureranno a Perugia una 3 giorni di studi dedicata alla "Destra e sinistra dopo le ideologie", prende spunto dalle polemiche di questi giorni per le celebrazioni del 65° anniversario dell'8 settembre: «Il superamento delle ideologie e delle retoriche di destra e di sinistra è un processo non solo auspicabile ma inevitabile. Ma se l'approccio ideologico è insufficiente, non significa che tutto è uguale e tutto è indifferente. Rimane sempre da difendere e coltivare una democrazia dei valori condivisi sui quali è costruita la nostra Costituzione».

lunedì 1 settembre 2008

Politica al tempo dell'antipolitica

A Perugia dall'11 al 13 settembre il 41° Incontro nazionale di studi delle Acli
"DESTRA E SINISTRA DOPO LE IDEOLOGIE"
Apre il ministro dell'Economia Giulio Tremonti

A meno di 6 mesi dalle ultime elezioni, caratterizzate dalla radicale semplificazione del quadro politico italiano e dalla scomparsa dal Parlamento di alcuni partiti storici, le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani si interrogano sul futuro della politica e della democrazia. "Destra e sinistra dopo le ideologie" è infatti il titolo del 41° Incontro nazionale di Studi delle Acli che si svolgerà quest'anno a Perugia dall'11 al 13 settembre.Cosa vogliono dire ancora destra e sinistra dopo il tramonto delle ideologie e alla luce anche delle recenti vicende elettorali? Hanno ancora un senso, usciti dal Novecento, queste parole e queste tradizioni? Quali nuove prospettive di significato possono offrire? Se lo domandano le Acli partendo dalla percezione diffusa che antichi equilibri siano diventati instabili, che sia aumentata l'onda di oscillazione e la fluidità tra i cittadini-elettori, e che pertanto le tradizionali categorie del pensiero politico abbiano bisogno di una verifica pubblica e di una ridefinizione non faziosa e non autoreferenziale. In quest'ottica l'Iref, l'istituto di ricerca delle Acli ha predisposto un'indagine esplorativa su "Politica al tempo dell'antipolitca" che verrà presentata al Convegno.La prima giornata del convegno di studi - giovedì 11 settembre - ospiterà l'intervento ministro dell'Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, che prendendo spunto dal suo ultimo libro, ragionerà di "paura e speranza dopo le ideologie".
Insieme con il ministro, gli storici Andrea Riccardi e Marco Revelli - autore di un recente volume "Sinistra Destra, l'identità smarrita" . Previsti ancora il sottosegretario al Lavoro, la Salute e le Politiche sociali Eugenia Roccella, su vita, famiglia e ideologia; quindi mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo ausiliare di Milano.
Ma sono davvero finite le ideologie? E' questo il quesito che aprirà la seconda giornata di studi - venerdì 12 settembre - con gli interventi di
Mario Capanna, Marcello Veneziani, Salvatore Natoli, Pier Paolo Baretta. E poi ancora ancora: "Democrazia e globalizzazione tra nuove povertà, nuove paure e nuove opportunità". Con gli interventi, tra gli altri, di Enrico Letta, Stefano Zamagni, Lugino Bruni, Maurizio Ambrosini e Sandro Calvani.Infine la giornata di sabato 13 settembre, dedicata al rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia d'opinione.

*Nella foto il Presidente delle Acli, Andrea Olivero